Reggio,  incidente stradale sul Viale Calabria
CRONACA

Nel pomeriggio, in un altro incidente coinvolto bimbo di soli 3 anni

Reggio, incidente stradale sul Viale Calabria


Reggio Calabria. Spettacolare incidente quello che si è registrato alcuni istanti fa sul viale Calabria, all’altezza dell’aula bunker. Due le auto coinvolte nello scontro frontale: una Fiat Punto e una Ford Fiesta, andate quasi completamente distrutte.
L’impatto non ha avuto per fortuna gravi conseguenze per i conducenti, attualmente sotto osservazione presso il Pronto Soccorso degli Ospedali Riuniti, dove sono stati immediatamente trasportati dai sanitari del 118 intervenuti sul luogo del sinistro. Si tratta di un 33enne, C.F. conducente della Fiat e un 29enne, L.P. alla guida della Ford. Uno dei due sarebbe in stato confusionale, ma fuori pericolo.
Sul posto per chiarire l’esatta dinamica dell’accaduto, sono giunte due pattuglie della Polizia municipale. Si è reso necessario anche l’intervento di una squadra di Vigili del Fuoco.
Solo nel pomeriggio, gli agenti diretti dal Comandante Domenico Crupi erano intervenuti nella centralissima via Osanna, per quello che in un primo momento sembrava fosse un altro incidente dalle gravi conseguenze. Vittima, un bimbo di soli 3 anni che passeggiava tenuto per mano dalla madre, sul marciapiede. All’improvviso l’impatto tra una vettura (una Fiat Panda), condotta da una 24enne e uno scooter alla cui guida si trovava un uomo di 42 anni.
A seguito dell’impatto, la donna ha perso il controllo dell’auto andando a sbattere contro un’altra vettura in sosta, la cui parte posteriore ha colpito improvvisamente il piccolo provocandogli una ferita alla fronte. Ricoverato sotto osservazione al reparto di Pediadria dell’Ospedale cittadino, ne avrà per 5 giorni.


LUCIA LAFACE



22-01-2014 20:48

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Gioia Tauro (Reggio Calabria). È in corso dalle prime ore di questa mattina, l'esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Reggio Calabria, su richiesta di questa procura distrettuale antimafia, nei confronti di 12 affiliati alla cosca Piromalli di Gioia Tauro, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni, truffa ed altri reati aggravati dalle finalità mafiose. L'intervento, che segue a meno di un mese il fermo di 33 persone organiche al sodalizio di Gioia Tauro emesso da questa procura della repubblica, ha previsto il contestuale sequestro preventivo di beni per un valore di circa 50 milioni di euro, tra cui il noto consorzio CO.P.A.M. di Varapodio (rc) costituito da oltre 40 aziende e cooperative agricole operanti nella piana di Gioia Tauro, nella Sicilia Orientale e nel Basso Lazio. I provvedimenti, eseguiti dal raggruppamento operativo speciale, si collocano nel quadro di un'articolata manovra investigativa avviata in direzione dei vertici della ndrangheta reggina, già concretizzatasi: il 15.07.2016, con l’esecuzione dell’o.c.c. in carcere nei confronti 8 indagati per associazione di tipo mafioso e scambio elettorale politico mafioso, nel cui ambito, oltre ad accertare l’operatività di una struttura direttiva occulta della ‘ndrangheta, veniva riscontrato il funzionamento di un organo collegiale denominato “santa” ideato dai vertici delle cosche De Stefano e Piromalli (operazione Mammasantissima); il 15.11.2016 ed il 19.11.2016, con l’esecuzione di misure cautelari nei confronti di 53 affiliati alla cosca Condello, indagati per associazione di tipo mafioso, estorsione, intestazione fittizia di beni ed altri delitti, tutti aggravati dal metodo mafioso (operazione Sansone); il 19.01.2017, con l’esecuzione di un provvedimento di fermo nei confronti 35 soggetti, contigui alla cosca Piromalli responsabili dei reati associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione per delinquere, turbata libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture, corruzione ed altri reati aggravati dal metodo mafioso (operazione Cumbertazione); il 26.01.2017, con l’esecuzione di un provvedimento di fermo nei confronti di 33 affiliati alla cosca Piromalli, indagati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, intestazione fittizia di beni, autoriciclaggio e altri reati aggravati dalle finalità mafiose (operazione Provvidenza). Le risultanze contenute nell’odierna ordinanza cautelare certificano ancora una volta le dinamiche associative e gli assetti mafiosi della cosca “Piromalli”, evidenziando il ruolo apicale dei fratelli Piromalli Giuseppe cl. 45 detto “facciazza”, attualmente detenuto presso il carcere de l’aquila, e Piromalli Antonio cl. 39 detto “u catanisi”, in grado di orientare gli equilibri criminali dell’intero mandamento tirrenico e di condizionare il locale tessuto economico-imprenditoriale, con particolare riferimento ai settori agro-alimentare e turistico-ricettivo, grazie alla complicità di imprenditori contigui alla cosca. In particolare, l’indagine ha accertato come il citato Piromalli Giuseppe, benché da anni ristretto in regime detentivo speciale, attraverso i periodici colloqui con i familiari, e facendo leva su un'efficiente filiera comunicativa, fosse in grado di veicolare all’esterno ordini e messaggi, funzionali alla direzione degli affari del clan, controllati attraverso il figlio Piromalli Antonio, destinatario del provvedimento di fermo del 26 gennaio u.s.. In tale contesto, altro ruolo carismatico in seno alla cosca è risultato quello dell’ultrasettantenne Piromalli Antonio, defilato sotto il profilo strettamente operativo, ma ancora molto influente nella pianificazione delle strategie criminali dell’organizzazione, soprattutto nel dirimere le controversie sorte tra gli affiliati, anche rispetto a problematiche non prettamente criminali. Inoltre, proprio all’anziano Piromalli Antonio era devoluto il compito di rinsaldare i rapporti con la cosca Molè, un tempo alleata, attraverso la figura di Molè Michele cl. 66, opportunamente coinvolto nella ripartizione dei proventi derivanti dagli affari criminali legati alla gestione del porto di Gioia Tauro. Sul piano più generale, le investigazioni del Ros hanno messo in luce anche le infiltrazioni dell’organizzazione criminale sia nel settore agroalimentare, documentando le interrelazioni transnazionali strumentali allo sviluppo di tali importanti traffici commerciali, che nel settore turistico-ricettivo, attraverso ingenti investimenti di denaro di provenienza illecita nell’acquisto di strutture alberghiere ubicate in zone costiere ad elevata vocazione turistica. In particolare nel comparto oleario, è emersa la figura degli imprenditori Careri Domenico e Gioacchino, da sempre legati a Piromalli Giuseppe cl. 45 e al figlio Antonio, per conto dei quali avviavano un’ingente attività di esportazione di olio verso gli stati uniti, con la prospettiva di rilevanti introiti derivanti dalla possibilità di commercializzare il prodotto in noti ipermercati americani, potendo contare, tra l’altro, sull’articolato circuito relazionale di Vizzari Rosario, prestanome del sodalizio stabilitosi da anni nel New Jersey. Tale meccanismo di fatto consentiva ai Piromalli di penetrare nel mercato americano con prospettive di guadagno e riciclaggio di denaro, mentre ai Careri di assumere una posizione rilevante nel settore oleario, vendendo il proprio prodotto ad un prezzo decisamente vantaggioso e dissimulando, dietro l'etichettatura di olio extravergine, la vendita di olio di sansa (in alcuni casi persino avariato). Le ipotesi di frode in commercio e contraffazione alimentare sono attualmente al vaglio delle autorità americane, con approfondimenti da parte dell'FBI. Nella distribuzione dei prodotti ortofrutticoli, è invece emerso come la cosca avesse infiltrato il consorzio COPAM di varapodio (rc), costituito da numerose cooperative calabresi e siciliane, sfruttandone la notevole capacità di approvvigionamento di prodotti agrumicoli, e disponendone sul piano gestionale e commerciale, grazie al ruolo di Scarpari Rocco, semplice dipendente ma, di fatto, vero dominus della cooperativa, in quanto referente della cosca gioiese. Attraverso tale rilevante controllo, il sodalizio è stato in grado di alimentare sia la grande distribuzione del nord-est italiano che il mercato rumeno. in particolare, dalle indagini del ros è emerso come Piromalli Antonio, anche tramite il socio Alessandro Pronestì, ingerisse nella gestione della C.O.P.A.M., sovrintendendo in prima persona a tutta la filiera commerciale di fornitura dei prodotti agrumicoli - stabilendo tempi, quantitativi e prezzi delle merci da esportare- curando i rapporti con le aziende (es: Polignanese al MOF di Milano, o aziende in Romania) e intervenendo anche nella gestione del personale dipendente del consorzio. In particolare, nell’ambito delle trattative condotte con alcuni imprenditori rumeni, preoccupati dalla possibile interruzione degli approvvigionamenti, Pronestì Alessandro, che agiva secondo le direttive di Piromalli, si spingeva a rassicurare i suoi interlocutori, dicendo che la cooperativa aveva di fatto l’obbligo di rifornire prioritariamente le aziende indicate dall’organizzazione:“”forse tu non hai capito una cosa, la cooperativa prima manda a noi e poi se avanza manda agli altri!”. Le attività del consorzio COPAM erano inoltre utilizzate dalla cosca Piromalli nelle operazioni commerciali di esportazione dell'olio d'oliva verso gli Stati Uniti. Il consorzio, infatti, veniva costretto a garantire il pagamento in anticipo di quanto prodotto dalla società i fratelli Careri ed a farsi carico dei costi delle ulteriori (e non necessarie) operazioni di intermediazione (Piromalli Antonio: "glielo hai specificato a Scarpari ...ogni vendita che facciamo fare a lui ........già a priori deve sapere che due centesimi li deve mettere in fattura in più per noi"). A riscontro del controllo totalizzante del consorzio da parte della cosca, è emerso inoltre come Piromalli Antonio stesse prendendo in considerazione di trasferire la sede di COPAM all’interno dell’area commerciale del porto di Gioia Tauro, sia perché trovava le spese degli stabilimenti di Varapodio troppo eccessive, sia per rendere ancora più agevole le attività di esportazione di agrumi verso gli stati uniti. Infine, per quanto concerne il settore turistico-ricettivo, le investigazioni condotte dal ROS hanno dato conto del profilo imprenditoriale di Comerci Nicola Francesco che, nel corso degli anni, ha saputo creare un impero economico, avvalendosi dei capitali e della protezione della cosca, soddisfacendone ogni richiesta: dalla gestione dei latitanti, agli investimenti nel settore immobiliare, all’inserimento di ditte di riferimento del sodalizio nelle forniture alberghiere. collegamento emerso in modo ancora più palese in occasione del tentato omicidio del figlio Andrea, avvenuto nel giugno 2015 a Parghelia(vv), che spingeva Comerci Nicola Francesco a rivolgersi ad esponenti della cosca piromalli per giungere all’individuazione dell’autore dell’azione delittuosa. Traa i destinatari del provvedimento anche Ferro Cinzia e Cordì Teresa, le quali, per conto del sodalizio, fungevano da prestanome nella gestione di imprese inserite nei servizi di pulizia e catering di alcune strutture turistiche riconducibili ad importanti società di settore, nonché nel ramo dell’abbigliamento, con punti vendita in alcuni centri commerciali della provincia di Milano e Udine. Nel medesimo contesto, è stata data esecuzione anche al sequestro preventivo emesso dal gip calabrese, ai sensi del comma 7 del reato di associazione mafiosa (416 bis del c.p.), nei confronti delle già citate imprese: - il consorzio COPAM di Varapodio (rc), costituito da oltre 40 soci, aziende e cooperative agricole, che operano nella piana di Gioia Tauro, nella Sicilia Orientale e nel basso Lazio, attivo nel commercio dei prodotti ortofrutticoli, ed in particolare nel settore agrumario dei kiwi e delle pesche, con un fatturato di oltre 20 milioni di euro; - la società S.G.F. FRATELLI CARERI SRL, con sede legale in Milano e stabilimento in San ...
CRONACA

Blitz interforze in cantiere costruendo supermercato, scoperti 10 lavoratori in nero: elevate sanzioni per 100 mila euro VIDEO

Reggio Calabria. Nei giorni scorsi, nell’ambito del Piano di azione nazionale e transnazionale Focus ‘ndrangheta, elaborato in sede di Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, ed in esito ad un’attenta analisi volta al contrasto del fenomeno del lavoro sommerso, la Polizia di Stato, i Carabinieri e la Guardia di Finanza hanno effettuato un servizio congiunto di controllo straordinario del territorio presso il cantiere edile di via Padova che ospita il punto vendita “Supermercati Lidl”, di prossima apertura. Anche in questa circostanza, il complesso dispositivo di sicurezza e di controllo straordinario del territorio ha visto la sinergia operativa di numerosi Agenti della Polizia di Stato, in servizio presso l’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, delle pattuglie del Reparto Prevenzione Crimine “Calabria Meridionale” di Siderno, dei Militari dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, della Polizia Provinciale, di personale specializzato dell’Ispettorato del Lavoro di Reggio Calabria, di personale del Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica che ha monitorato e filmato le operazioni e di personale del V Reparto Volo che, a bordo di un elicottero della Polizia di Stato, ha monitorato dall’alto tutte le fasi dell’intervento. L’attività operativa realizzata ha consentito di svolgere accurati controlli presso il cantiere che ospita il punto vendita “Supermercati Lidl”. Nella suddetta area di cantiere sono state identificate 80 persone, è stata constatata la presenza di 10 lavoratori in nero e sono state elevate sanzioni amministrative per un importo di circa 100.000 euro. Sono, altresì, in corso verifiche, anche da parte dell’Ispettorato del Lavoro, per accertare eventuali ulteriori violazioni alla vigente normativa sul lavoro. Il dispositivo di sicurezza dispiegato dal Questore della Provincia di Reggio Calabria, Raffaele Grassi, proseguirà anche nei ...
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