Negli ultimi dieci anni, due commissariamenti per infiltrazioni mafiose hanno segnato profondamente il rapporto tra cittadini e istituzioni
Scilla è uno di quei luoghi che non hanno bisogno di presentazioni. Basta uno sguardo al mare, una passeggiata tra le case della Chianalea, o una foto scattata all’ombra del Castello dei Ruffo per capire quanto questo borgo, incastonato tra roccia e mare, abbia da offrire. Eppure, da troppo tempo, vive sospeso tra ciò che è e ciò che potrebbe essere.
Negli ultimi dieci anni, due commissariamenti per infiltrazioni mafiose hanno segnato profondamente il rapporto tra cittadini e istituzioni. La comunità, in parte scoraggiata, ha imparato a farsi bastare la bellezza del posto, lasciando spesso al caso il resto. Ma oggi, qualcosa sembra muoversi. C’è un senso diffuso di attesa, la consapevolezza crescente che Scilla ha bisogno, e forse anche voglia, di rinascere.
Non si tratta solo di valorizzare il turismo, ma di costruire attorno a esso un sistema vivo e sostenibile, che funzioni tutto l’anno. Perché se d’estate il borgo si riempie, tra spiagge affollate e ristoranti al completo, nei mesi invernali l’atmosfera cambia: le saracinesche si abbassano, le occasioni si diradano e molti giovani partono in cerca di qualcosa che qui ancora manca.
Il potenziale, però, è evidente. Anche compagnie internazionali come Ryanair lo hanno intuito, puntando sulla Calabria e contribuendo ad avvicinare nuove rotte al territorio reggino. Scilla, con la sua posizione strategica e la sua identità così riconoscibile, potrebbe diventare uno dei principali punti di riferimento del turismo calabrese, se solo si decidesse di investire con competenza su accoglienza, servizi, eventi, cultura.
Gli imprenditori del posto chiedono opportunità. Chiedono che non ci si ricordi di Scilla solo a luglio e agosto. Chiedono servizi adeguati, collegamenti più efficienti, promozione internazionale costante, e una progettualità che sappia guardare al prossimo decennio oltre l’immediato. Perché la bellezza, da sola, non basta. E perché non si può sempre vivere aspettando la stagione successiva.
In questo scenario, si inserisce l’attuale tornata elettorale. A fine maggio si voterà per il nuovo sindaco. I candidati in corsa sono tre: Gaetano Ciccone, fratello dell’ex primo cittadino, Rocco Bueti, già presente sulla scena politica locale, e la giovane Carmen Santagati, unica donna candidata. Tre nomi, tre visioni diverse, chiamati a raccogliere l’eredità di un comune che negli ultimi dieci anni ha conosciuto due scioglimenti e una crescente distanza tra cittadini e istituzioni. Una sfida che arriva in un momento delicato ma anche potenzialmente decisivo grazie alle sfide da cogliere che potrebbero fare la differenza per l"intera comunità. La scelta di chi guiderà Scilla nei prossimi anni potrà determinare se questo borgo diventerà una perla viva della Calabria grazie ai fondi europei, al supporto delle istituzioni o se resterà ancorato a una bellezza che rischia di diventare silenziosa.
Quello che si percepisce, parlando con chi qui vive e lavora, è che non servono miracoli, ma scelte coerenti con la voglia di rivalsa ed in piena discontinuità col passato. Una visione chiara, capace di mettere insieme il fascino del territorio con le esigenze dei cittadini e il desiderio di cambiamento per permettere al borgo di brillare.
Perché Scilla non ha bisogno di cambiare identità. Ha solo bisogno di credere che ognuno può essere protagonista del proprio futuro facendo una scelta di pancia al di fuori delle solite logiche consolidate che nulla hanno a che vedere col bene di tutti.