Domenico Tallini è il nuovo Presidente del Consiglio regionale della Calabria
POLITICA

Eletto con venti preferenze su trentuno votanti

Domenico Tallini è il nuovo Presidente del Consiglio regionale della Calabria

Con venti preferenze ottenute su trentuno votanti, il consigliere Domenico Tallini (FI) è il nuovo Presidente del Consiglio regionale della Calabria. L’elezione di Tallini è avvenuta a maggioranza, nel corso del terzo scrutinio, che ha registrato 4 voti per il consigliere Baldo Esposito (Casa delle Libertà); uno per il consigliere Giuseppe Neri (Fratelli d’Italia) e sei schede bianche.
Il terzo scrutinio si è reso necessario non essendo stata raggiunta la maggioranza qualificata nei precedenti due scrutini. Il primo, si è concluso con 18 voti per Tallini e 13 schede bianche; il secondo, con 17 voti per Tallini; 12 schede bianche; un voto per il consigliere Neri ed una scheda nulla sulla preferenza per il presidente della Giunta regionale, Santelli.
La seduta, presieduta dal Consigliere Anziano, Pippo Callipo e le cui funzioni da segretario sono state svolte dai consiglieri più giovani, Luigi Tassone e Luigi Caputo, è stata aperta dalla temporanea sostituzione del consigliere regionale Domenico Creazzo, in atto sospeso dalla carica, con il consigliere Raffaele Sainato”.



Ufficio di Presidenza. Dopo i vice presidenti sono stati eletti anche i due consiglieri segretari-questori. Si tratta di Filippo Mancuso (Lega), con 16 voti a favore, e Graziano Di Natale (Io resto in Calabria) con otto voti. Hanno inoltre riportato un voto a testa i consiglieri Tilde Minasi (Lega) e Giuseppe Neri (Fratelli d’Italia) e sono state riportate cinque schede bianche.
Pertanto, in conclusione, il nuovo Ufficio di Presidenza risulta così composto: Tallini (Presidente); Morrone, Irto (vicepresidenti); Mancuso, Di Natale (consiglieri-segretari).
I vice presidenti. Il Consiglio regionale ha anche eletto i nuovi vice presidenti. Si tratta di Nicola Irto del Partito democratico e Luca Morrone di Fratelli d’Italia. Irto, presidente uscente, ha riportato undici voti mentre Morrone ne ha ottenuto 14.
Sostituzione del consigliere Creazzo. Diversi i punti all’ordine del giorno. Il primo è la temporanea sostituzione del consigliere regionale Domenico Creazzo di Fratelli d’Italia, al momento sospeso dalla carica in quanto arrestato dalla Procura antimafia di Reggio Calabria nel corso dell’inchiesta “Eyphemos”. Al suo posto il primo dei non eletti della lista di FdI nella circoscrizione Sud, Raffaele Sainato.
Via ai lavori. Dopo due mesi esatti dalle elezioni è iniziata oggi la prima seduta del Consiglio regionale dell’undicesima legislatura della Calabria. L’incontro si svolge a porte chiuse a causa dall’emergenza Coronavirus: è consentito l’accesso solo ai consiglieri regionali, agli assessori e al personale di aula muniti di mascherine e guanti, con la partecipazione telematica degli eventuali assenti in quarantena. La seduta, così come previsto dal regolamento, è presieduta dal consigliere regionale più anziano: in questo caso il candidato alla presidenza della Regione, capogruppo di “Io Resto in Calabria”, Pippo Callipo.
L'intervento di Tallini. Mezz’ora circa - subito dopo la sua elezione a porte chiuse - l’intervento in Aula del neo Presidente del Consiglio regionale Domenico Tallini, che ha esordito asserendo: “Non mi ero posto questo obiettivo, né l’ho reclamato. Ma quando c’è stata la chiamata alla responsabilità ho accettato la sfida”. Molte le questioni, d’attualità e di prospettiva, su cui il neo Presidente si è soffermato. Dalla pandemia al regionalismo che quest’anno compie (assieme ai ‘Fatti di Reggio’ e allo Statuto dei lavoratori) mezzo secolo: “E’ una ricorrenza importante che, una volta passata l’emergenza, bisognerà utilizzare per fare una riflessione sul regionalismo in Italia che è stato un elemento di modernizzazione, di coinvolgimento delle realtà territoriali, di forte rottura con l’impianto di uno Stato centralizzato e lontano dalle popolazioni. Ci sono stati errori - ha detto - ritardi, storture, ma l’assetto regionale della Repubblica Italia è una conquista irrinunciabile. Si tratta semmai di modernizzare il ruolo delle Regioni, renderle più autonome all’interno di un sistema solidale che assicuri a tutti gli italiani le stesse opportunità. Occorre aprire una stagione nuova del regionalismo che corregga gli errori, gli squilibri tra i territori, le penalizzazioni per il Meridione, adeguando le Regioni ai cambiamenti tumultuosi della società e fornendo ad esse gli strumenti per competere ad armi pari”. A proposito di federalismo e autonomia regionale: “Si ripartirà dalla mozione approvata all’unanimità dal Consiglio a gennaio dello scorso anno con l’obiettivo di realizzare un federalismo solidale che da un lato assicuri i livelli essenziali in materie come la sanità, l’istruzione, e dall’altro esalti l’autonomia regionale nei campi dell’ambiente, della cultura, del turismo, dell’agricoltura, delle energie rinnovabili”. Il presidente Tallini non ha tralasciato “l’esigenza di riorientare”, alla luce degli effetti della pandemia, “il modello di sviluppo economico puntando sulla bio-economia, l’economia circolare, le bio-tecnologie, la rivoluzione digitale che impatta sul turismo, sull’agricoltura, sull’artigianato, sulla cultura”. A tal proposito ha spiegato: “Il l sole, il vento e anche il mare possono diventare fonti inesauribili di energie pulite e rinnovabili. Le applicazioni digitali possono trasformare l’agricoltura tradizionale in ‘agricoltura di precisione’ e l’artigianato tradizionale in ‘artigianato in 3D’. Il turismo dovrà cambiare volto e puntare sulla sicurezza e sulla salubrità dei luoghi. Dalla crisi la Calabria può trarre grandi opportunità”. Sulla pandemia: “Il mio pensiero commosso va ai nostri morti e alle loro famiglie, agli ammalati, ai medici, agli infermieri, agli operatori sanitari, ai volontari, agli addetti ai servizi essenziali, alle forze dell’ordine che combattono quotidianamente, ormai da diverse settimane, una battaglia difficile per il contenimento del virus. Esprimo il mio apprezzamento per la determinazione, la serietà e l’autorevolezza con cui la Presidente della Regione sta affrontando tale emergenza che si inserisce in un contesto di generale fragilità del nostro sistema sanitario, ridotto allo stremo da anni di tagli e di politiche ragionieristiche dei Commissari nominati dai Governi. La battaglia è ancora lunga, lo sappiamo, ed ognuno è chiamato a fare la sua parte”. Ha assicurato “come primo atto l’insediamento delle due commissioni più impegnate su questo fronte: la Commissione sanità e la Commissione Bilancio alle quali chiederò uno sforzo straordinario per licenziare i provvedimenti che tutti si attendono. Il bilancio rappresenterà per tutte le forze politiche un banco di prova. Si tratterà di predisporre i primi strumenti per la ripresa sociale ed economica della nostra regione, anche in relazione alle misure contenute nel decreto Cura Italia”. Ancora: “Quando finirà l’incubo della pandemia, niente sarà più come prima. Ci ritroveremo in un mondo diverso in cui tutti i rapporti politici, sociali ed economici saranno cambiati. Cambierà anche il rapporto tra il Nord e il Sud del nostro Paese. Dovremo essere capaci di trasformare in un punto di forza l’interconnessione che sembra emergere tra la diffusione della malattia, l’inquinamento e la densità demografica”. Ad avviso del presidente Tallini: “Dovremo ripensare al nostro modello di crescita, scegliendo con convinzione la strada di uno sviluppo eco-compatibile che valorizzi al massimo un turismo che inevitabilmente cambierà pelle e la produzione di cibi biologici e prodotti artigianali legati alle antiche tradizioni. I nostri Parchi - ha aggiunto - le nostre Riserve naturali, le nostre coste dovranno essere il grande ‘scrigno verde’ da cui fare scaturire progetti, idee e programmi per un sistema economico che guardi ai profondi cambiamenti che ci attendono. Tracce importanti di questa impostazione si intravedono già nel programma di governo della presidente Santelli e sarà importantissimo l’apporto che questo Consiglio regionale potrà dare attraverso una legislazione di qualità che, partendo dai bisogni reali, introduca nel sistema- Calabria le innovazioni necessarie”. Non ha tralasciato critiche all’utilizzo nell’amministrazione della cosa pubblica dei commissari: “A questo Consiglio regionale è affidato il compito di affermare la supremazia etica e rappresentativa della politica, contribuendo a superare la cultura del commissariamento che ha inondato in questi anni le istituzioni e gangli essenziali della vita sociale della Calabria, peraltro senza l’ottenimento di risultati significativi. Dovremo tentare di incidere più in profondità sul terreno dell’autoriforma dell’Istituzione e sulla semplificazione delle procedure amministrative, combattendo le lentezze e le inadempienze di una burocrazia che in molti casi appare essere non amica ma nemica della Calabria. Un vero ostacolo allo sviluppo”. Riprendendo uno temi che hanno connotato la sua esperienza politica, Tallini ha insistito sulla gravità del “divario esistente tra le aree più ricche del Paese e il Meridione. Alla popolazione del Sud, che rappresenta il 34,3 % dell’intera popolazione italiana, arriva il 28,3% della spesa pubblica. Alla popolazione del Nord, che rappresenta il 65,7% dei cittadini italiani, arriva il 71,7%. Tradotto in risorse, significa che al Meridione vengono sottratti 61 miliardi di euro all’anno di sola spesa pubblica. Nell’arco di dieci anni, il Sud è stato privato di qualcosa come 600 miliardi di euro che avrebbero inciso profondamente sulla qualità della vita e sull’occupazione. E’ stato un meccanismo perverso che ha calcolato i trasferimenti statali in base alla spesa storica e pertanto le Regioni più ricche sono diventate sempre più ricche e quelle Meridionali sempre più povere”. Che fare? “Una volta superata l’emergenza occorrerà aprire una forte vertenza con lo Stato per un riequilibrio nella distribuzione delle risorse e per un regionalismo che non sia una secessione mascherata”. Su questo versante, ha puntualizzato, “Il Consiglio regionale sarà protagonista di questo grande confronto e non mancherà di elaborare una sua proposta originale da sottoporre all’attenzione del Parlamento, del Governo e delle forze politiche”. Un parte dell’intervento è stata dedicata alla città di Reggio Calabria sede del Consiglio: “Tra gli impegni che mi sento di assumere per Reggio Calabria c’è quello di rilanciare l’iniziativa e le funzioni della Conferenza Interregionale Calabria-Sicilia per il coordinamento delle politiche dell’Area dello Stretto, perché sono convinto che un’alleanza strategica tra le due Regioni possa portare a processi virtuosi nei settori del turismo, dei trasporti, della cultura, dei servizi, con enormi benefici per le due sponde”. Sulle difficoltà dei comuni calabresi: “Vogliamo avere con il sistema delle autonomie locali un rapporto immediato e pertanto cercheremo di riempire di nuovi contenuti il ‘Consiglio delle Autonomie Locali’, andando oltre l’attuale funzione di mero parere sugli atti del Consiglio”. Dopo aver rivolto “un ringraziamento e un saluto alla magistratura e alle forze dell’ordine”, ha garantito che “Non abbasseremo la guardia sul terreno della legalità e del contrasto alla mafia che riteniamo prioritario e indispensabile per ogni politica di sviluppo della Calabria. Studieremo ogni possibile iniziativa legislativa per combattere l’ingerenza della criminalità organizzata nella vita politica, sociale ed economica della Calabria. Ringrazio anche il mondo della Chiesa, in testa la Conferenza Episcopale Calabra, per il ruolo che svolge in questa battaglia, scuotendo le coscienze e richiamando tutti noi all’assunzione di responsabilità”. Ha insistito sulla necessità di “dedicare molte delle nostre energie alla ricostruzione dell’immagine migliore della Calabria, spesso deturpata da fenomeni inquietanti, ma spesso anche vittima inconsapevole di inaccettabili pregiudizi e luoghi comuni. Dovremo farlo intanto dando l’esempio di un’Assemblea regionale produttiva, che licenzia buone leggi. E valorizzando le nostre stupende risorse naturalistiche, i siti storici e architettonici, le nostre tradizioni millenarie, la nostra cultura che affonda le sue radici nella Magna Graecia. Individueremo tutti assieme le azioni di mettere in campo per ricollocare la Calabria in Europa e al centro del Mediterraneo, facendola uscire dalla dimensione periferica e marginale a cui è stata relegata per decenni. Dovremo contribuire a ricostruire la reputazione della Calabria in Italia, in Europa e nel mondo”. Inoltre, sull’informazione: “Una mano ce l’aspettiamo dal complesso mondo dell’informazione che anche in Calabria risente di trasformazioni tecnologiche e professionali impressionanti per la loro velocità. Ci aspettiamo critiche severe e stimoli, ma anche un contributo per valorizzare le cose positive che andremo a realizzare. Interverremo per un potenziamento del sistema dell’informazione calabrese, soprattutto nel campo dell’innovazione tecnologica e delle nuove frontiere del web”. La ricorrenza del 50esimo anniversario dello Statuto dei Lavoratori, lo ha indotto a soffermarsi sulla “madre di tutte le battaglie in Calabria”: il diritto al lavoro: “Se non riusciremo ad invertire la tendenza alla desertificazione del nostro tessuto economico, se non metteremo un freno alla fuga dei cervelli, se non daremo a tutti i nostri ragazzi la speranza di un’opportunità, se non valorizzeremo il ruolo delle nostre Università, se non modernizzeremo i settori portanti della nostra economia, la nostra funzione sarà inutile. La Regione, da sola, non può farcela. Diventa essenziale una regia unica che metta attorno ad un tavolo il Governo, il Parlamento, le Aziende di Stato, il mondo dell’imprenditoria italiana, il sindacato, l’insieme delle Autonomie Locali”. Indicazioni specifiche: “Abbiamo bisogno di ridurre drasticamente le importazioni e incentivare il consumo dei prodotti calabresi, anche sulla base di studi e ricerche mirate da affidare alle Università. Dobbiamo utilizzare al meglio la dotazione di fondi comunitari, sia recuperando le quote non spese - e in questi giorni c’è stata un’apertura dall’Unione Europea che ha consentito all’Italia di non restituire 11 miliardi di euro - sia utilizzando al meglio il Programma di Politiche di Coesione 2012- 2027 che contiene almeno tre ‘tavoli’ di straordinario interesse per la Calabria”. Infine, l’auspicio a “privilegiare le cose che ci uniscono. Solo un’azione sinergica tra Consiglio e Giunta potrà portare i risultati sperati. L’esperienza della presidente Santelli nelle aule parlamentari - dove ha esercitato sia ruoli di maggioranza che ruoli di opposizione - è una garanzia in tal senso. Un lavoro immane ci attende e forse basterebbe realizzare solo una parte delle cose che ho detto per fare ripartire la nostra terra”.




26-03-2020 13:33

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'Ndrangheta. Il monopolio delle cosche Rosmini e Zindato sui lavori nel cimitero del Rione Modena: 10 arresti NOMI/VIDEO

Alle prime ore della mattinata odierna, a conclusione di complesse e articolate indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria diretta dal Procuratre Giovanni BOMBARDIERI, la Squadra Mobile ha dato esecuzione all’ordinanza di applicazione di misure cautelari n. 7424/2012 R.G.N.R. D.D.A., n. 1744/2013 R.G.G.I.P D.D.A. e n. 33/2018 R.O.C.C. D.D.A., emessa - su richiesta della D.D.A. - dal G.I.P. presso il locale Tribunale il 15 maggio 2020, nei confronti dei seguenti 10 soggetti, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa e concorso esterno in associazione mafiosa: 1. ALAMPI Nicola, nato a Reggio Calabria il 04.12.1969, ivi residente; 2. ANGELONE Giuseppe, nato a Reggio Calabria il 09.01.1969, ivi residente; 3. COSTANTE Massimo, nato a Reggio Calabria il 08.03.1983, ivi residente; 4. CRISALLI Natale, nato a Reggio Calabria il 29.08.1958, ivi residente; 5. CRISALLI Salvatore Claudio, inteso “Peppe”, nato a Reggio Calabria il 29.03.1970, ivi residente; 6. GIORDANO Francesco, nato a Reggio Calabria il 30.09.1965, ivi residente; 7. PULEO Roberto, nato a Reggio Calabria il 25.01.1965, ivi residente; 8. RICHICHI Rocco, nato a Reggio Calabria il 24.07.1980, ivi residente [detenuto per altra causa]; 9. MISSINEO Demetrio, nato a Reggio Calabria il 04.03.1979, ivi residente; 10. MANGLAVITI Carmelo, nato a Reggio Calabria il 25.01.1954, ivi residente [Dirigente Comunale Responsabile del Servizio Cimiteri del Comune di Reggio Calabria]. I soggetti dal numero 1 al 9 sono ritenuti responsabili di associazione mafiosa per aver fatto parte, con ruoli diversi, della cosca ROSMINI e ZINDATO operanti nei quartieri Modena, Ciccarello e San Giorgio Extra. Al soggetto indicato al n.10 è contestato il delitto di concorso esterno in associazione mafiosa. L’attività di indagine - svolta dalla Sezione “Reati contro il Patrimonio” della Squadra Mobile, sotto le direttive dei Sostituti Procuratori della D.D.A. Stefano MUSOLINO e Sara AMERIO, a seguito della recrudescenza di episodi delittuosi di natura estorsiva verificatisi nella zona sud di Reggio Calabria - permetteva di accertare l’esistenza e l’operatività, all’interno del “locale” delimitato dai quartieri Modena, Ciccarello e San Giorgio Extra, di due distinte e pericolose organizzazioni mafiose, comunemente denominate: 1) cosca Borghetto - Zindato - Caridi, operante nell’ambito della potente cosca LIBRI; 2) cosca Rosmini legata alla più affermata consorteria dei SERRAINO. Esse risultano storicamente connotate quali articolazioni territoriali della 'ndrangheta che avevano preso parte attiva alla cd. "seconda guerra di mafia" [1985-1991], militando la cosca ROSMINI [unitamente alle famiglie Imerti, Condello, Saraceno, Fontana, Nicolo e Ficara] sul fronte antidestefaniano, avverso il quale si erano coalizzate le famiglie De Stefano, Libri, Tegano, Zito, Zindato, Postorino, Latella e Barreca [cartello destafaniano]. La ripartizione di quella porzione di territorio cittadino - tra le suddette cosche - costituisce un dato acclarato da pregresse attività investigative, svolte anche da questa Squadra Mobile, convenzionalmente denominate “Wood”, “Testamento” e “Alta Tensione”. In particolare nell’ambito di quest’ultima operazione di polizia, eseguita in data 29 ottobre 2010, venivano tratti in arresto esponenti di vertice della cosca ROSMINI, ovvero ROSMINI Diego 1972, ALAMPI Natale Paolo classe 1974 e MASSARA Osvaldo 1965. Analogamente, all’esito dell’operazione denominata “Cartaruga” del 19.10.2012, sempre questa Squadra Mobile, traeva in arresto ulteriori affiliati alla stessa consorteria tra cui ROSMINI Francesco classe 1964, CASILI Antonino classe 1949 e MANDALARI Carmelo classe 1985. Grazie alle attività tecniche disposte nell’ambito della presente indagine in capo ai fedelissimi di GIORDANO Francesco [storico esponente della cosca ROSMINI], ovvero i germani CRISALLI Natale e Salvatore Claudio inteso “Peppe”, COSTANTE Massimo e ANGELONE Giuseppe, inteso Pino, nonché alle dichiarazioni rese principalmente dai collaboratori di giusitizia LIUZZO Giuseppe Stefano Tito, GREVE Federco e De ROSA Enrico, è stato possibile individuare ulteriori associati che garantivano non solo una fattiva collaborazione ai componenti di vertice della cosca - quali devono essere considerati i predetti ROSMINI Diego, ROSMINI Francesco ed ALAMPI Natale Paolo - ma anche linfa vitale e concreto contributo alla vita e all’attività dell’associazione stessa, soprattutto sotto il profilo materiale dell’operatività delittuosa. Nello specifico, l’attività investigativa ha messo in luce il ruolo apicale ricoperto, in seno alla consorteria ROSMINI, dal carismatico GIORDANO Francesco, referente imprenditoriale della cosca tanto per tutti i lavori edili da realizzarsi sul territorio di influenza e in particolare per quelli da eseguirsi nell'ambito del plesso cimiteriale di Modena. Egli è ritenuto infatti il vertice dei ROSMINI nel quartiere Modena. Rilevano in merito le dichiarazioni del collaboratore di giustizia LIUZZO Giuseppe Stefano Tito, soggetto di indubbio spessore criminale [in quanto già appartenente al sodalizio dei ROSMINI] il quale riferiva sull’ascesa criminale di GIORDANO Francesco - che ANGELONE Giuseppe [altro storico affliato] aveva presentato alla cosca - fino ad assumere il ruolo di referente della consorteria nel quartiere di Modena. Anche il collaboratore di giustizia GREVE Federico lo indicava come uomo di fiducia di ROSMINI Diego detto “il nano”, il quale lo battezzò presso il proprio domicilio prima del 1991 e attualemente, con il grado della santa, è il capo locale di Modena, nonché dominus indiscusso dei lavori al cimitero. In merito alla posizione del GIORDANO, medesime argomentazioni provengono dal collaboratore di giustizia Enrico DE ROSA il quale lo ha indicato come esponente della cosca SERRAINO nel quartiere di Modena. Nel corso dell’indagine è emerso che tutti hanno come punto di riferimento per quel territorio GIORDANO Francesco. Ed invero, le dichiarazioni dei collaboratori sulla centralità della figura di GIORDANO Francesco trovavano riscontro nelle risultanze dell’attività investigativa in quanto era proprio al GIORDANO che Filippo CHIRICO ed il suo braccio destro TOMASELLI Gaetano - esponenti di vertice [il primo] della cosca LIBRI - si rivolgevano per occupare un'immobile da consegnare alla compagna del CHIRICO. Il ruolo del GIORDANO, in altri termini, è da ritenersi paritetico al ruolo del CHIRICO in seno alla consorteria mafiosa di appartenenza [LIBRI]. Inoltre due emissari di Maurizio CORTESE, storico affiliato alla cosca SERRAINO, cosca quest'ultima federata ai ROSMINI, chiedevano a GIORDANO Francesco di intervenire presso i componenti la comunità rom per ottenere la restituzione di un motorino rubato. ANGELONE Giuseppe, storico e carismatico affiliato alla cosca ROSMINI, collaborava con le imprese edili di comodo e nella totale disponibilità dei ROSMINI al pari degli altri sodali; egli era punto di riferimento per l'esecuzione dei lavori edili all'interno del cimitero del quartiere Modena, ove la cosca era egemone grazie alla collaborazione del pubblico funzionario MANGLAVITI Carmelo. Durante l’attività investigativa si era riscontrata, anche, la presenza constante - a fianco del cognato GIORDANO Francesco - di CRISALLI Salvatore Claudio, inteso “Peppe”, figura poliedrica nell’ambito dell’associazione mafiosa e legato allo stesso da un legame di natura criminale. CRISALLI ha dato prova di essere capace di muoversi sul territorio di Modena e di interfacciarsi con gli esponenti della comunità rom per la restituzione delle autovetture rubate. Si è, infatti, accertato come questi, in ragione della sua appartenenza alla locale criminalità organizzata al pari del COSTANTE Massimo, sia stato più volte chiamato in causa da amici o parenti che avevano subito il furto di un' autovettura nel territorio appannaggio della cosca ROSMINI. Il CRISALLI era il factotum del GIORDANO. Era lui che veniva costantemente chiamato dal cognato per i lavori edili di ogni tipo o per incontrare i clienti presso il cimitero di Modena e si metteva a completa disposizione del capo società. In altri termini CRISALLI Salvatore Claudio era il terminale ultimo delle direttive del GIORDANO. Il collaboratore di giustizia LIUZZO lo indica come storico appartenente alla cosca ROSMINI che aveva fatto la gavetta criminale sin dai tempi in cui militava anche Diego ROSMINI classe 1959. In merito alla posizione di COSTANTE Massimo vanno, innanzitutto, richiamate le dichiarazioni accusatorie del collaboratore di giustizia LIUZZO che lo indica come affiliato alla cosca ROSMINI, particolarmente vicino al capo società GIORDANO ed in grado di operare per conto della cosca in diversi settori: edilizio, commerciale, nel recupero di autovetture trafugate, ecc. COSTANTE Massimo espletava la funzione di autista di GIORDANO Francesco occupandosi, altresì, della tutela dello stesso. Tra gli indagati rileva anche la figura di Natale CRISALLI il quale, da quanto emerso dalle investigazioni, in forza della parentela con il fratello CRISALLI Salvatore Claudio, inteso “Peppe” e con il piu carismatico GIORDANO Francesco, è un punto di riferimento della cosca ROSMINI tanto da essere contattato da un esponente della cosca PESCE di Rosarno per cercare un posto di lavoro per due ragazze; immediata la messa a disposizione dell'appartenente ai ROSMINI che mandava un'imbasciata e nel giro di pochissimo tempo combinava un appuntamento di lavoro e si impegnava, infine, per garantire vitto ed alloggio, nel pieno rispetto delle logiche di 'ndrangheta e nel buon nome della comune militanza nei circuiti unitari della criminalita organizzata. Nell'alveo del sodalizio godeva di prestigio criminale in ragione della sua vicinanza al GIORDANO ed al fratello, come poteva cogliersi nel corso di una conversazione in cui lo stesso dava atto di vantare un credito nei confronti del genero del boss Giovanni TEGANO, Edmondo Eddy BRANCA, e di non avere timore della pesante parentela. PULEO Roberto [parente di Giordano Francesco], associato di lungo corso, disponibile a curare la latitanza di affiliati, provvedeva alle necessita economiche lei congiunti di ALAMPI Natale Paolo, esponente di vertice della consorteria ROSMINI detenuto. ALAMPI Nicola, appartenente alla cosca [fratello del piu noto ALAMPI Natale Paolo, esponente di vertice della consorteria ROSMINI, di cui ha ereditato il ruolo] svolgeva compiti organizzativi partecipando alle decisioni inerenti la vita dell'associazione ed impartendo le direttive agli associati. Il collaboratore di giustizia LIUZZO lo indica come storico affiliato alla cosca ROSMINI che aveva fatto la gavetta criminale sin dai tempi in cui militava anche Diego ROSMINI classe 1959, sempre attivo nei settori criminali di interesse dalla cosca. MISSINEO Demetrio e RICHICHI Rocco erano a disposizione della cosca ZINDATO. In particolare, MISSINEO su incarico di ZINDATO Francesco, detto “Checco”, si occupava dello spaccio di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, deteneva armi da sparo e provvedeva alla risoluzione in stile mafioso delle controversie che coinvolgevano i sodali ed i terzi. RICHICHI era deputato all’attività di spaccio, assieme a MISSINEO e a QUIRINO Fabio Franco [ucciso in data 03 marzo 2014 nel Rione Modena]. La loro capacità di agire anche con metodologia violenta, tipica dell'associazione cui appartengono, è un dato che non proviene solo dalle dichiarazioni del collaboratore DE ROSA, ma anche dagli esiti delle captazioni compendiate nella presente indagine come ad esempio quando RICHICHI riferiva a COSTANTE Massimo che avrebbe voluto bruciare il bar del CRISALLI Natale. A lato della ricostruzione associativa, spicca la figura di un pubblico ufficiale, MANGLAVITI Carmelo, Dirigente responsabile del servizio cimiteriale del Comune di Reggio Calabria che - pur senza essere affiliato - prestava un costante ed effettivo contributo al perseguimento degli scopi illeciti dell’associazione mafiosa, assurgendo ad uomo chiave nello scacchiere criminale dei ROSMINI. Lo stesso vantava un rapporto particolareggiato, esclusivo e confidenziale con il referente imprenditoriale della cosca GIORDANO Francesco e gli altri sodali CRISALLI Salvatore Claudio, inteso “Peppe” e COSTANTE Massimo. MANGLAVITI, in più occasioni, contattava telefonicamente GIORDANO Francesco e CRISALLI Salvatore Claudio, inteso “Peppe”, pianificando con gli stessi incontri de visu e gli stessi dipendenti del MANGLAVITI fungevano da segretari del duo CRISALLI-GIORDANO. Acconsentiva che gli appartenenti alla cosca ROSMINI, senza essere titolari di alcuna ditta, operassero indisturbati nella realizzazione di ogni lavoro edile all'interno del cimitero di Modena. Il collaboratore di Giustizia LIUZZO ha riassunto in maniera plastica i rapporti economico-criminali tra il prevenuto ed i ROSMINI riferendo che, al cimitero di Modena, il monopolio assoluto sui lavori [tumulazioni, estumulazioni, edificazione e ristrutturazione di cappelle funerarie] era in mano a GIORDANO Francesco e ANGELONE Giuseppe e che tante ditte avevano tentato di “entrare” nei lavori in quel cimitero, ma difficilmente erano riuscite nel loro intento. Dall’attività tecnica emergeva che nei locali dell'ufficio comunale, all'interno del cimitero, era di fatto ubicata la sede amministrativa del GIORDANO e del CRISALLI dove, in diverse occasioni, i due ricevevano clienti, stipulavano accordi, formalizzavano vendite con i privati cittadini che richiedevano interventi edili all'intemo del cimitero. Il contributo che forniva il MANGLAVITI alla cosca era indispensabile per imporre il monopolio dei lavori edili in favore del GIORDANO [e dei suoi sodali], contribuendo alla conservazione ed al rafforzamento dell’associazione, consapevole che senza il suo apporto i ROSMINI non avrebbero mai potuto lavorare all'interno del cimitero. Il funzionario comunale, cosi facendo, aveva consegnato agli uomini dei ROSMINI l’intero plesso cimiteriale, mettendo a disposizione del sodalizio i suoi sottoposti e la sede degli uffici comunali. L’inchiesta ha dimostrato anche come alcuni soggetti, in ragione della loro appartenenza alle cosche ROSMINI e ZINDATO e della consapevolezza di potere essere destinatari di provvedimenti di custodia cautelare o di misure di prevenzione personale e patrimoniale, consapevolmente abbiano posto in essere un’accurata attività di fittizia attribuzione della titolarità di attività imprenditoriali al fine di eludere i controlli delle forze dell’ordine e le disposizioni di legge in tema di misure di prevenzione. Ed invero, su richiesta della D.D.A., il G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria ha disposto il sequestro preventivo delle seguenti imprese [nelle more divenute non operative] che è stato notificato dalla Squadra Mobile contestualmente agli arresti: 1. Impresa individuale NICOLÒ Rosaria sedente a Reggio Calabria, intestata a NICOLÒ Rosaria, avente ad oggetto la gestione della impresa di pulizie denominata “Starbrill” e quella dell’esercizio commerciale denominato “Valery Bar” sedente a Reggio Calabria; 2. Impresa individuale “Sette Veli di Mirella Patrizia CRISALLI”, sedente a Reggio Calabria, di fatto di ...
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Reggio Calabria. Oltre ai furbetti del cartellino, dei falsi invalidi e dei falsi braccianti, negli ultimi mesi ...

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