Fondazione Mediterranea: "I due pesi e due misure dell’ondivaga Soprintendenza reggina"

Autore Redazione Web | mar, 10 dic 2024 19:04 | Fondazione Mediterranea Reggio Calabria

Proseguono le polemiche in merito ad i lavori in corso alla rotonda di Piazza Indipendenza 

I due pesi e due misure dell’ondivaga Soprintendenza reggina: si è sbagliato prima o si sta sbagliando ora?

Così si esprime la Dirigente della Soprintendenza Maria Mallemace a proposito dei lavori sulla rotonda di piazza Indipendenza, resisi necessari per ospitare lo spettacolo di fine anno e che hanno messo in evidenza i resti dei precedenti sfortunati tentativi di rendere esteticamente accettabile una rotonda stradale in pieno centro città, già icasticamente descritti da Nicola Giunta.

“Non potevamo prevedere quello che abbiamo visto riemergere dallo scavo, e che tutti i cittadini hanno visto. L’intervento che era stato autorizzato prevedeva la rimozione del verde, che poi sarà piantumato nuovamente, lì o in altro luogo, e la conservazione in sicurezza dei pilastrini e delle conchiglie della rotonda. È chiaro che il progetto del palco dovrà essere ora modificato, ma spetta al comune quale soluzione adottare.”

Nulla da eccepire, a norma di legge se del verde si elimina da un luogo lo si ricompone in altro sito. Come anche se dei manufatti si rimuovono, li si conserva e li si rimette al loro posto. Benissimo: in questo caso la Soprintendenza ha fatto ciò che è pagata per fare ovvero conservate e tutelare.

Nulla di ciò è stato fatto su piazza De Nava. Nonostante le istanze della cittadinanza attenta e consapevole, i due scultorei pitosfori sono stati giustiziati e le loro spoglie disperse, con un gesto di spietata violenza antiambientalista che non trova alcuna giustificazione. Per quanto riguarda i pilastrini e i loro raccordi tubolare in ferro, dei secondi si è persa traccia, quando avrebbero potuto benissimo essere riciclati in altro sito, mentre i primi hanno vissuto l’umiliazione di essere allocati nelle strade adiacenti la piazza come dissuasori di parcheggio con la nuova etichetta di “paracarri” (testuale dal progetto).

Due pesi e due misure, quindi. Da un lato si demolisce una storica piazza, con il suo portato di identità e memoria, fino a una tabula rasa su cui erigere un “non luogo” (Marc Augé). Dall’altro, facendo stavolta il doverosamente il proprio mestiere, si tutela e protegge ciò che in qualche modo rappresenta la città.

Tertium non datur: o si è sbagliato prima o si sta sbagliando ora.

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