Reggio, prosegue l'odissea dei pazienti costretti alla dialisi notturna: "È disumano e raccapricciante"

Autore Redazione Web | mar, 27 ott 2026 15:03 | Dialisi Ospedale Posti-Rene Pazienti Gom Fintred Regione Calabria

Francesco Puntillo, coordinatore della Fintred Calabria, chiede alla Regione di certificare l'assenza di posti rene per superare lo stallo

Al Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria continua l'estenuante trafila per decine di pazienti nefropatici, costretti a sottoporsi a trattamenti salvavita in orari proibitivi. A causa della cronica carenza di postazioni dialitiche nel territorio, i malati devono iniziare il turno alle 21.00 per terminare le cure soltanto all'una di notte. Una condizione insostenibile denunciata da Francesco Puntillo, coordinatore regionale della Fintred Calabria: «Fare la dialisi dalle 21 all'una di notte perché a Reggio Calabria mancano posti rene è una cosa davvero raccapricciante e disumana, che non dovrebbe esistere in un Paese civile».

Davanti a rassicurazioni e aperture annunciate ma mai concretizzate, definite dai rappresentanti dei malati meri «specchietti per le allodole», l'associazione chiede un intervento formale e immediato da parte delle istituzioni sanitarie: «L'unica cosa che può davvero determinare una svolta è che la Regione Calabria certifichi la carenza di posti rene all'interno di questa Asp, un atto dirimente e propedeutico per qualunque tipo di soluzione». Senza questo passaggio burocratico cruciale, ogni intervento resta bloccato, lasciando i pazienti in un limbo continuo.

Alle difficoltà cliniche si sommano pesanti disagi pratici ed economici: l'assenza di un servizio navetta costringe chi è solo a spendere cifre insostenibili per i trasferimenti o impone ai familiari sacrifici estenuanti per accompagnarli e riprenderli a notte fonda. Anche le condizioni di accoglienza all'interno dell'ospedale sono critiche: privi di spogliatoi, i pazienti arrivano già in pigiama per sottoporsi al trattamento, con il timore di ammalarsi con l'arrivo della stagione fredda.

Tra chi si sente abbandonato dalle autorità locali e chi deve farsi ospitare da parenti per non dover dormire nei corridoi della struttura, la richiesta unanime rimane quella di restituire dignità e sicurezza a un percorso di cura fondamentale per la sopravvivenza.


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