Taekwondo, in Calabria la prima presentazione nazionale dell’autobiografia del gran maestro Park Young Ghil

Autore Redazione Web | dom, 10 maggio 2026 13:47 | Park-Young-Ghil Calabria

Fu direttore tecnico della nazionale italiana e contribuì alla crescita umana e sportiva di generazioni di giovani

Dalla Calabria è partita la prima presentazione nazionale dell’autobiografia del gran maestro Park Young Ghil, tra i padri fondatori del taekwondo in Italia. All’Hotel Biafora di San Giovanni in Fiore (Cs), davanti a maestri, allievi, dirigenti sportivi e appassionati della disciplina, è stato presentato il libro “Taekwondo fino a fine missione”, racconto umano e storico della vita del maestro coreano scomparso il 7 dicembre 2024.

Park arrivò in Italia nel febbraio del 1967. Sul visto rilasciato dal Consolato italiano a Seoul era riportata una dicitura singolare: “fino a fine missione”. E fino agli ultimi giorni della sua vita il gran maestro ha continuato a insegnare, formare atleti e trasmettere princìpi educativi, diventando figura fondamentale per la diffusione del taekwondo nel Belpaese.

Patrocinata dal Comitato Fita Calabria, l’iniziativa – iniziata con un saluto in video del campione olimpico e mondiale di taekwondo Simone Alessio, di origini calabresi – ha avuto un forte valore simbolico. Proprio in Calabria, infatti, Park aveva radicato molto la disciplina, come nel resto del Sud.

«Siamo onorati di essere qui e di vivere questa giornata. La Calabria è una regione molto importante per il taekwondo, perché è una delle aree principali in cui il maestro Park ha portato il suo verbo e in cui il taekwondo è cresciuto in maniera forte», ha dichiarato il presidente del Comitato Fita Calabria, Giancarlo Mascaro, che ha poi ricordato il significato più profondo dell’opera educativa del maestro coreano. «Park – ha detto Mascaro –amava promuovere il taekwondo come strumento di educazione delle persone, come mezzo per valorizzare gli individui e restituire alla comunità persone migliori».

Il libro è stato curato da Itae e IJung Park, figli del gran maestro, insieme al giornalista calabrese Emiliano Morrone. Il testo, tradotto dal coreano dagli stessi figli, ripercorre l’intera esistenza del maestro: l’infanzia segnata dagli orrori della Guerra di Corea, la formazione universitaria e il servizio militare in patria, il viaggio in Italia e la diffusione del taekwondo partendo dal Sud.

«Questa autobiografia è una storia di vita, ed è la storia del taekwondo italiano», ha spiegato Itae Park, ringraziando il Comitato regionale Fita Calabria, il presidente Mascaro e Morrone «per l’amicizia e per il sostegno».

Il figlio del gran maestro ha definito il libro «il testamento finale» lasciato dal padre al taekwondo italiano. «È il piccolo regalo finale – ha precisato – per tutti i maestri e per tutti coloro che gli hanno dato affetto e che lui ha amato».

Molto intensa anche la riflessione sulla figura umana del maestro Park: «Era un piccolo uomo venuto da lontano, dall’altra parte del mondo. Una persona molto umile, che – ha spiegato Itae Park – ha dato tutta la sua esistenza per una missione: promuovere il taekwondo in Italia. Fino all’ultimo ha compiuto questa missione. Noi non ci sentiamo soltanto allievi, ci sentiamo figli del maestro».

Durante l’incontro sono intervenuti anche il consigliere federale Fita Salvatore Chiodo, responsabile scientifico della federazione e docente universitario nell’Università di Catanzaro, e il maestro Zeno Mancina, direttore tecnico della società sangiovannese Taekwondo in Fiore, che ha ricordato la dedizione assoluta di Park per la disciplina. Mancina ha raccontato che il gran maestro seguiva anche le competizioni minori, spesso da solo sugli spalti, prendendo appunti per migliorare le proprie conoscenze e aiutare gli atleti.

Fu proprio Park, nel 2024, a chiedere a Mancina di organizzare uno stage a San Giovanni in Fiore. Lo stage si svolse l’11 giugno 2024 e fu l’ultimo incontro del maestro con le nuove generazioni di atleti. «Nulla avviene per caso», hanno sottolineato Mancina e Itae Park.

Nel corso della presentazione sono emersi numerosi ricordi personali e testimonianze di affetto da parte di allievi e maestri, tra cui Tonino Guerra, Cosimo Bonofiglio, Michele Tedesco e lo stesso professore Chiodo e la moglie.

Park Young Ghil, che aveva girato il mondo per promuovere il taekwondo e la cultura coreana, fu direttore tecnico della nazionale italiana e contribuì alla crescita umana e sportiva di generazioni di giovani, spesso sottratti al disagio sociale grazie ai valori trasmessi attraverso la disciplina: rispetto, amicizia, solidarietà, impegno e miglioramento personale.

Dalla Calabria, terra cui il maestro era profondamente legato, è così partita la diffusione di un libro destinato a custodire la memoria di una figura che ha segnato la storia del taekwondo italiano e la vita di migliaia di persone.

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