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Dove la professionalità non fa rumore: la storia di buona sanità del dottor Cordopatri

Autore Redazione Web | mar, 25 ago 2026 15:31 | Niky-Cordopatri Medico Polistena Buona-Sanità Calabria

Un infermiere e paziente oncologico racconta la propria esperienza con il medico che lavora all'ospedale di Polistena

Esiste una terra dove le voci risuonano ancora: lo Ionio parla al Tirreno, il Tirreno risponde all'Aspromonte, l'Etna fa la voce grossa. Scusate, mi sono perso nella magica realtà della mia terra. La Calabria. Terra madre se tutto va bene, matrigna se le cose girano male. Io, da quasi due anni, faccio parte della seconda schiera. Combatto contro una neoplasia pancreatica. Sin dalla prima diagnosi ho provato terrore. Non solo della malattia, ma della famigerata sanità del Sud.

Di quel Sud da cui tutti scappano. Io invece ho deciso di restare, pur avendo esercitato la mia professione di infermiere proprio lì, al Nord, dove la sanità è considerata un'eccellenza. Ma io sono uno che resta. Perché se vai via, non senti più l'eco di quel dialogo atavico tra mare e montagna, tra cielo e terra. E se penso ad alcune persone incontrate in questo cammino, capisco che non tutto è perduto. Nel reparto di Radiologia dell'ospedale di Santa Maria degli Ungheresi di Polistena c'è una voce che si unisce a quel dialogo.

È la voce di un medico, di un uomo, di un esempio di professionalità, di intuito e soprattutto di umanità: il Dott. Niky Cordopatri. Calabrese di origine, uno di quei medici che ha deciso non solo di restare, ma di tornare, per amore della sua terra. Io, come infermiere e come paziente oncologico, voglio essere testimone diretto e indiscusso del suo valore. Disponibilità e gentilezza infinite, appuntamenti presi al volo, contatti diretti con colleghi del Nord, referti dettagliati in tempi record. Referti che ho portato al Nord e che hanno lasciato stupiti. Da un lato percepivo quasi l'imbarazzo di chi conosce la Calabria solo per il mare e per i luoghi comuni sulla malasanità e non si aspetta una tale professionalità davanti a descrizioni TAC così puntuali. Dall'altro mi sentivo dire: "Ah, Cordopatri? Sì, lo conosco, eravamo insieme all'università. Persona eccezionale".

Conosciuto e stimato in tutta la penisola. Eppure ha scelto di restare. Come uno di quei calciatori fedeli alla propria maglia, che non cambiano squadra per business. Anche lui è uno che resta. Uno che ama la sua terra, ama il mare. Un mare che lascia all'improvviso, anche in ferie, per correre in ospedale quando c'è un'emergenza. Io l'ho visto arrivare, "travestito da emergenza", con ancora i piedi pieni di sabbia. Perché in reparto c’è solo lui e solo lui. Nessun altro! Non posso fare altro che ringraziarlo pubblicamente!

Sergio Carrozza

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