“La Reggina è la mia forza”: la storia di Simone, cuore amaranto a 1500 km da casa

Autore Giorgia Rieto | lun, 07 apr 2025 14:05 | Reggina Tifosi-Reggina Simone-Rinato Calcio Serie-D Reggio-Calabria

Un legame speciale con mister Trocini, fatto di messaggi, sostegno e stima reciproca: il calcio che unisce e sa ancora toccare il cuore

Ci sono storie che vanno oltre il tifo. Storie che ti entrano dentro, ti fermano, ti fanno riflettere. Quella di Simone Rinato, reggino di sangue ma da anni residente a Varese, è una di queste. Simone non ha mai abbandonato la sua squadra del cuore, nemmeno per un attimo. Nemmeno quando la vita gli ha presentato una battaglia durissima.

Anzi, proprio la Reggina — i suoi colori, le sue maglie, i suoi cori — è diventata il suo rifugio, la sua forza quotidiana. Oggi, Simone è uno di quei tifosi che, anche da lontano, tengono viva la fiamma amaranto. E nel corso di questi mesi, il suo amore per la squadra ha costruito ponti umani e profondi, come quello con mister Trocini, che con sensibilità e rispetto ha saputo ascoltare, sostenere e stringere un legame vero con lui.

Abbiamo voluto farci raccontare da Simone cosa significa essere reggino e tifoso della Reggina, oggi e sempre.

Simone, da dove nasce il tuo amore per la Reggina?

«La mia passione è nata con me. In famiglia siamo tutti tifosi della Reggina: mio fratello, mio cugino... sono cresciuto con i loro racconti, le trasferte, le emozioni. La mia prima volta allo stadio fu un Reggina-Perugia con Cosmi in panchina, perdemmo 2-1... ma io ricordo solo la magia di quella giornata, gli affetti accanto a me e la Serie A: sciarpe, tamburi, bandiere… È lì che ho capito cosa significava amare davvero una squadra.»

Cosa rappresenta per te la Reggina, oggi?

«Molto più del calcio. È un senso di appartenenza, di rivalsa, soprattutto per chi, come me, vive lontano da Reggio. È quell’orgoglio che ci fa sentire parte di qualcosa di grande. Quando parlano della Reggina in Serie A, io sorrido con fierezza. E oggi, con mia figlia che ha appena compiuto due anni, sentire lei canticchiare i cori amaranto… beh, è una delle emozioni più forti che possa vivere. Questo amore non si è perso, anzi, continuerà con lei.»

Una partita che non dimenticherai mai?

«Reggina-Messina del 30 aprile. Cozza, Amoruso e Bianchi: vittoria e salvezza in Serie A. E il Messina giù in B. Quel giorno è storia. Ogni anno lo festeggiamo come fosse un anniversario. Il 30 aprile per noi è sacro.»

Hai avuto modo di seguire da vicino anche gli allenamenti…

«Sì, ed è stata un’esperienza che mi ha dato tanta gioia. Ho conosciuto alcuni calciatori e mister Trocini: hanno ascoltato la mia storia con grande sensibilità. Ci siamo promessi forza reciproca dopo la sconfitta col Siracusa. Con loro ho condiviso come sto vivendo la mia situazione… e loro mi hanno fatto sentire parte di qualcosa. Giocano anche per chi, come me, ogni giorno affronta delle battaglie più grandi del calcio.»

Hai parlato spesso di Trocini…

«Un uomo prima che un mister. Con lui si è creato un legame vero. Ci sentiamo spesso, è lui stesso a scrivermi per sapere come sto e come vanno le cure. In un mondo dove spesso si dimentica il lato umano, questo per me vale tantissimo.»

Cosa provi quando vedi la Reggina scendere in campo?

«Mi batte il cuore. Vivo tutta la settimana in funzione della partita. Ho le mie scaramanzie (ride), ma soprattutto indosso con orgoglio quella maglia amaranto, quella "R" sul petto… dopo la nascita di mia figlia, sono le emozioni più forti della mia vita.»

Cosa ti ha insegnato la Reggina?

«A non mollare. Mai. Come quell’anno con la penalizzazione di -11, quando ci davano per spacciati e invece ci siamo salvati all’ultima giornata contro il Milan. Mi ha insegnato che anche quando sembra tutto perduto, c’è sempre una possibilità di risalire.»

Hai lasciato un messaggio forte ai giocatori…

«Sì, ho detto loro che non giocano solo per chi è allo stadio, ma per un popolo intero. Per chi vive lontano, per chi soffre ma non smette di amare. E ai tifosi dico: sostenete questa squadra, sempre. Andate allo stadio, fate sentire la vostra voce. Mi piacerebbe vedere Reggio unita, tutta insieme per la Reggina. Perché il disfattismo che c’è oggi ci fa solo del male.»

Cosa pensi della situazione attuale della società?

«C’è tanta confusione, troppa. Dopo Foti, abbiamo vissuto illusioni e delusioni: da Gallo a Saladini. Tanta apparenza e poche certezze. Questa nuova società, pur tra errori, almeno sembra non fare il passo più lungo della gamba. Ho apprezzato molto la riapertura dello store, anche per noi che viviamo al Nord. Ma quello che chiedo alla società è una sola cosa: chiarezza. Basta prese in giro. Vogliamo tornare nei professionisti, ma serve unità. Quando Reggio è unita, si può arrivare ovunque.»

Simone oggi continua a lottare, ogni giorno. Lo fa con il sorriso di sua figlia, con la maglia amaranto nel cuore, con un messaggio che non dimenticheremo: non mollare mai.

Perché l’amore per la Reggina, quando è vero, diventa una forza capace di sostenerti anche nei momenti più difficili. E lui, da 1500 km di distanza, ce lo ricorda con ogni battito del suo cuore amaranto.

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