Per capire perché costa così tanto bisogna partire da lontano, cioè dal barile di petrolio
La scintilla è partita dalla Calabria il 28 settembre e in pochi giorni la protesta dei trattori si è allargata ad altre regioni del Sud, fino alle colonne di mezzi agricoli viste nelle settimane successive in Campania. Al centro c'è una parola che in questi mesi gli agricoltori ripetono spesso: gasolio. Venerdì 9 ottobre, secondo l'Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese e del Made in Italy, il gasolio self sulla rete stradale costava in media 2,258 euro al litro, contro i 2,035 della benzina. Per chi lavora la terra, tra arature, trasporti e irrigazione, il carburante è una delle prime voci di spesa. Per capire perché costa così tanto bisogna partire da lontano, cioè dal barile di petrolio.
Per decenni in Italia il gasolio è costato meno della benzina, anche grazie a una tassazione più leggera pensata per i trasporti. Nel 2026 la situazione si è rovesciata. La ragione principale è la guerra con l'Iran iniziata a fine febbraio, che ha bloccato quasi del tutto lo Stretto di Hormuz, il braccio di mare da cui prima del conflitto passava circa un quinto del petrolio mondiale. Ma non c'è solo il greggio: nel Golfo si trovano anche grandi raffinerie che producono proprio gasolio e cherosene per gli aerei. Con meno navi in uscita da quell'area, in Europa è arrivato meno prodotto già raffinato, e il diesel è diventato il carburante più conteso.
A questo si aggiunge una decisione tutta italiana. Il 6 ottobre il ministero ha segnalato che lo sconto sulle accise introdotto nei mesi precedenti era scaduto, in attesa di nuove misure. Nei giorni successivi la benzina ha continuato a scendere di qualche millesimo, mentre il gasolio è salito.
Quando i telegiornali parlano del petrolio citano di solito due nomi: Brent e Wti. Il Brent è il riferimento per l'Europa e per gran parte del commercio mondiale, il Wti per il mercato degli Stati Uniti. Entrambi sono contratti che fissano oggi il prezzo di un barile da consegnare in un mese futuro. Per questo si sente dire, ad esempio, "Brent con consegna a dicembre".
Seguire la quotazione petrolio giorno per giorno aiuta a capire da dove arrivano i rincari, ma con una avvertenza: il prezzo alla pompa non si muove in tempo reale. Nella prima settimana di ottobre il Brent è passato da 97 dollari circa del 1° ottobre a oltre 101 dollari il 7 ottobre, con una caduta di quasi il 2% in una sola giornata, il 6 ottobre, quando sono arrivate notizie di maggiori esportazioni dal Medio Oriente. Queste oscillazioni arrivano al distributore con giorni o settimane di ritardo, e spesso in modo attenuato.
Il prezzo che si legge sul cartello del distributore è fatto di più pezzi. C'è il costo del prodotto raffinato, che dipende dal greggio ma anche da quanto costa trasformarlo in carburante. Ci sono il trasporto e il margine di chi distribuisce e vende. E poi c'è la parte fiscale: le accise, che dal 1° gennaio 2026 sono state uniformate tra benzina e gasolio a 672,90 euro ogni mille litri, e l'Iva al 22%, che si calcola sul totale. Il risultato è che oltre la metà di ciò che si paga alla pompa va allo Stato.
Questa struttura spiega una cosa che molti automobilisti notano: quando il petrolio scende del 5%, il pieno non cala del 5%. La parte fissa delle accise non cambia, e così le variazioni del greggio si sentono meno, sia in salita sia in discesa. Per il gasolio agricolo il discorso è diverso, perché gode di un regime fiscale agevolato. Proprio per questo, però, il peso del costo industriale del prodotto, quello legato al barile e alla raffinazione, è più alto, e i rincari internazionali si vedono di più.
Che cosa succederà da qui a fine anno nessuno lo sa con certezza. L'Agenzia internazionale dell'energia, nel rapporto pubblicato l'11 settembre, ha stimato che le esportazioni di petrolio dal Golfo resteranno intorno al 60% dei livelli prebellici nell'ultimo trimestre del 2026, con una ripresa vera solo nel 2027. La stessa agenzia ha segnalato che ad agosto le scorte mondiali sono scese ai livelli più bassi dal 2023.
Sul fronte del gasolio c'è una novità recente. Il 9 ottobre il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato un accordo con il presidente russo Vladimir Putin per immettere diesel russo sui mercati, e il Tesoro americano ha sospeso per sei mesi le sanzioni su questo prodotto. Annunci di questo tipo possono raffreddare i prezzi internazionali del gasolio, ma l'effetto concreto dipenderà dai volumi realmente consegnati e dai tempi, ancora poco chiari.
La mobilitazione partita dalla Calabria riguarda in primo luogo gli agricoltori, ma il tema tocca tutte le famiglie. Il gasolio muove i camion che portano la frutta ai mercati, i mezzi delle aziende edili, i pullman. Quando costa di più, una parte del rincaro finisce nei prezzi al consumo. In una regione dove molti spostamenti dipendono dall'auto e dove l'agricoltura pesa sull'economia più che nella media italiana, il prezzo del carburante è una questione quotidiana.
Per orientarsi nelle prossime settimane conviene guardare a tre cose: il Brent, che indica la direzione del greggio; i prezzi medi pubblicati ogni giorno dal ministero, che mostrano quanto di quella direzione arriva davvero ai distributori; e le decisioni del governo sulle accise, che possono cambiare il quadro da un giorno all'altro.
Pured