Ostentare il Rosario è un messaggio in codice alla 'ndrangheta, Cannizzaro:
POLITICA

L'intervento del Presidente della Commissione antimafia non manca di provocare dure reazioni

Ostentare il Rosario è un messaggio in codice alla 'ndrangheta, Cannizzaro: "da Morra scomposte offese a Calabria e calabresi"

Roma. Crisi di Governo, il dibattito in aula e quelle frasi del senatore M5S che proprio non vanno giù, a risuonare come una pesante offesa. Durante il dibattito sulla crisi di governo, Nicola Morra presidente della Commissione parlamentare antimafia, è tornato sull'ostentazione dei simboli religiosi da parte di Salvini, soffermandosi sul rosario mostrato nei giorni scorsi dal leader leghista nel corso delle sue recenti tappe calabresi di Isola Capo Rizzuto e Soverato. “Ostentare il rosario e votarsi alla Madonna in terra di Calabria, dove c'è il santuario della Madonna di Polsi al quale la 'ndrangheta è legata, significa - secondo il senatore calabrese pentastellato - inviare messaggi in codice che uomini di Stato, soprattutto ministri dell'Interno devono ben guardarsi dal mandare". Poi Morra ha aggiunto: "Sicuramente è stato per ignoranza, quindi: Padre perdonalo perché non sapeva quello che faceva".
Non si è fatta attendere la pronta replica del diretto interessato, Matteo Salvini.Io parlo da cittadino, affidando il futuro del popolo italiano a Maria e al buon Dio, ma secondo il presidente dell'antimafia Morra (M5S) ho mandato un messaggio alla 'ndrangheta. E' una offesa a tutti i calabresi e i cattolici. In Calabria, stando a Morra, non si può tirar fuori il Rosario, nè pregare, nè affidarsi alla Madonna: alla faccia della libertà e della democrazia". Le parole del Ministro dell’Interno parlando in diretta Facebook.
Dichiarazioni, quelle di Morra, che non hanno mancato di avere una eco anche fuori dall’aula di Palazzo Madama e non mosse certamente alla difesa di Matteo Salvini. La prima reazione è del deputato reggino di Forza Italia Francesco Cannizzaro. “Troviamo assolutamente surreale e fuori luogo - le parole dell’esponente azzurro - che che in un momento così delicato per il Paese e nel bel mezzo di una grave crisi di Governo, si possano dedicare anche solo pochi minuti di intervento in Senato su crocifissi, madonne, rosari e quant’altro, così come ha fatto, evidentemente irritato per la caduta del suo Governo, il senatore Nicola Morra, presidente della Commissione Antimafia, in piena esaltazione grillina”.
Per il deputato di Forza Italia eletto in Calabria, “le parole di Morra, che ha attaccato Salvini sull’esibizione di simboli sacri in Calabria che equivarrebbe ad un messaggio alla ‘ndragheta, sono inqualificabili, un’offesa alla mia regione e a tutti i calabresi, alle nostre tradizioni culturali millenarie, agli uomini e donne che in quei simboli credono fermamente e ritengono il santuario un luogo di fede, cultura e storia”. “In modo particolare - ancora Cannizzaro - il Santuario della Madonna di Polsi è una meta di pellegrinaggio in cui ogni anno si ritrovano migliaia di fedeli, calabresi e non, assolutamente onesti e genuini che nulla hanno a che fare con le dinamiche della criminalità organizzata”.
Un’offesa troppo grave. “Il senatore Morra, che farebbe bene a dimettersi, ci ragguagli su quanto fatto dalla Commissione da lui presieduta finora e quali misure abbia messo in campo per contrastare le mafie. È tempo di bilanci per il governo Conte, aspettiamo il suo, augurandoci - conclude Cannizzaro - che anche i suoi colleghi deputati 5 stelle Calabresi prendano le distanze da queste offese così pesanti nei confronti dei cittadini della Calabria”.


Francesco Chindemi
20-08-2019 21:40

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Nel corso delle operazioni, durante le quali sono state eseguite anche diverse perquisizioni in Toscana, Calabria e Sicilia, è stata inoltre data esecuzione, unitamente a militari della Guardia di Finanza, alla misura cautelare reale del sequestro preventivo di beni mobili e immobili per un valore di oltre 100.000 euro, riconducibili a due degli indagati, in quanto ritenuti frutto del commercio illecito, grazie agli accertamenti patrimoniali svolti dalla Sezione di Polizia Giudiziaria della Guardia di Finanza di Palmi. Nel contesto dell’attività investigativa sono state ricostruite responsabilità penali a carico di 20 persone complessive e tra gli arrestati si annovera anche un carabiniere forestale. I destinatari della misura cautelare degli arresti domiciliari sono: • GULLI’ Carmelo, 50enne reggino, preparatore atletico e sportivo, appuntato scelto dei carabinieri del ruolo forestale. • FAZZARI Roberto, 30enne polistenese, preparatore atletico e sportivo; • CRUPI Felice, 43enne di Laureana di Borrello, gestore di palestre e commerciante; dell’obbligo di dimora nel comune di residenza sono: • GAROZZO Cristian Gianluca, 45enne Catanese, commerciante; • D’OSUALDO Krisztian, 49enne ungherese, rappresentante commerciale; • PEPE Roberto, 54enne polistenese, gestore di palestre, sportivo e preparatore atletico; • AMATO Raffaele, 36enne di Cinquefrondi, commerciante; • SACCONE Giovanni, 27enne fiorentino; mentre è stata sottoposta all’obbligo di presentazione alla P.G., FOTI Giuseppe, 26enne di Ferruzzano, magazziniere. L’odierna operazione, convenzionalmente denominata “Ercole”, giunge all’esito di una articolata attività investigativa, supportata da serrati monitoraggi tecnici, analisi documentali e indagini tradizionali, condotta dalla Compagnia Carabinieri di Taurianova con un supporto specialistico del N.A.S. di Reggio Calabria, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Palmi, diretta dal Procuratore Capo Dott. Ottavio Sferlazza, e avviata nell’ottobre 2017 a seguito di una sospetta morte di un 40 enne taurianovese. L’uomo, in salute e sportivo, una mattina venne trovato privo di vita in casa dai famigliari in circostanze anomale e improvvise, ma inizialmente fu ipotizzato un ordinario arresto cardio-respiratorio. Tuttavia, l’assenza di patologie pregresse o altri elementi sintomatici e le successive informazioni raccolte dai carabinieri di Taurianova, hanno fatto emergere il sospetto che il decesso fosse, in realtà, connesso all’attività sportiva praticata dall’uomo nell’ambito del fitness e del body building. All’esito delle lunghe e complesse indagini è in effetti emerso come il 40enne, nella sua attività sportiva, facesse sistematico uso di farmaci e sostanze anabolizzanti, che gli avevano anche causato forti scompensi di salute, e che l’uomo assumeva dietro prescrizione di un personal trainer, poi identificato nell’odierno arrestato GULLI’ Carmelo. Quest’ultimo, con le stesse modalità di altri odierni indagati, dietro lauti pagamenti e senza alcuna competenza medico-sportiva, elaborava, per abituali frequentatori di palestre, programmi che prevedevano, in modo combinato, una parte “atletica” di esercizi da fare in palestra, una parte “alimentare” concernente una speciale dieta da seguire, ed infine una parte riguardante l’assunzione di farmaci e sostanze ad azione dopante, al fine di facilitare i risultati o competere in modo più efficace nelle gare. Le attenzioni degli inquirenti, però, non si sono limitate a ricercare le cause della morte dell’uomo ma sono state progressivamente estese ad altri soggetti, mettendo in luce un esteso e allarmante commercio illecito di sostanze dopanti e anabolizzanti, orbitante intorno a diverse palestre della Provincia di Reggio Calabria e delle competizioni sportive locali e nazionali. Mercato illecito che vede quali protagonisti, in veste di procacciatori e venditori, dei soggetti che, quasi sempre, si improvvisano medici, dietisti, farmacisti, personal trainer, rivolgendosi sia ad atleti amatoriali desiderosi di mutare il proprio aspetto fisico in poco tempo, oppure, in diversi casi, ad atleti professionisti che partecipano a gare regionali, nazionali o internazionali. Le indagini hanno fatto emergere un enorme giro di affari di centinaia di migliaia di euro, alimentato dalla sconcertante facilità con la quale, un certo numero di frequentatori delle palestre “affida” la propria salute a delle figure, spesso carismatiche e che si atteggiano a dei veri e propri “guru”, e che riescono, in tal modo, a guadagnare illecitamente ingenti somme di denaro a discapito della salute altrui. Nel corso dell’indagine sono state sequestrate oltre 8.000 fiale e compresse di farmaci anabolizzanti e stupefacenti, vendute, ognuna, ad un prezzo molto variabile dai 10 ai 400 euro, a seconda del prodotto e della provenienza. I prodotti commerciati erano i più disparati, “GH”, “nandrolone”, “trembolone”, “Stanazolo”, “testosterone”, con le loro varie declinazioni sintetiche, ormoni e farmaci androgeni e steroidei, vietati in Italia oppure destinati alla cura di gravi patologie e sindrome umane o addirittura a scopo veterinario. Per quanto appurato dai carabinieri reggini, i canali di approvvigionamento erano per lo più riconducibili all’estero, soprattutto da paesi est-europei e orientali, con metodi di pagamento basati sui circuiti internazionali, ma anche “bitcoin”, contanti e ricariche post-pay. Sono state individuate però, anche talune locali farmacie che, “sottobanco”, riuscivano a cedere a conoscenti e amici farmaci soggetti a prescrizione medica e solo per gravi patologie, anche tumorali, o ancora destinati ad uso veterinario, con quindi grave pericolo per la salute in caso di abuso. L’indagine ha coinvolto vari protagonisti, dagli imprenditori del fitness, che approfittavano della professione e quindi dei contatti con gli atleti per aumentare i guadagni, ai personal trainer, o presunti tali, che improvvisandosi farmacisti, medici, nutrizionisti, anche al fine di consolidare il loro prestigio nelle competizioni agonistiche, consigliavano, anzi incoraggiavano il consumo di anabolizzanti ai loro atleti - talvolta procurati da loro stessi - ma anche commercianti di prodotti per le palestre, che tra le vendite legali aggiungevano il commercio di farmaci e sostanze vietate. 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Reggio Calabria. Attraverso l’operazione “Dirty dig”, brillantemente condotta lungo l’area tirrenica della provincia reggina, è stato inferto ancora una volta un duro colpo alle organizzazioni criminali dedite al traffico di stupefacenti da parte dei militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria. Infatti, grazie sia all’intuito investigativo dei finanzieri intervenuti che al supporto dell’infallibile fiuto dei cani antidroga del comparto cinofili della Compagnia Pronto Impiego reggina, i militari della Compagnia territoriale di Reggio Calabria hanno individuato e contestualmente sottoposto a sequestro, complessivamente, circa 2.000 grammi di marijuana, circa 1.200 grammi di hashish, 4 pistole semiautomatiche e oltre 140 proiettili, nonché tratto in arresto in flagranza di reato un cinquantasettenne rosarnese (C.R., cl ’63). L’operazione repressiva in argomento, operata d’iniziativa, si inserisce nell’ambito di un più ampio piano straordinario di controllo economico-finanziario del territorio, disposto dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, eseguito mediante penetranti e pianificate attività di monitoraggio delle aree e degli snodi stradali, ferroviari e marittimi maggiormente a rischio e permeati da fenomeni di criminalità (sia in termini di microcriminalità che in termini di criminalità organizzata), nonché delle attività commerciali presenti sull’intero territorio della provincia, preventivamente oggetto di specifiche attività di analisi e selezione. Nello specifico, alcune pattuglie delle Fiamme Gialle, durante lo svolgimento di attività di appostamento e osservazione, individuavano un soggetto sospettato di detenzione abusiva di armi e di illecite produzione e detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. In tale quadro, grazie all’acume investigativo dei militari operanti, che spingeva gli stessi a riscontrare il contenuto del patrimonio info-investigativo sapientemente acquisito, si eseguivano mirate attività di perquisizione, interessanti sia le pertinenze di un esercizio commerciale gestito dal figlio del soggetto successivamente tratto in arresto, adibito alla produzione e alla commercializzazione di canapa industriale, che l’abitazione rientrante nella disponibilità del soggetto in questione, individuate a seguito di apposite attività di osservazione, pedinamento e controllo del territorio. Le attività di perquisizione predisposte ed eseguite dai militari consentivano di individuare e di sottoporre conseguentemente a sequestro un ingente quantitativo di materiale illecito, rinvenuto sotto un consistente cumulo di sabbia insistente su uno dei terreni adiacenti alla sede del menzionato esercizio commerciale. In particolare, dopo aver scavato in varie aree del terreno, si rinvenivano circa 2.000 grammi di marijuana, circa 1.200 grammi di hashish, 4 pistole semiautomatiche e oltre 140 proiettili: si procedeva così a sottoporre a sequestro quello che risultava presentarsi come un autentico “market dell’illecito”, alla luce sia della natura di quanto ritrovato, che delle modalità di occultamento del materiale illecito in questione. Al termine delle operazioni, il responsabile veniva tratto in arresto in flagranza di reato e condotto presso il carcere di Reggio Calabria “Arghillà”, così come disposto dal Pubblico Ministero di turno della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palmi, prontamente notiziato degli eventi. In seguito, il Giudice per le Indagini Preliminari convalidava l’arresto eseguito dai militari operanti, accogliendo altresì la proposta di applicazione nei confronti dell’indagato della più penetrante delle misure cautelari personali, la custodia cautelare in carcere, atteso il livello di pericolosità sociale scaturente da quanto sequestrato al soggetto tratto in arresto. Durante le operazioni di perquisizione veniva inoltre accertato come l’indagato detenesse illegalmente, presso i luoghi teatro dell’intervento dei finanzieri reggini, tre merli e un falco-gheppio (esemplari di fauna appartenenti a specie protette), dal momento che i primi risultavano essere rinchiusi in inidonee gabbie e privi dell’anello metallico inamovibile attestante la lecita provenienza degli animali, mentre il secondo risultava essere rinchiuso in un’inidonea voliera. I volatili così rinvenuti venivano dunque sottoposti a sequestro e conseguentemente affidati, per le relative cure necessarie e per l’eventuale successiva liberazione o riabilitazione, a personale specializzato dell’Associazione Mediterranea per la Natura – Centro di Recupero della Fauna Selvatica “Stretto di Messina” e dell’Associazione Anti-Bracconaggio “C.A.B.S.” che, prontamente, offriva la propria preziosa collaborazione. L’attività di controllo economico-finanziario del territorio, unitamente al contrasto degli illeciti in materia di sostanze stupefacenti e di detenzione abusiva di armi e, più in generale, dei traffici illegali, rientra tra i prioritari compiti della Guardia di Finanza, la quale costantemente opera a salvaguardia della vita umana, concorrendo a tutelare l’ordinata e civile convivenza sociale, ...

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