La società sta cambiando velocemente e i giovani sono il frutto di quanto avviene
Cosa sta succedendo alla scuola? È una domanda lecita che molti in città si stanno ponendo in questi giorni, dopo che la sconcertante vicenda avvenuta in un liceo reggino, ha lasciato tutti attoniti, sconvolto e scosso molte coscienze. Premesso che l’episodio di violenza inaudita conclusosi con un accoltellamento di un giovane e con l’intervento del padre di quest’ultimo accorso come giustiziere in sua difesa, sarebbe potuto accadere in qualunque altro contesto scolastico, abbandonate le sterili polemiche e il pruriginoso interesse per la dinamica dell’avvenimento, occorrerebbe una seria riflessione sociale e culturale che abbia come focus quello che sta accadendo nella società contemporanea e che riguarda specificamente il comportamento giovanile.
È indubbio un decadimento di alcuni valori tradizionali (ma sempre attuali e non opinabili), come il senso del rispetto o quello del limite tra lecito ed illecito nei diversi contesti della vita sociale e civile. Sembra che i ragazzi di oggi, la cui attenzione e concentrazione verso lo studio e le attività quotidiane è nella maggior parte dei casi fagocitato da un uso sfrenato delle tecnologie-edano drammaticamente diminuire la propria soglia dell’attenzione ed abbiano maggiore probabilità di sviluppare sintomi del deficit di attenzione e iperattività.
Con il risultato che il mondo virtuale si sta velocemente sostituendo a quello reale, facendo sì che i giovani perdano di vista la bellezza di tutto ciò che li circonda. La considerazione in oggetto nasce da una personale osservazione quotidiana del mondo giovanile, conseguente ad un rapporto maturato nel corso di tanti anni di lavoro come docente e distanziato, per così dire, da una cattedra all’interno di una classe.
Prendersela con la scuola che non fornisce più gli strumenti educativi di una volta, che ha abdicato ad una maggiore tolleranza dei comportamenti nei confronti degli studenti, che non impartisce più un bagaglio culturale solido, è troppo semplice. Si dice spesso, la scuola non è più quella di una volta e menomale mi viene da pensare …
La scuola non fa altro che interpretare e mettere in atto i cambiamenti sociali e generazionali, ed è ovvio che non possa più rimanere ancorata a vecchi programmi, a metodologie didattiche ed educative obsolete, a modelli educativi che non tengano conto dei cambiamenti in atto nella società. Non è assolutamente possibile ritenere che i docenti che siano dei supereroi o che riescano sempre con facilità ad interagire con il complesso modo giovanile e a prevedere comportamenti che sono imprevedibili e che nascondono rabbia, rancore, superficiale visione del mondo e dei rapporti interpersonali. Per non parlare poi del gap generazionale tra docenti e discenti, che si acutizza sempre più per una serie di motivi che è facile intuire.
Pensionamenti alle soglie della senilità per i docenti, difficoltà di accedere alle cattedre per i giovani desiderosi di intraprendere questa nobile professione. È facile dare la colpa sempre e comunque alla scuola , ai Dirigenti, agi insegnanti... Insegnare è sempre stato un lavoro bellissimo, ma che richiede cuore, ed una visione molto ampia dello scenario sociale e culturale che i tempi propongono.
La società
cambia velocemente e con essa i giovani, che sviluppano sempre più una
dipendenza da pericolosi fattori
esogeni che sono di difficile lettura ed
interpretazione, se non guardati con l’occhio della persona matura e
consapevole. La famiglia credo che in questo abbia un importantissimo e
fondamentale compito, difficile certamente ma non delegabile a nessuno. In
famiglia si forma e si sviluppa la
personalità di un giovane e i modelli educativi che vengono utilizzati all’interno
di essa, si replicano nei comportamenti dei giovani. Per intenderci, se
in una famiglia si utilizza un linguaggio violento o la violenza stessa,
verbale o fisica che sia sottende ad una
mentalità intollerante e non capace di risolvere dialetticamente i problemi, con
molta probabilità quel clima che si respira, verrà veicolato ai propri figli. In una “società
liquida” a dirla secondo il sociologo e filosofo Zygmunt Bauman, metafora dell’epoca moderna che non è capace di mantenere una forma poiché
mancante di una coesione interna, si vive soltanto di presente, non c’è il passato, non si pensa al futuro. Una società del genere è destinata ad
implodere e credo non abbia prospettiva
alcuna di crescita.
Se la violenza tra i giovani arriva addirittura a violare la sacralità di una delle più importanti roccaforti che danno impulso e linfa vitale ad uno Stato democratico, culla del sapere e dell’apprendimento che forma l’uomo e il cittadino, che si ispira e rende vividi i valori democratici e civici contenuti nella Costituzione, vuol dire che la società è pericolosamente sulla strada del non ritorno…
Raffaella Imbrìaco