Giovani e scuola: preoccupano i casi di violenza avvenuti tra le mura scolastiche

Autore Redazione Web | lun, 06 maggio 2024 10:08 | Scuola Studenti Reggiocalabria

La società sta cambiando velocemente e i giovani sono il frutto di quanto avviene 

Cosa sta succedendo alla scuola? È una domanda lecita che  molti  in città si stanno ponendo in questi giorni, dopo che la  sconcertante vicenda avvenuta in un liceo reggino, ha lasciato tutti attoniti, sconvolto e scosso molte  coscienze. Premesso che l’episodio di violenza inaudita conclusosi con un accoltellamento di un giovane e con l’intervento del padre di quest’ultimo accorso come giustiziere in sua difesa, sarebbe potuto accadere in qualunque altro contesto scolastico, abbandonate le sterili polemiche e il pruriginoso interesse per la dinamica dell’avvenimento, occorrerebbe una seria riflessione sociale e culturale che abbia come  focus quello che sta accadendo nella società contemporanea e che riguarda specificamente il comportamento giovanile. 

È indubbio un decadimento di alcuni valori tradizionali (ma sempre attuali e non opinabili), come il senso del rispetto o quello del limite  tra  lecito ed illecito nei diversi contesti della vita sociale e civile. Sembra che i ragazzi di oggi, la cui attenzione e concentrazione verso lo studio e le attività quotidiane è nella maggior parte dei casi fagocitato da un uso sfrenato delle tecnologie-edano drammaticamente diminuire la propria soglia dell’attenzione ed abbiano  maggiore  probabilità di sviluppare sintomi  del deficit di attenzione e iperattività.   

Con il risultato che il mondo virtuale si sta velocemente sostituendo a quello reale, facendo sì che i giovani perdano di vista  la bellezza di tutto ciò che li circonda. La considerazione in oggetto nasce da una  personale osservazione quotidiana  del mondo  giovanile, conseguente ad un rapporto maturato nel corso di tanti anni  di lavoro come docente e  distanziato, per così dire, da una cattedra all’interno di una classe.

Prendersela con la scuola che non fornisce più gli strumenti  educativi di una volta, che ha abdicato ad una maggiore tolleranza  dei comportamenti nei confronti degli studenti,  che  non impartisce più un bagaglio culturale solido, è  troppo semplice.  Si dice spesso, la scuola non è più quella di una volta  e menomale mi viene da pensare …

La scuola non fa altro che interpretare e mettere in atto i  cambiamenti sociali e generazionali, ed è ovvio che non possa più rimanere ancorata a vecchi programmi, a metodologie didattiche ed educative obsolete, a modelli educativi  che non tengano conto dei cambiamenti in atto nella società. Non è assolutamente possibile  ritenere che i docenti che siano dei supereroi o  che riescano sempre con facilità ad interagire con il complesso modo giovanile e a prevedere comportamenti che sono imprevedibili e che nascondono  rabbia, rancore, superficiale visione del mondo e dei rapporti interpersonali.  Per non parlare poi del gap generazionale tra docenti e discenti, che si acutizza sempre più per una serie di motivi che è facile intuire.

Pensionamenti alle soglie della  senilità per i docenti, difficoltà di accedere alle cattedre per i giovani desiderosi   di intraprendere questa nobile professione. È facile dare la colpa sempre e comunque alla scuola , ai Dirigenti, agi insegnanti... Insegnare è sempre stato un lavoro bellissimo, ma che richiede  cuore, ed una visione molto ampia dello scenario sociale e culturale che i tempi propongono.

La società cambia velocemente e con essa i giovani, che sviluppano sempre più una dipendenza da pericolosi fattori esogeni  che sono di difficile lettura ed interpretazione, se non guardati con l’occhio della persona matura e consapevole. La famiglia credo che in questo abbia un importantissimo  e  fondamentale compito, difficile certamente ma non delegabile a nessuno. In famiglia si forma  e si sviluppa la personalità di un giovane e i modelli educativi che vengono utilizzati  all’interno  di essa, si replicano nei comportamenti dei giovani. Per intenderci, se in una famiglia si utilizza un linguaggio violento o la violenza stessa, verbale o fisica  che sia sottende ad una mentalità intollerante e non capace di risolvere dialetticamente i problemi, con molta probabilità quel clima che si respira,  verrà veicolato ai propri figli. In una “società liquida” a dirla secondo il  sociologo e filosofo  Zygmunt Bauman, metafora dell’epoca moderna  che non è capace di mantenere una forma poiché mancante di una coesione interna, si vive soltanto di presente, non  c’è il passato, non si pensa al futuro.  Una società del genere è destinata ad implodere  e credo non abbia prospettiva alcuna di crescita.

Se la violenza tra i giovani arriva addirittura  a violare la sacralità di una delle più importanti  roccaforti  che danno impulso e linfa vitale ad uno Stato democratico, culla del sapere e dell’apprendimento che forma l’uomo e il cittadino, che  si ispira  e rende vividi i valori democratici e civici contenuti nella Costituzione, vuol dire  che  la società è pericolosamente sulla strada del  non ritorno…

Raffaella Imbrìaco

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