Operazione Pollino -
CRONACA

L'operazione è il frutto di anni di intenso lavoro investigativo svolto nell'ambito di una Squadra Investigativa Comune

Operazione Pollino - "European 'ndrangheta connection", 90 arresti NOMI E INTERCETTAZIONI

Alle prime ore del 5 dicembre 2018, è stata eseguita un’imponente operazione giudiziaria internazionale che vede impegnate Autorità Giudiziarie e Forze di Polizia di Italia, Germania, Paesi Bassi e Belgio, in un’azione comune contro la ‘ndrangheta e le sue proiezioni in Europa e nel Sud America, nel quadro di un’organica ricostruzione di molteplici attività delittuose poste in essere, sul territorio nazionale e all’estero, da diversi esponenti di affermate e risalenti famiglie della criminalità organizzata calabrese, operanti principalmente nel cuore della Locride.
Nell’ambito dell’“Action day” – scattato alle ore 04.00 – sono stati arrestati, in contemporanea, in diversi Stati europei e del Sud America, 90 soggetti, accusati, a vario titolo, di gravi delitti, fra i quali, associazione dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, associazione mafiosa, riciclaggio, fittizia intestazione di beni ed altri reati, aggravati dalle modalità mafiose.

L’operazione è il frutto di anni di intenso lavoro investigativo svolto nell’ambito di una Squadra Investigativa Comune (Joint Investigation Team) costituita il 18.10.2016, a L’Aia (NL), presso Eurojust tra Magistratura e Forze di Polizia di Italia, Paesi Bassi e Germania, cui hanno aderito, per l’Italia la Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria con il supporto della Procura Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo, la Squadra Mobile della Questura di Reggio Calabria con il supporto del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Catanzaro con il supporto del Servizio Centrale d’Investigazione sulla Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza ed il IV^ Gruppo del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza; per la Germania la Procura di Duisburg e il Bundeskriminalamt (B.K.A.) di Wiesbaden, per i Paesi Bassi la Procura di Zwolle e il F.I.O.D. (Corpo olandese di polizia fiscale ed economica) di Eindhoven.
L’iniziale accordo è stato ampliato con l’ingresso dell’Agenzia Europol, per i profili d’analisi e coordinamento, e lo specifico apporto di Belgio e Svizzera, in qualità di membri osservatori e cooperanti, in base ad accordi di natura rogatoriale.
La costituzione di tale J.I.T., per come si dirà, si è rivelato un tassello di cooperazione operativa decisivo nella gestione delle indagini e nella condivisione del patrimonio informativo e probatorio acquisito nel corso delle attività svolte nei diversi Paesi membri, e sotto questo profilo l’attività di coordinamento internazionale svolta dal Desk Italiano presso Eurojust è stata preziosissima.

L’obiettivo della Squadra Investigativa è stato quello di perseguire un gruppo criminale di stampo ‘ndranghetista, dedito al traffico internazionale di stupefacenti e riciclaggio e reinvestimento di rilevati capitali finanziari, operante in Italia e nel Nord Europa, all’interno del quale GIORGI Giovanni cl. 1966, originario di Bovalino (RC), rappresentava il principale punto di riferimento delle cosche prevalentemente di San Luca (PELLE-VOTTARI e ROMEO) ma anche di Natile di Careri (CUA-IETTO) e Gioiosa Jonica (tramite gli URSINI), per il reinvestimento di capitali illeciti in attività commerciali nel settore della ristorazione in Nord Europa.

L’inchiesta “European ‘ndrangheta connection” ha dimostrato che il GIORGI si occupava, prima sul territorio olandese e poi su quello tedesco, di investire ingenti somme di denaro in attività commerciali operanti nel lucroso settore della ristorazione, fungendo, quindi, da collettore per l’investimento di denaro provento di affari criminali per conto di numerosi soggetti, molti dei quali facenti parte di diverse cosche di ‘ndrangheta dell’area ionica della provincia reggina, i quali divenivano, in tal modo, soci occulti delle attività commerciali a lui riconducibili. Tra questi il ristorante “La Piazza 3” e l’adiacente gelateria “Cafè La Piazza” di Brüggen (D), che costituivano, tra l’altro, la sede di supporto logistico ai traffici di droga (cocaina) proveniente dall’America Latina, stoccata tra Olanda, Belgio, Germania e distribuita tra l’altro in diverse regioni italiane.
Nello specifico settore del traffico internazionale di cocaina, l’inchiesta ha consentito di disvelare l’esistenza di una agguerrita consorteria calabrese di stampo ‘ndranghetista, in grado di contare su basi logistiche dislocate in più Regioni d’Italia ma anche, e soprattutto, nei Paesi Bassi e in Germania, estremamente organizzata ed economicamente florida, composta da numerosi accoliti e dotata di una vera e propria flotta di mezzi necessaria per far giungere a destinazione la cocaina.
In tale contesto, emergevano esponenti delle cosche ‘ndranghetistiche dei PELLE-VOTTARI, ROMEO alias “Stacchi” e GIORGI “Ciceri” di San Luca (RC), molti dei quali già da anni stabilmente residenti in Nord Europa, luoghi ove coordinavano agevolmente grosse importazioni di cocaina dall’America Latina, senza mai allentare i rapporti con l’originaria Calabria.
Tra i personaggi verticistici spiccano nomi blasonati nel panorama del traffico internazionale di stupefacenti quali: i fratelli MARANDO Giuseppe (già latitante) e Francesco, originari di Locri; MAMMOLITI Josè Manuel; GIORGI Giovanni classe ‘63; COSTADURA Antonio, alias “U Tignusu; ROMEO Domenico alias “Corleone”; ROMEO Francesco Luca; ROMEO Sebastiano; STRANGIO Domenico.

Tali soggetti, deputati alla pianificazione delle importazioni ed al successivo smistamento della droga sul territorio nazionale, in particolare in Calabria e Lombardia, operavano in un’ottica prettamente aziendale, avevano spostato i loro interessi in Nord Europa, ove risulta più agevole ed economicamente vantaggioso procurarsi ingenti quantitativi di cocaina in arrivo direttamente dai Paesi produttori sudamericani, principalmente, nei sedimenti portuali di Anversa e Rottherdam.
Il compito di recuperare e modificare ad hoc numerose autovetture, dotate di complicatissimi doppifondi, così da renderle praticamente “impermeabili” ai normali controlli su strada da parte delle diverse Forze di Polizia, era affidato a un sodalizio di pregiudicati turchi, da anni trapiantati in Germania, ove gestivano un autonoleggio, mentre il traporto del narcotico in Italia veniva delegato a fidati ed esperti corrieri che raggiungevano Calabria e Lombardia, ove la cocaina veniva immessa in commercio.
Grazie ad un’intuizione investigativa di fondamentale importanza, che ha consentito ai finanzieri ed ai poliziotti impegnati nell’investigazione di ascoltare in Italia le conversazioni captate in territorio tedesco, in diretta, sfruttando appositi server in dotazione al BKA, nonostante le accortezze poste in essere dai trafficanti, dal mese di marzo al mese di giugno 2017, venivano sequestrati oltre 33 kg di cocaina (nel corso di tre distinti interventi repressivi svolti in Italia ed in Svizzera) con l’arresto, in flagranza di reato, di tre corrieri.

Dallo scambio informativo con il FIOD olandese è stato, inoltre, possibile ricostruire un episodio criminale, risalente al 2015: il sodalizio, sfruttando una ditta costituita ad hoc ed intestata ad una “testa di legno”, tentava di importare, con la complicità di trafficanti di Guyana e Suriname, un carico di cocaina pari a 95 kg, sottoposto a sequestro al porto di Rotterdam.
Per quanto concerne l’Italia, l’ufficio G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria - concordando pienamente con le risultanze investigative rassegnate in una corposa richiesta di misure cautelari avanzata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria ed acquisite nel corso di complesse e articolate indagini condotte dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza - ha emesso tre distinte ordinanze di custodia cautelare (nr. 52/2018 R.O.C.C., nr. 53/2018 R.O.C.C., nr. 54/2018 R.O.C.C.) disponendo la misura cautelare della custodia in carcere e degli arresti domiciliari nei confronti di 70 soggetti, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, associazione mafiosa, riciclaggio, fittizia intestazione di beni ed altri reati, aggravati dalle modalità mafiose:

BARBARO Antonio alias “Pileri”, nato a Locri (RC) il 27.8.1978 - Arresti domiciliari;
BARBARO Domenico alias “Pileri”, nato a Locri (RC) il 17.9.1982 - Arresti domiciliari;
BRAMANTI Carmelo, nato a Salerno il 3.12.1971 - Arresti domiciliari;
BILGICI Serkan, nato a Bonn (Germania) il 17.01.1980 - Custodia in Carcere;
BOZKURT Halil, nato a Mersin (Turchia) il 15.12.1980 - Custodia in Carcere;
CAMPAGNA Giuseppe, nato a Napoli il 28.01.1973 - Custodia in Carcere;
CAMPAGNA Maria Rosaria, nata a Napoli il 20.02.1969- Custodia in Carcere;
CAMPORESI Luciano, nato a Rimini il 10.7.1975 - Custodia in Carcere;
CAPPELLO Salvatore Santo, nato a Napoli il 31.08.1992- Custodia in Carcere;
COMMARÀ Fausto, nato a Crotone il 04.12.1962- Custodia in Carcere;
CONDO Domenico, alias “Dominic - l’Australiano”, nato a Mount Lawley (Australia) il 29.8.1980- Custodia in Carcere;
CONDÒ Natale, nato a Locri (RC) il 24.12.1963- Custodia in Carcere;
COSTADURA Antonio, alias “U Tignusu”, nato a Genk (Belgio) il 31.8.1974- Custodia in Carcere;
CUNDY Orsolia Andrea, nata a Dimbau (Romania) il 15.12.1992 - Arresti domiciliari;
ESPOSITO Roberto, nato a Gragnano (NA) il 14.09.1991 - Arresti domiciliari;
GENTILE Andrea, nato a Locri (RC) il 23.3.1989 - Custodia in Carcere;
GENTILE Giovanni, alias “Ciccione”, nato a Locri (RC) il 6.6.1981 - Custodia in Carcere;
GIORGI Giovanni, alias “Gianni da Mamma”, nato a San Luca (RC) il 28.2.1966 - Custodia in Carcere;
GIORGI Giovanni, nato a San Luca (RC) il 07.12.1963 - Custodia in Carcere;
GRASSO Rosario, nato a Gioia Tauro (RC) il 20.07.1982 - Custodia in Carcere;
GRASSO Giovanni, nato a Gioia Tauro (RC) l’8.6.1992 - Custodia in Carcere;
GUPTAR ViteshJamnapersad, nato a Nickerie (Suriname) il 19.10.1974 - Custodia in Carcere;
IETTO Antonio, nato a Careri (RC) in data 13.11.1971 - Custodia in Carcere;
JERINÒ Domenico Antonio, nato a Gioiosa Ionica (RC) il 12.5.1963- Arresti domiciliari;
JERINÒ Rocco, nato a Cinquefrondi (RC) il 26.6.1993 - Arresti domiciliari;
LINARES RAMIRES Cesar Steven, nato a Calì – Valle del Cauca (Colombia) il 11.06.1994- Custodia in Carcere;
MACRÌ Carlo Luciano, alias “Rumeno”, nato a Siderno (RC) il 9.4.1962 - Custodia in Carcere;
MACRÌ Girolamo, alias “Japan”, a Siderno (RC) nato il 15.10.1987- Custodia in Carcere;
MAMMOLITI Josè Manuel, nato a Cinquefrondi (RC) il 03.05.1989 - Custodia in Carcere;
MANGLAVITI Francesco, alias “CICI’”, Locri (RC) il 26.09.1972 - Arresti domiciliari;
MARANDO Francesco, nato a Locri (RC) il06.04.1983- Custodia in Carcere;
MARANDO Giuseppe, nato a Locri (RC) il 29.11.1985- Custodia in Carcere;
MARTINO Marco, nato a Cosenza il 01.09.1979- Custodia in Carcere;
MUZZUPAPA Pasquale Biagio, nato a Gioia Tauro (RC) il 03.02.1967 - Arresti domiciliari;
PACINO Salvatore, alias “Saverio” - “U Pacciu”, nato a Gioiosa Ionica (RC) il 19.8.1965- Custodia in Carcere;
PAPARO Antonio, nato a Crotone il 17.01.1991- Arresti domiciliari;
PARLAPIANO Tommaso, nato a Castellanza (VA) il 25.10.1971- Custodia in Carcere;
PELLE Antonio, alias “Vancheddu”, nato a San Luca (RC) il 4.04.1962- Custodia in Carcere;
PELLE Domenico, alias “Micu i Mata”, nato a San Luca (RC) il 15.10.1950- Custodia in Carcere;
PELLE Domenico, nato a Locri (RC) il 15.04.1992- Custodia in Carcere;
PELLE Francesco, nato a Locri (RC) il 17.11.1990- Custodia in Carcere;
PELLE Giuseppe, nato a Locri (RC) il 19.05.1981- Custodia in Carcere;
PELLE Giuseppe, nato a Locri (RC) il 19.09.1998- Arresti domiciliari;
PIPICELLA Giuseppe, alias “Zipangulu”, nato a Locri (RC) il 20.05.1971- Custodia in Carcere;
PIZZATA Antonio, alias “Piritinu”, nato a Locri (RC) il 6.12.1988 - Arresti domiciliari;
ROMEO Domenico, alias “Corleone”, nato a Locri (RC) il 31.12.1978- Custodia in Carcere;
ROMEO Filippo, nato a Locri (RC) il 6.10.1976- Custodia in Carcere;
ROMEO Francesco Luca, alias “Biscottino”, nato a Locri (RC) il 25.9.1994- Custodia in Carcere;
ROMEO Giuseppe, alias “U Pacciu” - “Maluferru” - “U Nanu”,nato a Locri (RC) il 22.4.1986- Custodia in Carcere;
ROMEO Sebastiano, nato a Locri (RC) il 14.08.1979- Custodia in Carcere;
ROMEO Sebastiano, nato a Reggio Calabria il 10.2.1992- Custodia in Carcere;
ROMEO Stefano, nato a San Luca il 15.09.1967- Arresti domiciliari;
RUBINO Giulio Fabio, nato a Caserta il 16.04.1984- Custodia in Carcere;
RUBINO Serafino, nato a Caserta il 25.03.1980- Custodia in Carcere;
SALZANO Vincenzo, nato a Napoli il 16.07.1968- Custodia in Carcere;
SANSOTTERA Angelo, nato a Magenta (MI) il 28.06.1949- Custodia in Carcere;
SCALIA Antonio, nato a Locri (RC) il 28.12.1978- Custodia in Carcere;
SCALIA Stefano, nato a Locri (RC) il 12.01.1984 - Custodia in Carcere;
SINGH Raul, natoin Guyana il 29.03.1983- Custodia in Carcere;
STRANGIO Domenico, nato a Siderno (RC) il 18.11.1989- Custodia in Carcere;
STRANGIO Giuseppe, alias “Cardara”, nato a San Luca (RC) 18.09.1959- Arresti domiciliari;
STRANGIO Giuseppe, alias “Peppi i Cicciu”,nato a Locri (RC) il 04.05.1995- Arresti domiciliari;
STRANGIO Sebastiano, alias “Zucchero – “Sebastianu cu zuccheru” - “Grigia” (Gringia), nato a Melito Porto Salvo (RC) il 29.10.1970- Custodia in Carcere;
TEKIN Kemal, nato a Colonia il 25.10.1984- Custodia in Carcere;
URSINI Santa, nata a Gioiosa Ionica (RC) il 9.07.1942- Arresti domiciliari;
VIOLI GIORGIO, nato a Reggio Calabria il 07.07.1976- Custodia in Carcere;
VITALE Gianluca Antonio, nato a Locri (RC) il 3.06.1978- Arresti domiciliari;
VOTTARI Domenico, nato a Locri (RC) il 12.07.1982- Arresti domiciliari;
VOTTARI Teresa, nata a Locri (RC) il 4.03.1970- Arresti domiciliari;
ZAPPIA Antonio, alias “Piola”, nato a Melito di Porto Salvo (RC) il 5.08.1992- Custodia in Carcere.

Quanto agli altri Stati, il BKA tedesco procederà all’arresto di 10 soggetti, di cui 6 sono colpiti anche dal titolo custodiale italiano (BILGICI Serkan, nato a Bonn (D) il 17.01.1980, BOZKURT Halil, nato a Mersin (TR) il 15.12.1980, GIORGI Giovanni, nato a San Luca (RC) il 07.12.1963, MAMMOLITI José Manuel, nato a Cinquefrondi (RC) il 03.05.1989, MARANDO Giuseppe, nato a Locri (RC) il 29.11.1985 e KEMAL Tekin, nato a Colonia (D) il 12.10.1984).
Le Autorità tedesche hanno emesso provvedimenti cautelari in carcere anche nei confronti dei calabresi GIORGI Bruno, nato a Duisburg (D) il 06.03.1978 e GIORGI Francesco, nato a Locri (RC) il 13.12.1985, entrambi indagati per traffico di droga. GIORGI Francesco, presente attualmente in Italia, verrà arrestato sulla base di un M.A.E. emesso dall’A.G. tedesca,

Le Forze di Polizia Olandesi aderenti al JIT procederanno all’arresto di 7 persone, fra cui GIORGI Giovanni cl. 1966, che dovrebbe trovarsi a Tegelen, al confine tra Olanda e Germania, colpito dal M.A.E. emesso dall’A.G. italiana.
La Polizia Belga coopera nell’esecuzione di 3 M.A.E. emessi dall’A.G. italiana nei confronti di COSTADURA Antonio Calogero, SCALIA Stefano e STRANGIO Domenico cl. 1989 e procederà all’arresto di ulteriori 9 soggetti indagati nell’ambito di autonome indagini delle Autorità Belghe.
Prenderanno parte in Italia all’Action day investigatori del F.I.O.D. olandese. Poliziotti e Finanzieri italiani parteciperanno alle operazioni in Germania ed Olanda.
Tra i soggetti colpiti dal provvedimento restrittivo emesso dall’A.G. italiana figura il noto narcotrafficante IETTO Antonio (zio di MARANDO Giuseppe e Francesco), già tratto in arresto a Colonia (D) il 3.08.2016, dopo un lungo periodo di latitanza, in quanto nei suoi confronti, nel corso delle indagini, sono stati acquisiti precisi elementi di responsabilità in merito alla pianificazione, posta in essere poco prima della sua cattura, di un ingente narcotraffico di centinaia di chilogrammi di sostanze stupefacenti.
Analogo rilievo assume l’aver azzerato un consolidato gruppo di persone di origine campana in rapporto di stretta collaborazione con le famiglie della Locride che nel corso del tempo è stato capace di organizzare e gestire importanti carichi di cocaina provenienti dal Sud America.

Soffermandosi proprio sulle importazioni in Europa di grossi quantitativi di cocaina, è emerso un sodalizio di potenti narcotrafficanti che dai Paesi produttori facevano giungere sulle piazze europee massicce quantità di cocaina. Aumentando il potere di penetrazione investigativa, grazie ad una sinergica collaborazione con la D.E.A. americana, è stato possibile disvelare i rapporti illeciti delle cosche di ‘ndrangheta monitorate con alcuni soggetti campani, già indagati nell’ambito di un distinto fascicolo processuale, tra i quali la pluripregiudicata Maria Rosaria CAMPAGNA, compagna del boss della mafia catanese Salvatore Cappello, indiscusso capo dell’omonimo clan di Catania, ed i germani Serafino e Giulio Fabio RUBINO. Tali soggetti campani hanno, sin da subito, rivelato un’enorme disponibilità economica da investire nel narcotraffico, riuscendo ad importare dal Sudamerica centinaia di chili di cocaina. Mentre Serafino RUBINO, già latitante in Colombia per altre vicende legate agli stupefacenti, tratto in arresto proprio in Sudamerica grazie al proficuo scambio informativo con la DEA, curava, da esperto broker, de visu i rapporti con i Cartelli colombiani, il fratello Giulio Fabio coordinava le attività in Campania e la “donna di Napoli”, la CAMPAGNA appunto, manteneva i rapporti con più consorterie, anche al fine di garantire lo “scarico” della cocaina in più porti sia italiani che europei.

La sinergia criminale tra tali soggetti emergeva nitidamente quando un carico di circa 60 kg. di cocaina giungevano al porto di Gioia Tauro e la Campagna si affidava ai potenti sodali calabresi per recuperare la partita di narcotico.
Anche sulla base del continuo e proficuo scambio info-investigativo tenuto tra le forze di Polizia operanti, Guardia di Finanza e Polizia di Stato, si riusciva a ricostruire l’intero illecito affare, conclusosi con il sequestro di 57,77 kg di cocaina effettuato ad opera dalla Guardia di Finanza di Gioia Tauro nel novembre del 2016.
In una sorta di “mutua assistenza criminale”, in una successiva occasione saranno, invece, i calabresi a tentare di sfruttare le “conoscenze” dell’abilissima Campagna, per recuperare una partita di cocaina dirottata in Grecia.
Nel tempo, i soggetti campani collegati alle cosche di ‘ndrangheta si sono dimostrati tanto potenti economicamente, da non accusare i durissimi colpi assestati dagli inquirenti: basti pensare che, in un arco temporale relativamente ridotto, sono stati sottratti dalla disponibilità dei criminali oltre 360 kg di stupefacente.
Più nel dettaglio, oltre al sequestro effettuato presso il porto di Gioia Tauro di cui sopra, il primo imponente riscontro lo si otteneva quando le Autorità panamensi, nell’aprile del 2016, procedevano al sequestro di 129 kg di cocaina, destinati al porto di Napoli.
Nonostante l’ingente perdita, ben presto, viene predisposto un nuovo progetto, teso ad importare la cocaina dal Sudamerica, questa volta attraverso un porto del Nord Europa. È proprio la CAMPAGNA che, accompagnata dal figlio CAPPELLO Salvatore Santo, si reca in Olanda per organizzare l’esfiltrazione della droga. Nel frattempo gli investigatori avevano individuato il container “contaminato” che veniva dirottato dall’Olanda al Belgio per lo sdoganamento. Malauguratamente per i trafficanti, i militari del Nucleo P.E.F./G.I.C.O., per il tramite della Direzione Centrale dei Servizi Antidroga, attivavano le Autorità belghe che, il 25.01.2017, rinvenivano, presso lo scalo portuale di Anversa 169,45 kg di cocaina stipati in un container.
In ultimo, nell’aprile del 2018 veniva operato l’ultimo sequestro, pari a 7 kg di cocaina, che i narcos avevano tentato di far giungere in Italia, questa volta facendo sbarcare il carico presso il porto di Livorno.
Il sequestro in Toscana è l’ulteriore conferma delle enormi potenzialità degli indagati che, con facilità estrema, curavano l’importazione di massicce quantità di cocaina dal Sudamerica e che, con altrettanta abilità, riuscivano a trovare in più porti quello che, nel gergo dei narcos, viene definito come “scarico”, ovverosia la possibilità di far uscire la droga dal sedimento portuale d’arrivo grazie ad “agganci” locali utili allo scopo.
Le indagini hanno avuto origine nei primi mesi del 2015 con l’avvio di molteplici attività tecniche da parte della Polizia di Stato nei confronti di diversi soggetti - residenti anche in Nord Europa - tra i quali figuravano PELLE Francesco[1], MARANDO Giuseppe[2], i fratelli ROMEO Sebastiano[3] e Francesco Luca[4] nonché GIORGI Giovanni[5]. Quest’ ultimo, sebbene privo di precedenti specifici, aveva continui rapporti con esponenti della ‘ndrangheta ionico-reggina, tra cui IETTO Antonio (all’epoca latitante), genero di GIORGI Sebastiano[6], capo dell’omonima famiglia sanluchese intesa “Ciceri”.
Nel 2016, le investigazioni condotte in Italia e Olanda con l’apporto sul fronte patrimoniale del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria (N.S.P.V.) della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, facevano emergere variegati interessi commerciali di GIORGI Giovanni nella località di Brüggen (Germania), in cui lo stesso stava avviando numerose attività nel settore della ristorazione. Una prospettiva che permetteva di allargare subito il fronte d’indagine, coinvolgendo nell’inchiesta anche magistratura e polizia tedesche.

Contemporaneamente, nell’ambito dell’indagine antidroga denominata “Hermes”, il Nucleo P.E.F. G.I.C.O./Sezione G.O.A. della Guardia di Finanza di Catanzaro, unitamente allo S.C.I.C.O. di Roma, delegato anch’esso dalla D.D.A. di Reggio Calabria, stava investigando su un gruppo criminale della Locride attivo nel traffico di stupefacenti (IETTO-MARANDO), i cui esponenti principali erano emersi anche nelle attività investigative della Polizia di Stato.
Nella successiva progressione investigativa, il lavoro congiunto permetteva di definire le proiezioni delle cosche reggine PELLE-VOTTARI e CUA-IETTO in Olanda e nell’area tedesca della Renania settentrionale - Westfalia, documentando le strategie di traffico internazionale di stupefacenti, riciclaggio e reimpiego di beni di provenienza illecita nel settore immobiliare e della ristorazione (ristoranti, pizzerie, bar) nelle aree di confine tra Paesi Bassi e Germania, con espansioni in territorio belga.
Nel medesimo contesto di indagine, l’intercettazione telematica avviata sullo smartphone di PELLE Domenico[7], nell’ottobre del 2016, consentiva alla Squadra Mobile di Reggio Calabria di trarre in arresto il padre del giovane, il noto latitante PELLE Antonio[8] inteso Vancheddu, che stava trascorrendo la latitanza nel cuore della locride, gestendo attivamente anche i traffici di stupefacenti verso il Nord Europa.
Contestualmente, le attività tecniche consentivano di documentare i viaggi che PELLE Domenico aveva effettuato in Brasile per incontrare esponenti dei cartelli del narcotraffico, con i quali pianificava e definiva le trattative per l’invio in Italia di una partita di cocaina, sequestrata il 24 marzo 2017 (25,66 kg) al porto di Gioia Tauro, successivamente agli altri sequestri, effettuati in rapida successione, sempre nel porto di Gioia Tauro, il 15 novembre 2016 (57 kg), di cui già si è detto, e il 17 novembre 2016 (15,67 kg). In tale variegato contesto, le indagini portavano alla luce le responsabilità di numerosi altri personaggi di spicco della cosca PELLE, tra cui il citato PELLE Antonio (allora latitante), il fratello PELLE Domenico[9] e suo figlio PELLE Giuseppe[10], GENTILE Giovanni[11], GENTILE Andrea[12], STRANGIO Sebastiano[13], PIPICELLA Giuseppe[14], PACINO Salvatore[15], GRASSO Giovanni[16], COSTADURA Antonio Calogero[17] e CAMPAGNA Maria Rosaria[18], quest’ultima moglie del capo clan catanese CAPPELLO Salvatore[19], in atto detenuto.
Quest’ultimo aspetto conferma il dato, ormai storicamente consolidato, di una proficua ed attuale saldatura criminale tra le cosche della ‘ndrangheta calabrese e i clan mafiosi di altre aree, i quali tuttora operano congiuntamente per l’approvvigionamento di cocaina e cannabis nei rispettivi territori di competenza.
L’indagine dimostra come il nucleo essenziale degli affari illeciti della cosca PELLE-VOTTARI risieda nel traffico internazionale di stupefacenti. Tale assunto trova riscontro nella conversazione del 18.11.2016, in cui il giovane PELLE Domenico discuteva con il sodale GENTILE Giovanni in merito all’importazione dei circa 57 Kg di cocaina giunti dal Sudamerica, finanziati in parte dalla famiglia PELLE. In tale circostanza, mentre i due ragionavano circa l’organizzazione iniziale del traffico, GENTILE Giovanni interrogava PELLE Domenico circa la paternità del suddetto traffico di sostanza stupefacente, per poi sottolineare esplicitamente, ancora, che i maggiori promotori di tale illecito traffico erano stati il narcotrafficante e broker COSTADURA Antonio Calogero e PELLE Antonio cl.62, padre di Domenico (“…Si però quello che ti voglio dire io scusa... Il lavoro di chi è?...”"... Il suo?..." “…Di tuo padre?...”), replicando PELLE Domenico in senso affermativo (“…Eh!...”).
Di pari passo, le attività in argomento hanno svelato anche l’intricata rete di smercio della cocaina che PELLE Antonio e i propri sodali avevano impiantato sul territorio nazionale, cedendo numerose partite di stupefacente anche ad esponenti di altri clan della locride, tra cui quelli della potente cosca dei “BARBARO”[20] di Platì.

Le risultanze acquisite nel corso delle attività investigative hanno altresì consentito di contestare il delitto di associazione mafiosa, con diversificati ruoli di partecipazione alla ‘ndrangheta, a PELLE Antonio, PELLE Domenico cl. 1992, PELLE Domenico cl. 1950, PELLE Francesco, PELLE Giuseppe 1981, ZAPPIA Antonio, GIORGI Giovanni classe 1966, ROMEO Sebastiano classe 1992, ROMEO Francesco Luca
L’estrema pericolosità della cosca PELLE-VOTTARI, comprovata dalla faida con gli STRANGIO-NIRTA, riesplosa con la strage di Duisburg (D) del ferragosto 2007, è ulteriormente dimostrata, oggi, dalla disponibilità di arsenali di armi, come accertato nel corso delle attività tecniche disposte nell’ambito delle indagini.
Altro aspetto saliente della indagine si rinviene nel progressivo tracciamento degli interessi finanziari delle famiglie “PELLE-VOTTARI” e “ROMEO”[21] di San Luca, le quali - al pari di MARANDO Giuseppe (altro esponente ‘ndranghetistico di rilievo) - avevano inteso affidare al citato GIORGI Giovanni il reinvestimento di una parte dei propri capitali illeciti nel settore della ristorazione estera.

Il lavoro svolto - nell’ambito di complesse investigazioni internazionali - dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria e, per la parte di specifica competenza, dal IV Gruppo del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria di Reggio Calabria permetteva di definire le proiezioni delle cosche reggine PELLE-VOTTARI e CUA-IETTO in Olanda e nell’area tedesca della Renania settentrionale - Westfalia, documentando le strategie di traffico internazionale di stupefacenti, riciclaggio e reimpiego di beni di provenienza illecita nel settore immobiliare e della ristorazione (ristoranti, pizzerie, bar) nelle aree di confine tra Paesi Bassi e Germania, con espansioni in territorio belga.

Le indagini finanziarie e gli accertamenti economico-patrimoniali svolti dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria hanno quindi consentito di individuare cespiti immobiliari e attività commerciali acquisiti dagli indagati in territorio italiano, tedesco ed olandese, per i quali il G.I.P. ha disposto il sequestro preventivo, sia quali beni direttamente strumentali alle condotte criminali, sia quali beni di cui gli indagati disponevano in “sproporzione” rispetto ai redditi leciti prodotti. Le verifiche patrimoniali sono state effettuate utilizzando l’applicativo “Molecola” e con l’ausilio informativo della banca dati SIVA2 in relazione a diverse segnalazioni di operazioni sospette che risultavano sul conto dei soggetti investigati.
In tale contesto spicca la figura del citato GIORGI Giovanni, titolare di molteplici attività commerciali e di ristorazione nelle cittadine di Wesseling e Brüggen, considerate il “perno centrale” della strategia attuata in modo unitario dalle cosche di San Luca.
Si tratta di una conferma paradigmatica dell’operatività transnazionale delle ‘ndrine calabresi che, per la prima volta, viene consacrata in una indagine di respiro internazionale, diretta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria e svolta dalle Polizie Giudiziarie citate con la diretta collaborazione degli omologhi organismi tedeschi ed olandesi, che si sono fatti anch’essi promotori della costituzione di una Squadra Investigativa Comune.
A dimostrazione della grande capacità pervasiva all’estero della ‘ndrangheta e della sua pericolosità sociale, si riporta un brano di una intercettazione
in cui PELLE Domenico raccontava un aneddoto riguardante i fratelli“Civas” e “Zucchero” identificati STRANGIO Francesco[22] e STRANGIO Sebastiano[23]. Costoro, durante una serata trascorsa all’interno di un night di Amsterdam (NL), avevano iniziato a sparare, generando la fuga di tutti gli avventori; proprio in quel momento, arrivava nel locale lo zio di PELLE Domenico, VOTTARI Santo[24], già latitante ed esponente dell’omonima famiglia, in compagnia di uno o più soggetti, il quale, riconoscendo i due fratelli e disapprovando il loro comportamento, aveva tranquillizzato il proprietario del locale promettendogli che sarebbero stati risarciti tutti i danni causati dai due STRANGIO: “…Sono entrati in un night bum, bum, bum, bum ...incomp...tutti che scappano, hanno cominciato a scappare anche loro... Come vanno per scappare nel ...incomp... con questo pazzo che ancora ce l'aveva in mano… E voi cosa fate qua? Dice che appena li ha visti si è spaventato… Si è vergognato non spaventato, si è vergognato, torna indietro va dal proprietario vedi che domani sera vengono degli amici vedi che tutto pagato che pago io gli ha detto, è salito in macchina ed è corso via… Ha detto mio zio Santo, noi ci siamo vergognati”.
Contestualmente, il G.I.P. ha disposto il sequestro preventivo[25] di numerosi beni direttamente riconducibili a GIORGI Giovanni che verrà eseguito con il diretto concorso delle autorità tedesche:
RIGANO Im-& Export GmbH” consede in StoffelerStraβe, 5 - Düsseldorf, istituita nel gennaio 2015 a nome di RIGANO Gioacchino (nato a Partinico (PA) il 12.04.1963 e residente in Sauerbreystraβe 6 - 42697 Solingen), formalmente operante nel settore import-export di svariate merci, quali carbone e legno, ma appositamente creata per il traffico internazionale di droga essendo emerso chiaramente che la stessa era stata costituita al precipuo scopo di rappresentare strumento di copertura per l’importazione di cocaina dal Sudamerica (gruppo IETTO - MARANDO);
Quote della società“AFG Gastronomie GmbH” (che ha gestito il ristorante “il Pettirosso”ex Leonardo da Vinci), in quanto il compendio investigativo dimostra come lo stesso costituisse la base logistica e di incontro di molti dei componenti l’associazione finalizzata al narcotraffico, nonché come espediente per il reinvestimento dei proventi derivanti dall’illecito traffico (gruppo IETTO - MARANDO);
Quote societarie “La Piazza 3 Gastronomie GMBH”, con sede in Brüggen (Germania) Klosterstrasse 13, di proprietà di GIORGI Giovanni, (5% del capitale sociale pari a 1.250,00 euro) e quote societarie “La Piazza 3 Gastronomie GMBH”, con sede in Brüggen (Germania) Klosterstrasse 13, di proprietà di JERINÒ Rocco, oggetto di operazione di fittizia intestazione, formalmente attribuite esclusivamente in capo a GIORGI e JERINO’ Rocco, mentre risultavano schermati almeno due altri soci occulti che avevano finanziato l’operazione, ossia URSINI Santa per l’importo di euro 14.500,00 e ROMEO Sebastiano per l’importo di euro 10.000,00 (gruppo PELLE - COSTADURA - ROMEO);
Intero complesso aziendale denominato Bar - gelateria “Cafè La Piazza U.G di Brüggen”, essendo emerso con evidente chiarezza le operazioni di fittizia intestazione, formalmente intestata a PIZZATA Antonio, detto “Piritino” (50%), CUNDI Orsolya Andrea (50%) (dal 05.07.2016 al 03.09.2017), nonché, dal 03.09.2017, a ESPOSITO Roberto, mentre, secondo l’impostazione accusatoria, l’effettiva proprietà della società apparteneva a diversi altri soggetti (ovvero PELLE Domenico classe 1992, STRANGIO Giuseppe classe 1995, STRANGIO Giuseppe classe 1959, ROMEO Domenico, ROMEO Giuseppe, ROMEO Filippo, MARANDO Giuseppe) che avevano investito somme di denaro in tale attività, unitamente all’amministratore delegato GIORGI Giovanni cl. 66, che si avvaleva della collaborazione dei nipoti ROMEO Sebastiano e ROMEO Francesco Luca. Gli investimenti, peraltro, venivano effettuati da soggetti coinvolti in numerosi illeciti in materia di sostanze stupefacenti e attinti, altresì, dall’addebito associativo mafioso (gruppo PELLE - COSTADURA - ROMEO).
In Italia verranno sequestrate 14 auto e 4 ciclomotori, quote societarie, diversi terreni, fabbricati e la villa di GIORGI Giovanni cl. 1966, sita a Bovalino (RC).
In relazione all’investimento in Brüggen (D) presso il Ristorante LA PIAZZA 3 GASTRONOMIE Gmbh, GIORGI Giovanni diviene socio ufficiale della famiglia URSINI/JERINO’, quest’ultima rappresentata formalmente da JERINO Rocco[26], figlio di JERINO’ Domenico Antonio, a sua volta genero di URSINI Santa, entrambi destinatari, a diverso titolo, di un decreto di fermo nell’ambito dell’Operazione “TYPOGRAPHIC” della D.D.A. di Reggio Calabria per i reati di usura ed abusiva attività finanziaria, aggravati dal metodo mafioso.
Proprio quest’ultima ha investito in prima persona il denaro nell’attività ed incontrato personalmente GIORGI Giovanni per discutere in merito al progetto imprenditoriale da lei finanziato e portato avanti dallo stesso GIORGI il quale si occupava di tutto, dall’allestimento del locale, al reperimento del personale, alla gestione delle pratiche amministrative, commerciali e bancarie.
Le indagini hanno permesso di appurare come all’investimento partecipano in maniera occulta anche i nipoti di GIORGI Giovanni, ROMEO Sebastiano e ROMEO Francesco Luca. La loro presenza nel ristorante è riscontrata in diverse intercettazioni così come il loro effettivo interesse nell’attività.
Il percorso de LA PIAZZA 3 GASTRONOMIE Gmbh si è incrociato, dopo poco tempo, con quello del CAFE’ LA PIAZZA U.G., bar gelateria che viene costituito in posizione attigua al ristorante. Quest’ultimo investimento rappresenta uno spaccato significativo del ruolo rivestito dal GIORGI Giovanni per la criminalità organizzata calabrese.
Nella gelateria, in cui GIORGI risulta in origine amministratore, lo stesso si occupa di tutto, e a lui tutti i soci occulti di volta in volta emersi si affidano, anche quando non sono del tutto d’accordo con le scelte da lui stesso fatte, come nel caso di MARANDO Giuseppe.
Tale affidamento è probabilmente frutto della riconosciuta capacità di GIORGI di celare la vera natura delle attività commerciali avviate dalla ‘ndrangheta, nonché l’attitudine ad effettuare truffe alle assicurazioni (con la possibilità quindi di ripulire ulteriormente l’illecito capitale investito attraverso la liquidazione dei sinistri), ma anche nella capacità di reperire soggetti da utilizzare quali prestanomi per le società.

Al riguardo, i citati COSTADURA Antonio Calogero e ROMEO Domenico, su espresso mandato del GIORGI Giovanni, danneggiavano volontariamente il ristorante la Piazza 3 e l’adiacente gelateria di Brüggen, beni assicurati di cui GIORGI Giovanni era comproprietario (la Piazza 3), amministratore delegato e socio occulto (Cafè La Piazza), il tutto in modo che GIORGI presentasse alle Autorità di Polizia Tedesche una falsa denunzia di danneggiamento e così ottenesse un indebito risarcimento in denaro dalla società di assicurazione, da suddividere fra gli esecutori del danneggiamento, il GIORGI, il nipote ROMEO Sebastiano (socio occulto del ristorante) ed altri.
In particolare, PELLE Domenico commentava l’attitudine truffaldina di GIORGI Giovanni (alias “Gianni da mamma”) (“Ragazzi vedete che imbro... Vedete che... Tu no... Tu lo conosci? Vedi che è un imbroglione... Un imbroglione che Dio ce ne li...”), spiegando il modus operandi del GIORGI in relazione all’apertura di ristoranti in Olanda secondo cui, una volta comprato il locale, GIORGI, dopo averci guadagnato, lo assicurava contro furto e incendio (“Apre il ristorante 60.000 (sessantamila) euro, se lo prende, se lo paga, se lo strapaga, contropaga, lo assicura furto e incendio, là come va?”) per poi proseguire con i danneggiamenti dolosi e l’incasso del risarcimento assicurativo (“Prende fuoco... Fuoco, un poco di fumo, 300.000 (trecentomila) euro di danni...”).

Il PELLE, inoltre, con riferimento al rimborso assicurativo, precisava: “Lo aggiusta, glielo vende ad un tedesco per 280 (due e ottanta), ad un Tedesco... Ad un Olandese per 280 (due e ottanta)... L'olandese dopo... Dopo sei mesi si è arreso...” e poi “E ...inc... e lo ha venduto di nuovo a Gianni per 200”.
Inoltre, è stato documentato che GIORGI Giovanni offriva la disponibilità dei locali, quali punti di appoggio per le persone coinvolte nei traffici di stupefacenti, nonché disponibilità a ricevere i rampolli delle famiglie di ‘ndrangheta che vengono inviati da San Luca (RC) per trovare un impiego.
Sotto quest’aspetto, l’operazione “European ‘ndrangheta connection” restituisce in maniera chiara solidi elementi in ordine al reinvestimento all’estero di proventi derivanti dal traffico internazionale di sostanze stupefacenti, posto in essere da soggetti appartenenti alla criminalità organizzata del versante jonico calabrese.
Le attività investigative hanno beneficiato del coordinamento di Eurojust ed Europol nonchè della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga e della D.E.A. statunitense.


[1] nato a Locri (RC) il 17 novembre 1990, figlio dell’allora latitante PELLE Antonio.

[2] nato a Locri (RC) il 29 novembre 1985.

[3] nato a Reggio Calabria il 10 febbraio 1992.

[4] nato a Locri (RC) il 25 settembre 1994.

[5] nato a San Luca (RC) il 28 febbraio 1966.

[6] nato a San Luca (RC) il 16 agosto 1930.

[7] nato a Locri (RC) 15 aprile 1992.

[8] aliasVancheddu”, nato a San Luca (RC) il 4 aprile 1962, tratto in arresto il 5 ottobre 2016, a Benestare (RC).

[9] alias “Micu i mata”, nato a San Luca (RC) il 15 ottobre 1950.

[10] nato a San Luca (RC) il 19 maggio 1981.

[11]nato a Locri (RC) il 6 giugno 1981.

[12] nato a Locri (RC) il 23 marzo 1989.

[13] alias “Gringia”, nato a Melito di Porto Salvo (RC) il 29 ottobre 1970.

[14] alias “Zipangulu”, nato a Locri (RC) il 20 maggio 1971.

[15] nato a Gioiosa Ionica (RC) il 19 agosto 1965.

[16] nato a Gioia Tauro (RC) l’8 giugno 1992.

[17] alias “U Tignusu”, nato a Genk (Belgio) il 31 agosto 1974.

[18] nata a Napoli il 20 febbraio 1969.

[19] nato a Catania l’8 maggio 1959. La moglie CAMPAGNA Maria Rosaria è tuttora detenuta in quanto tratta in arresto per associazione mafiosa nell’ambito dell’ operazione PENELOPE, condotta nel gennaio 2017 dalla Squadra Mobile di Catania e dal Servizio Centrale Operativo.

[20]alias “Nigri”.

[21]alias“Stacchi”.

[22] Nato a San Luca (RC) in data 23.8.1966 Alias “civas”.

[23] Nato a Melito Porto Salvo (RC) in data 29.10.1970 alias “Zucchero” o “Sebastino cu zucchero” o “Gringia o Griggia”.

[24] Nato a Locri (RC) il 06.12.1972. Zio di Domenico PELLE.

[25] Decreto nr. 6089/2015 R.G.N.R. D.D.A. - 2109/16 R.G.I.P. D.D.A. - 56/2018 R. O.C.C. D.D.A.

[26] Nato a Cinquefrondi (RC) il 26.06.1993.


























05-12-2018 17:15

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Alle prime ore della mattinata odierna, al culmine di complesse ed articolate indagini, condotte dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e dalla Squadra Mobile della Questura di Reggio Calabria, sotto le direttive della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura Distrettuale della Repubblica di Reggio Calabria diretta dal Procuratore Giovanni BOMBARDIERI, con il coordinamento del Procuratore Aggiunto Giuseppe LOMBARDO e dei Sostituti Procuratori Giovanni CALAMITA e Simona FERRAIUOLO, gli investigatori della Polizia di Stato hanno dato esecuzione ad un decreto di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria - ricorrendone il pericolo di fuga - nei confronti dei seguenti 12 soggetti, ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, dei delitti di associazione mafiosa transnazionale ed armata, porto e detenzione illegale di armi, trasferimento fraudolenti di valori, esercizio abusivo del credito, usura e favoreggiamento personale, aggravati dalle modalità mafiose: ARCHINA’ Michelangelo, nato a Toronto (Canada) il 6 ottobre 1976; CERISANO Domenico, nato a Siderno (RC) il 14 dicembre 1967; FILIPPONE Francesco, nato a Siderno (RC) il 22 marzo 1981; FUTIA Cosimo, detto “Shuster”, nato a Siderno (RC) il 13 agosto 1977; GREGORACI Giuseppe, detto “Pino”, nato a Siderno (RC) il 24 marzo 1968; MACRI’ Giuseppe, nato a Siderno (RC) il 2 agosto 1954; MUIA’ Armando, nato a Siderno (RC) il 19 settembre 1956; MUIA’ Giuseppe, nato a Siderno (RC) il 9 gennaio 1944; MUIA’ Vincenzo, nato a Siderno (RC) il 14 agosto 1972; MUIA’ Vincenzo, nato a Siderno (RC) il 10 dicembre1968; MUIA’ Vincenzo, detto “il fontaniere”, nato a Siderno (RC) il 4 ottobre 1969; MUIA’ Vincenzo, nato a Siderno (RC) il 6 novembre 1969; Le attività investigative - condotte con l’ausilio di sofisticate tecniche di intercettazioni telefoniche ed ambientali - hanno portato alla luce le attuali dinamiche criminali che caratterizzano la ‘ndrina MUIA’ e altre ‘ndrine federate alla potente cosca di ‘ndrangheta COMMISSO operante a Siderno (RC) e in Canada, dove è nota come Siderno Group of Crime. Nell’ambito dell’inchiesta, ha assunto particolare rilievo l’attività di cooperazione internazionale della Polizia di Stato e della York Regional Police di Aurora (Ontario - Canada), grazie alla quale è stato possibile documentare, con il coordinamento dei magistrati della D.D.A. di Reggio Calabria – attraverso mirati servizi di osservazione effettuati da investigatori canadesi e italiani nel grande Stato nordamericano e scambi di informazioni - aspetti importanti dell’operatività delle ‘ndrine di Siderno (RC) nella “Greater Toronto Area”, dove lo scorso 12 luglio, a conclusione di indagini parallele a quelle svolte a Reggio Calabria, la Polizia Canadese ha arrestato 10 soggetti, tra i quali FIGLIOMENI Angelo classe 1962 inteso u briganti, elemento di spicco della ‘ndrangheta di Siderno (RC), per associazione a delinquere, riciclaggio, usura, gioco d’azzardo. Ed infatti particolare rilievo ed efficacia investigativa hanno avuto le risultanze delle due indagini, canadese ed italiana, che, avviate autonomamente, in maniera completamente distinta dalle diverse Autorità Giudiziarie, ciascuno nei territori di propria competenza, hanno, successivamente, trovato punti di collegamento e convergenze tali da spingere gli investigatori stranieri ad inviare spontaneamente alcune loro risultanze di indagine e ad avviare contatti con gli investigatori italiani. In Calabria, in particolare, le indagini hanno avuto origine dall’omicidio di MUIÀ Carmelo detto “Mino”[1] - assassinato a Siderno (RC) a colpi d’arma da fuoco il 18 gennaio 2018. Costui era ritenuto il luogotenente del boss COMMISSO Giuseppe alias il Mastro ed era collocato al vertice dell’omonima ‘ndrina di contrada Ferraro di Siderno. Naturalmente occorre prendere le mosse da tutti i pronunciamenti giudiziari che negli anni passati fino ad epoca recente hanno ricostruito puntualmente gli equilibri di ‘ndrangheta nell’Area sidernese ed i collegamenti della “ Società di Siderno” con le proiezioni in Canada ed in particolare nella zona dell’Ontario. Dopo l’omicidio, al fine di comprendere le causali che lo avevano determinato, il fratello dell’ucciso, MUIA’ Vincenzo, effettuava una serie di serrati confronti con soggetti vicini agli ambienti della ‘ndrangheta, maturando il convincimento che l’agguato fosse da ricondurre ad una grave azione di rivalsa messa in atto dal rivale SALERNO Vincenzo[2], appartenente all’omonima famiglia che, in passato, spinta da ambizioni autonomistiche, si era scissa dalla cosca madre dei COMMISSO. Prospettiva che egli considerava in termini concreti, richiamando in alcune conversazioni intercettate le ragioni di un aspro conflitto armato - a cui i MUIA’ stessi avrebbero preso parte - durante il quale furono uccisi anche SALERNO Salvatore[3] ed Agostino[4], fratelli di Vincenzo. Nel corso di un summit tenutosi a Siderno (RC) nella primavera del 2018 MUIA’ Vincenzo chiamava a raccolta un nutrito manipolo di fedelissimi, ai cui affidare l’esecuzione di un piano volto ad arginare eventuali mire violente contro la propria famiglia. Nel contempo, assunto ormai il comando della ‘ndrina di contrada Ferraro, anche attraverso la direzione delle attività commerciali fittiziamente gestite dal fratello, egli avviava un deciso riarmo del gruppo, sollecitando i titolari di una rivendita a rifornirlo di munizioni e provando alcune micidiali armi da guerra. In tale contesto, nello scorso mese di aprile, MUIÀ Vincenzo - animato dalla volontà di conoscere le reali motivazioni che avevano portato all’omicidio del fratello - e il sodale GREGORACI Giuseppe si recavano a Toronto, dove incontravano i fratelli FIGLIOMENI Cosimo[5] e FIGLIOMENI Angelo[6] detti “i briganti”, entrambi latitanti in Canada in relazione all’operazione della D.D.A. reggina “Acero-Krupi- Connection”. Gli accertamenti ed approfondimenti investigativi svolti durante la permanenza in Canada dei due fermati hanno consentito di verificare una serie di contatti con i fratelli FIGLIOMENI finalizzati ad ottenere una risposta certa sulle ragioni e le responsabilità dell’omicidio di MUIA’ Carmelo, che costoro gli avrebbero effettivamente dato, con una serie però di indicazioni insufficienti per attribuire la piena responsabilità del delitto. Da quanto emerso è stato possibile tracciare, in linea con le acquisizioni di altri procedimenti definiti della D.D.A. reggina, l’operatività di strutture a carattere intermedio con funzioni di coordinamento e supervisione, quali la “commissione” o “camera di controllo” di Toronto, istituita ed operante nell’ambito del Crimine di Siderno, come articolazione intermedia di ‘ndrangheta distaccata dal mandamento ionico reggino nella macro area ruotante attorno alla Regione dell’Ontario in Canada, ma indissolubilmente legata, in una sorta di “blockchain criminale”, alla provincia di Reggio Calabria. Nel corso dell’inchiesta, si è avuto modo di cogliere come la ‘ndrangheta sidernese, che da moltissimi anni è insediata in Canada, ha bisogno di ricorrere a strutture di comando sovranazionale al fine di governare al meglio assetti complessi in ambiti territoriali molto distanti dalla casa madre. Dai colloqui captati è stato, poi, possibile ricostruire la composizione del “crimine di Siderno” - da intendersi quale massima espressione della ‘ndrangheta operante in Canada, a cui è riservata una competenza che in alcuni casi, come quello in esame, può estendersi al verificarsi di fatti riconducibili alle realtà locali della Locride - cui attualmente sembrano partecipare anche COMMISSO Francesco[7], alias “u scelto”, latitante in Canada in relazione alle operazioni “La falsa politica” e “Acero Krupy Connection; FIGLIOMENI Cosimo, sopra citato; Tali risultanze - di grandissimo rilievo in quanto allargano l’orizzonte delle attuali conoscenze sull’articolata struttura della ‘ndrangheta anche in ambito sovranazionale - permettono di accertare, per la prima volta, che l’articolazione territoriale operante in Canada, riferibile al locale di Siderno, è attualmente governata da un organismo (“il Crimine di Siderno”) composto da una pluralità di soggetti (sopra indicati) che, allo scopo di preservare la sua operatività rispetto alle problematiche connesse alla notoria pressione investigativa operata nei confronti della ‘ndrangheta in territorio italiano, è abilitato a riunirsi ed assumere decisioni anche in territorio estero. Sostanzialmente può ritenersi che l’organismo decisionale operante in territorio estero è direttamente riferibile alla struttura territoriale operante in Siderno (la Società di Siderno) e, tramite questa, alle strutture di vertice che governano gli ampi assetti organizzativi, in Italia ed all’estero, dell’intera ‘ndrangheta. Tale conclusione trova conforto negli esiti della presente indagine, ed in particolare in tale ottica deve essere interpretato (peraltro per come dallo stesso affermato) il viaggio in Canada del MUIA’ Vincenzo: esiti, pertanto, che confermano la competenza del predetto organismo canadese in relazione a vicende di rilevanza criminale riferibili al più ampio governo dell’area territoriale di Siderno, le cui notorie e stabili proiezioni estere non sono più solo gestite nella zona di origine ma trovano una nuova, e più efficiente, delocalizzazione operativa in territorio canadese: che si tratti di organismo dalle ampie competenze, delegate dalla casa madre senza rigidi vincoli territoriali, lo si ricava dal fatto che è chiamato ad occuparsi tanto di fatti di grande rilievo (quale l’omicidio di un capo ‘ndrina quale Carmelo MUIÀ) che di vicende apparentemente più banali, quali le mancanze, a cui segue il rimprovero orale verso COMMISSO Francesco inteso “Ciccio di Grazia”, elemento di rilievo del clan COMMISSO, latitante in Canada (operazione “Acero-Krupi-Connection”) a cui si contesta una eccessiva vicinanza, in quel territorio, ad altre cosche di ‘ndrangheta distinte da dalla locale di Siderno. Quindi, le risultanze investigative consentono in altri termini di affermare che l’organo di governo della locale di Siderno non opera più solo in territorio calabrese (trasmettendo ordini all’estero) ma lo fa direttamente in territorio canadese, all’evidente fine di rendere sempre più efficiente la sua struttura ed efficace l’azione di comando. La presenza e l’operatività della ‘ndrangheta in Canada è confermata anche da una recente ed innovativa sentenza emessa dalla Corte Superiore di Giustizia dell’Ontario il 28febbraio 2019, nell’ambito dell’inchiesta denominata “Project Ophenix”, condotta dalla Combined Forces Special Enforcement Unit (CSFEU) di Toronto, con la quale, appunto, la ’ndrangheta è stata riconosciuta, per la prima volta, come un’organizzazione criminale pienamente operante in quel territorio. La citata indagine, svolta grazie al prezioso contributo di un Police Agent infiltrato, che nel 2014 registrò numerosi incontri con importanti esponenti della criminalità italo-canadese, ha permesso di raccogliere validi elementi probatori a carico di URSINO Giuseppe, nato a Gioiosa Ionica (RC) il 12 aprile 1953, il quale è stato condannato a 12 anni e mezzo di carcere per traffico internazionale di stupefacenti e associazione a delinquere. MUIÀ Vincenzo (fratello di Carmelo) è gravemente indiziato anche dei seguenti delitti: trasferimento fraudolenti di valori, aggravato dall’art. 416 bis.1. c.p., (aggravante mafiosa) in concorso con MAMONE Antonio (non destinatario del Decreto di Fermo), in relazione alla macelleria “Mondo Carni S.r.l.s.” formalmente intestata al MAMONE, di fatto riconducibile ai MUIÀ; detenzione illecitadi una pistola cal. 9 lunga, una pistola cal. 9x21, una pistola cal. 9 corta, aggravata dall’art. 416 bis.1. c.p. (aggravante mafiosa); detenzione di un’arma semiautomatica (mitraglietta) con esplosione di munizioni a colpo singolo e a raffica, aggravata dall’art. 416 bis.1. c.p. (aggravante mafiosa), in concorso con FUTIA Cosimo detto “Shuster” (destinatario del Decreto di Fermo anche per questo reato); detenzione e porto illegale in luogo pubblico, al fine di occultarle, di più armi comuni da sparo, tra le quali una pistola cal. 9 ed il relativo munizionamento, con l’aggravante di cui all’art. 416 bis.1. c.p (aggravante mafiosa), in concorso con ARCHINÀ Michelangelo (destinatario del Decreto di Fermo solo in relazione a questo reato); usura aggravata dal metodo mafioso, per aver in concorso con il fratello Carmelo prestato la somma di euro 75.000 per la costruzione di un bruciatore, facendosi promettere e consegnare interessi usurari pari ad euro 2.500 al mese; favoreggiamento personale - aggravato dall’art. 416 bis.1. c.p. (aggravante mafiosa) - perché, successivamente all’omicidio di MUIÀ Carmelo, sottraevano dalla scena del crimine e nascondevano un telefono cellulare dell’ucciso, allo scopo di tutelare la memoria della vittima, di nascondere i contatti tra la vittima e gli altri associati alla cosca COMMISSO, svolgere in autonomia le indagini utili al fine di eludere le investigazioni dell’A.G. e scoprire i colpevoli dell’omicidio, per potersi vendicare prima di un eventuale arresto degli stessi.Delitto commesso in concorso con la moglie di MUIÀ Carmelo, GRAVINA Marilena (non destinataria del Decreto di Fermo).FUTIA Cosimo detto “Shuster”, è gravemente indiziato dei delitti di cui al punto 3), in concorso con MUIÀ Vincenzo, nonché di aver detenuto e cedutocinque bombe a mano con “spoletta” e un fucile Benelli M1, al fine di agevolare l’associazione mafiosa. GREGORACI Giuseppe è gravemente indiziato del delitto di associazione mafiosa ed esercizio abusivo del credito, perché in concorso con FIGLIOMENI Cosimo “u brigante”, svolgevano abusivamente nei confronti del pubblico una o più attività finanziarie senza essere iscritti negli elenchi previsti dalle leggi che disciplinano la materia ed, in particolare, perché erogavano prestiti di danaro, in maniera stabile, ad un numero indeterminato di persone, con l’aggravante di avere commesso il fatto avvalendosi delle condizioni di cui all’art. 416 bis c.p.. L’inchiesta reggina, come detto, tiene conto anche degli esiti di un’efficace attività di cooperazione internazionale tra investigatori della Polizia di Stato (Squadra Mobile di Reggio Calabria e Servizio Centrale Operativo di Roma) e canadesi (York Regional Police di Aurora), operanti sotto le direttive dei magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, d’intesa con il York Region Attorney's General, al fine di monitorare le proiezioni e le dinamiche criminali della cosche della ’ndrangheta tradizionalmente attive nello Stato del Nord America. Sul versante canadese, lo scorso 12 luglio, nella Greater Toronto Area (Vaughan e Woodbridge) - dove sono stati inviati in missione investigatori del Servizio Centrale Operativo e della Squadra Mobile di Reggio Calabria - la York Regional Police ha arrestato 10 soggetti, indagati per associazione per delinquere, riciclaggio, usura, gioco d’azzardo, a conclusione di autonome e separate indagini incentrate sugli interessi illeciti dei fratelli Cosimo ed Angelo FIGLIOMENI, considerati esponenti di vertice della ’ndrangheta reggina in Canada nonché componenti della cosiddetta Camera di Controllo di Toronto. Tra i destinatari del provvedimento restrittivo emesso dalle Autorità canadesi, figurano FIGLIOMENI Angelo, inteso il brigante e i suoi principali referenti per il riciclaggio del danaro provento delle attività delittuose, OLIVETI Salvatore e ZANNUTTI Emilio.Contestualmente agli arresti, è stato eseguito il sequestro di beni mobili ed immobili, tra cui alcune di auto di lusso e ingenti somme di danaro, per un valore complessivo di circa 23 milioni di dollari. Le attività di indagine condotte dalle Autorità italiane e canadesi fanno ritenere che le cosche di‘ndrangheta di Siderno (RC) con le loro propaggini oltreoceano, stiano realizzando diversificate attività illecite nella Greater Toronto Area, forti dello stretto legame che unisce tra la Camera di Controllo canadese al Criminedi Siderno. L’operazione “Canadian ‘ndrangheta connection” rappresenta un ulteriore ed importantissimo tassello nell’azione di contrasto al crimine organizzato di matrice calabrese che, ormai da diverso tempo, ha posto le sue radici in vari Stati ed in particolare nella ricca Regione dell’Ontario. [1] Nato a Siderno (RC) il 9 luglio 1972. [2] Nato a Siderno (RC) il 9 giugno 1974, coniugato con COMMISSO Rosa Maria, nata a Siderno (RC) il 25 ottobre 1976, figlia di COMMISSO Giuseppe. [3] Ucciso il 22 ottobre 2006. [4] Ucciso il 30 novembre 2006. [5] Nato a Siderno il 6 febbraio 1965. [6]Nato a Siderno il 30 settembre 1962. [7] Nato a Siderno (RC) il 3 ...
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