Oltre lo stereotipo: presentato allo Spazio Teatro "L’invenzione Zingari" di Daniela Lucatti

Autore Redazione Web | lun, 02 nov 2026 16:24 | L’invenzione-Zingari Rom Stereotipo Reggio-Calabria Spazio-Teatro

L'opera indaga i meccanismi attraverso cui la letteratura e l'immaginario collettivo hanno costruito una narrazione deformata

La decostruzione dei pregiudizi secolari e il racconto autentico delle comunità Rom sono stati al centro dell'incontro ospitato nella sala Spazio Teatro a Reggio Calabria per la presentazione di “L’invenzione Zingari - Il persistente sguardo storico sul mondo Rom”, saggio socio-culturale firmato da Daniela Lucatti. L'opera indaga i meccanismi attraverso cui la letteratura, i prodotti culturali e l'immaginario collettivo hanno edificato per generazioni la categoria fittizia dello "zingaro", oscurando la complessità e la quotidianità di un intero popolo.

A fare luce sull'origine di questa narrazione deformata è stata l'autrice Daniela Lucatti, che ha evidenziato come l'attenzione pubblica si concentri quasi esclusivamente sulle situazioni di disagio: «Noi abbiamo inventato lo zingaro. Lo zingaro è dentro di noi. Ne abbiamo paura per i nostri desideri, per le paure, per cui abbiamo fatto questa figura che non corrisponde alla realtà delle persone». La scrittrice ha spiegato che la grande maggioranza dei Rom è inserita nel tessuto sociale e lavora, ma spesso preferisce non esporsi poiché si trova a fare i conti con «il popolo più pregiudicato del mondo».

Il profondo legame con il territorio è stato ribadito da Fiore Manzo, presidente dell'associazione Lav Romanò, il quale ha ricordato che dei circa 200 mila Rom presenti in Italia la maggior parte risiede stabilmente in case ordinarie, mentre solo una minoranza vive confinata nei campi o in contesti vulnerabili. «Questa città ospita comunità di etnia Rom dal 1505», ha osservato Manzo richiamando le prime testimonianze storiche al porto di Reggio Calabria, sottolineando come, a dispetto di una presenza plurisecolare, persistano tuttora condizioni di segregazione in quartieri periferici come Arghillà Nord.

A chiudere la riflessione è stata Stefania Bevilacqua, vicepresidente dell'UCRI, concentrandosi sui luoghi comuni che gravano sulle figure femminili, spesso relegate a figure pittoresche o degradate. Ricevere la frase "non sembri Rom" quando si veste normalmente, ha spiegato, non è un complimento ma «un insulto epistemologico», poiché pretende che per essere riconosciuti si debba corrispondere allo stereotipo maggioritario: «Se io per entrare a far parte della società devo negare la mia identità e le mie origini, significa che i bambini Rom che vivono nei ghetti non avranno punti di riferimento ideali, non potranno mai dire di voler diventare medici o avvocati».

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