Irreperibile da 3 anni, il boss Mancuso era a Nicotera per sfuggire alla sorveglianza: è il leader della
CRONACA

in passato ha già scontato 19 anni di carcere duro

Irreperibile da 3 anni, il boss Mancuso era a Nicotera per sfuggire alla sorveglianza: è il leader della "generazione degli 11"

LIMBADI (VIBO VALENTIA) - Si era reso irreperibile da circa 3 anni, ma come ogni boss che si rispetti stava trascorrendo la latitanza nel suo territorio, dove ci sente più forti pur avendo sempre il fiato della giustizia sul collo. E infatti si trovava tranquillamente fuori dalla "tana" Luigi Mancuso quando è scattato il blitz dei carabinieri, individuato dopo mesi di serrati pedinamenti e fermato a Nicotera mentre era a bordo di un’auto insieme ad un altro pregiudicato, a sua volta denunciato per favoreggiamento della latitanza.
È un gran colpo quello messo assegno nel tardo pomeriggio di ieri dalle forze congiunte dei carabinieri del ROS del Comando Provinciale di Vibo Valentia, della Compagnia di Tropea e della Stazione di Limbadi, ponendo fine all’irreperibilità di Luigi Mancuso, 63 anni, uno dei più anziani boss rimasti all’interno dell’omonimo storico clan, egemone non soltanto nel Vibonese, ma rinomato in tutta Europa per la sua affidabilità criminale e per lo spessore dei suoi elementi, considerati tra i più potenti e sanguinari della ‘ndrangheta.

Luigi è il più piccolo della cosiddetta “generazione degli 11”, vale a dire degli undici fra fratelli e sorelle nati dal capostipite Giuseppe Mancuso (cl. 1901), la formazione dei Mancuso che negli anni ha ereditato il bastone del comando dai defunti boss Giuseppe e Ciccio, ritenuti fra i principali capi dell’intera criminalità organizzata calabrese. Ecco perché il latitante oggi arrestato è considerato una delle principali figure di ‘ndrangheta.

Luigi Mancuso, si era reso irreperibile dall’ottobre del 2014 pur non essendo stato effettivamente emesso nei suoi confronti alcun provvedimento giudiziario. Eppure, in via preventiva, il boss si era già allontanato da casa 3 anni fa per evitare di essere rintracciato e controllato dalle forze dell’ordine. Su di lui, infatti, pendeva un decreto di sorveglianza speciale costante, essendo stato scarcerato nel 2012 dopo ben 19 anni di ininterrotta detenzione. La decisione era arrivata dalla Corte d’Assise d’Appello di Messina, chiamata a rideterminare la pena comminata per Luigi Mancuso dopo l’annullamento con rinvio della Cassazione che aveva trasferito la competenza dal tribunale di Reggio Calabria a quello di Messina. Sul boss pendevano diverse condanne: da quella del processo “Tirreno” (imbastito dalla Procura antimafia di Reggio) a quello denominato “Count down” (curato dalla Dda di Milano) per associazione mafiosa e traffico di stupefacenti.

Luigi Mancuso è stato in carcere ininterrottamente dal 3 giugno 1993 al 21 luglio 2012, in regime di carcere duro. Fu proprio nell’estate di 5 anni fa che il boss fece ritorno nella sua Limbadi, non appena uscito dal carcere di Napoli - Secondigliano. Dal 2014 in poi, però, del boss nessuna notizia, pur avendo l’obbligo di non far perdere le sue tracce. E poter quindi essere rintracciato dalla Giustizia in qualunque momento. Luigi, infatti - pur essendo il fratello più piccolo del clan fondato dal patriarca Ciccio Mancuso deceduto negli anni ‘90 – è da sempre ritenuto il vero leader del “casato” di famiglia.
Il boss in precedenza era uscito indenne sia dall’operazione “Dinasty”, sia da altri processi per gli omicidi dei fratelli Evolo di Paravati, per i quali era stato accusato dai collaboratori di giustizia. Nel processo “Tirreno”, invece, Luigi Mancuso era stato assolto in Appello per l’omicidio di Vincenzo Chindamo ed il ferimento del fratello Antonio, esponenti della locale di ‘ndrangheta di Laureana di Borrello. Un’altra assoluzione ottenuta nel corso del procedimento penale ha evitato a Mancuso l’aggiunta a suoi carico del duplice omicidio dei fratelli Antonio e Michele Versace ed il ferimento di Biagio Rao, avvenuti a Polistena nel 1991. Nonostante le tante assoluzioni, Luigi Mancuso viene considerato uno dei più feroci e sanguinari boss della ‘ndrangheta, ma soprannominato “u Signurinu” per la ricercatezza nel vestire, sin dalla giovane età.
13-08-2017 11:34

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