Nato da un'inchiesta della Procura di Reggio Calabria condotta dalla Guardia di Finanza
Una conferma, due condanne con pena ridotta, un'assoluzione
e sei prescrizioni. Si è concluso così, in secondo grado, il processo
"Mala sanitas" nato da un'inchiesta della Procura della Repubblica di
Reggio Calabria e condotta dalla Guardia di Finanza su ginecologi, anestesisti
e ostetriche dell'ospedale Bianchi-Melacrino-Morelli di Reggio Calabria.
Il processo – riporta l’agenzia di stampa Ansa - riguardava
diversi episodi di presunta malasanità. La Corte d'appello ha riformato la
sentenza emessa nel luglio 2019 dal Tribunale che aveva condannato 9 imputati con
pene che andavano dai 2 anni e 3 mesi ai 6 anni e 2 mesi di reclusione.
L'unica condanna confermata, a 2 anni e 3 mesi di
reclusione, è quella dell'anestesista Luigi Grasso. In appello è stata, invece,
ridotta la pena per l'ex primario del reparto di Ostetricia e ginecologia
Pasquale Vadalà, condannato a 3 anni di carcere (4 anni e 9 mesi in primo
grado) per aver manipolato la cartella clinica di una partoriente il cui
neonato è deceduto dopo poche ore di vita a causa di una meningite fulminante e
sepsi precoce. Per lo stesso reato è stato condannato a 2 anni e 4 mesi il
ginecologo Alessandro Tripodi (4 anni e 8 mesi in primo grado). Nei suoi
confronti, inoltre, è stata dichiarata la prescrizione per altri reati.
Difeso dall'avvocato Giovanni De Stefano, invece, Alessandro
Tripodi è stato assolto da un'altra accusa di falso. Accusa per la quale, con
la formula "perché il fatto non costituisce reato", sono state
assolte anche l'ostetrica Giuseppina Strati che in primo grado era stata condanna
a 3 anni, difesa dall'avvocato Francesco Calabrese, e la ginecologa Daniela
Manunzio. Per quest'ultima, condannata in primo grado a 6 anni e 2 mesi di reclusione,
la Corte d'Appello ha dichiarato la prescrizione per tutti gli altri capi di imputazione.
Sono stati
prescritte, infine, le accuse nei confronti degli altri imputati: la
neonatologa Maria Concetta Maio e i ginecologi Antonella Musella, Filippo
Saccà, Massimo Sorace e Marcello Tripodi. Per quest'ultimo la prescrizione era
stata già dichiarata dai giudici di primo grado.