Memoria, Lollò Cartisano e quell'esercizio costante del ricordo
CRONACA

Ogni anno, lungo i sentieri dell'Aspromonte, in cammino per non dimenticare le vittime della ndrangheta

Memoria, Lollò Cartisano e quell'esercizio costante del ricordo

Bovalino (Reggio Calabria). Non trovò più la libertà dopo il sequestro, Adolfo Cartisano, detto Lollò, diviso tra la passione per il calcio e quella della fotografia. Rapito a Bovalino nel luglio del 1993, non fece più ritorno a casa. Siamo nella Bovalino, soffocata dal dominio di ndrine locali, ostaggio delle famiglie mafiose di Africo, Natile di Careri, Platì e San Luca in provincia di Reggio Calabria. Finito nel mirino del racket, ricco certamente di coraggio, Lollò non si piegò e subito denunciò.
Era il 22 luglio del 1993, quando stordita la moglie Mimma Brancatisano e poi legata ad un albero sulla via per l’Aspromonte, i rapitori sequestrarono Lollò davanti alla sua casa al mare a Bovalino. Nonostante il pagamento del riscatto, duecento milioni di lire non ritenute sufficienti, Lollò non sarebbe mai stato liberato e la sua morte ascritta ad un colpo alla nuca che invece di tramortirlo, lo avrebbe ucciso. L’ultimo dei terribili sequestri di ndrangheta, l’ultimo dei 18, con inizio nell’ottobre del 1979 con quello del tredicenne Alfredo Battaglia, che l’organizzazione mafiosa calabrese abbia compiuto solo a Bovalino prima di divenire la holding internazionale del traffico di stupefacenti che oggi è. Tra le persone condannate in Cassazione per il sequestro di Lollò, dopo l’arresto nel 1994 di Carmelo Modafferi e dei figli Santo e Leo Pasquale, anche Santo Glicora, latitante da 13 anni, originario di Bova Marina, inserito nella lista dei 100 ricercati più pericolosi d’Italia e genero di Carmelo Modafferi, arrestato nel 2010 a Platì dai carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria. Vibrante è stata la protesta dei familiari delle persone condannate anche durante le prime udienze del processo di revisione a Catanzaro.
Lollò ed altre vittime innocenti, che domani saranno ancora ricordate a Locri in occasione della XXII edizione della giornata nazionale della memoria e dell’impegno promossa da Libera, sono ricordate ogni anno lungo il sentiero che giunge fino a Pietra Cappa, nel cuore dell’Aspromonte. Questo luogo da quattordici anni non custodisce più il segreto della morte di Lollò Cartisano, i cui resti sono stati trovati lì dove da allora ora c’è una lapide e che ogni anno è la tappa finale dei “Sentieri della memoria”, la marcia promossa da Libera per ricordare ogni 22 luglio, il giorno del ritrovamento dei resti di Lollò avvenuto nel 2003. Un ritrovamento reso possibile dalle indicazioni precise fornite da un pentito in una lettera con cui rispose agli incessanti appelli della figlia Deborah, oggi referente Libera Locride, che invocava di conoscere almeno il luogo in cui poter piangere i resti del padre.
Convergono proprio lì nel segno della storia di Lollò, un tempo l’unica e oggi l’ultima tappa del percorso sempre più lungo e condiviso, i sentieri della memoria. I familiari, la figlia Deborah, anche lei fotografa, con il supporto di Libera, hanno creduto per primi in questo meraviglioso afflato di memoria e di impegno, per non dimenticare. Oggi non sono più soli perché ci sono anche i familiari di Celestino Maria Fava, Gialuca Congiusta, Giuseppe Tizian, Vincenzo Grasso, Rocco Gatto, Giuseppe Luzza, Massimiliano Carbone, Antonino Marino, Demetrio Quattrone, Renato Vettrice e tutti i calabresi onesti, uccisi dalla ndrangheta. Un afflato cresciuto nel tempo e che oggi anima un appuntamento atteso ogni anno. Qui in Calabria, terra piena di ferite mortali, l’esercizio della memoria è costante.
Anna Foti
20-03-2017 17:08

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