Un universo poetico che tiene fede a un assunto imprescindibile, quello di rispondere alla propria sfera coscienziale
L’arte di Pasquale Marino travalica qualsiasi definizione di categoria o di stile, la si può considerare una sorta di palinsesto visivo, dal quale emerge un costrutto formale di volta in volta diversificato, ma sempre misurato attraverso una evidente sapienza dei mezzi espressivi, conseguita grazie alla lezione di importanti maestri, e direi rinvigorita nel corso degli anni dalla sua naturale attitudine creativa.
Un universo poetico che tiene fede a un assunto imprescindibile, quello di rispondere alla propria sfera coscienziale in dialogo con la realtà circostante, ora espressa nelle ambientazioni urbane con tutte le contraddizioni e le violenze della modernità, o nelle immagini pervadenti brandelli di muri segnati dal tempo, o nelle visioni epifaniche della natura, di cui l’artista tende a cogliere l’aspetto più lirico e magico. La sua pittura si percepisce come luogo fisico, un campo di forze dentro il quale si svela il pensiero, la complessa ricerca di una relazione col mondo, trasfigurata dentro trame luminose e accensioni cromatiche di chiara matrice mediterranea, che si riflettono e intessono la struttura dei piani spaziali del quadro, e da cui si aprono squarci figurali di natura, risolti in giochi riflessi, apparizioni improvvise come incanti di paradiso, evocanti, oltremodo, il luogo dove il maestro vive e lavora, affacciato sullo Stretto.
Un lungo percorso artistico, quindi, espresso all’interno di una vastità di opere esemplari, che fin dagli anni giovanili hanno connotato il suo estro. Dopo le prime esperienze ancora figurative, Marino si accosta a formulazioni d’impronta espressionista e pop, per poi attraversare le poetiche informali, concependo le sue creazioni per via di scomposizioni e incastri di piani, che traghettano il costrutto narrativo verso una partitura astratta, scossa dalla forza gestuale dei segni pittorici. Un’adesione al linguaggio informale che in Marino, comunque, si colloca nell’ambito di un sentire “pacato”, più quieto rispetto alle istanze drammatiche di stampo europeo e americano.
Da qui nuovi approdi, o racconti visivi, le cui partiture si rivelano per tramite di sintesi figurali dentro spaziature geometriche intessute di luce, permeate di colori timbrici e tonali. Una pittura che l’artista sperimenta senza sosta, pervenendo a soluzioni raffinate, pervase di magica leggerezza per la qualità del tratto pittorico, e nelle quali, in alcuni casi, coesistono in dialogo figurazione e astrazione. Egli concepisce con grande libertà espressiva le sue visioni senza costringerle dentro limiti precostituiti, ma tenendo fede a uno statuto pittorico di grande equilibrio e ricercata bellezza.
Le opere in mostra appartengono quasi tutte alla sua recente produzione e sono emblematiche di una costante ricerca sul tema della natura. Marino spazia all’interno di questo repertorio diversificando le prospettive, le tessiture cromatiche, le strutture compositive, ora più figurali ora più astratte.
Si tratta di un variegato corpus di paesaggi, spesso osservati oltre il limite di una finestra, o specchiati sui vetri di un’automobile, oppure declinati in vere e proprie vedute. Un percorso iconografico che costituisce una sorta di leitmotiv della sua produzione pittorica, e che palesa la particolare sensibilità dell’artista verso ogni dettaglio e sostanza materica del mondo naturale, che sia arbusto, fiore, roccia, legno, pianta, mare, quasi a volerne carpire l’incanto e il mistero, ma anche le possibilità espressive.
Lo Stretto, in particolare, si rivela nella magia dei rapporti tonali come scenario naturale di nostalgica bellezza, luogo evocativo, spazio personale, transitando da immagine visiva a immagine mentale, metafora di un “attraversamento” esistenziale, dove le idee sembrano fluire insieme alle correnti marine, dove la coscienza interiore e l’immaginario creativo s’incontrano, generando continuamente nuove suggestioni. Un rapporto quotidiano, dunque, con la natura di questo luogo, che l’artista trasfigura dentro tracciati pervasi di colori mediterranei, di atmosfere cangianti, di trasparenze, visioni che sprigionano una sorta di vertigine emotiva e che rispondono alla sua sfera coscienziale.
Un excursus pittorico che l’artista, tuttavia, non vuole esaurire all’interno di un’azione puramente estetica, ma impiega come tramite visivo di grande fascinazione per sollecitare la nostra percezione, invitandoci a guardare oltre il dato puramente sensorio, per scorgere e fermare nella coscienza la bellezza immanente del luogo.