Le riflessioni di Oreste Romeo
Di Oreste Romeo
Il Sindaco Falcomatà, a distanza di un anno dall’ultimo rimpasto di giunta, ha deciso di cambiare ancora e ha nominato un nuovo assessore senza neppure chiedersi se a Reggio fosse o meno uno sbiadito ricordo il profilo di cui dieci anni orsono ha fatto deprecabile e pubblico sfoggio il signor Burrone, la cui scelta si è immediatamente rivelata motivo di generale insoddisfazione, per ragioni di opportunità, innanzitutto, di metodo e di merito.
Non sorprende, pertanto, che le cronache degli ultimi giorni in riva allo Stretto confermino la persistente attualità del “caso Burrone” che deflagrò in una afosissima domenica di giugno del 2015 con l’effetto di raggelare i Reggini mentre si trovavano al mare.
A distanza di dieci anni dalla improvvisa “notorietà” acquisita dal signor Burrone, a nulla vale il tentativo di cucire addosso al neo assessore un rassicurante abito da cerimonia, sotto forma di intervista “mirata”, essendo di immediata percezione la gravità insita nella balzana idea di farne un assessore: disfunzionale al dovere istituzionale di tutelare la comunità cittadina garantendone con competenza il soddisfacimento delle istanze; sicuramente funzionale alla futura carriera di Falcomatà, vista la recentissima pronuncia della Consulta che ha precluso all’attuale Sindaco l’inseguimento, quantunque a dispetto delle drammatiche evidenze, del terzo mandato, costringendolo a cambiare obiettivo e a pedalare in vista della improbabile elezione a Presidente della Calabria.
Ma il quadro si appesantisce in virtù di altre constatazioni: la prima riguarda l’ulteriore e pericolosa divaricazione della distanza tra la classe “dominante” cittadina ed il corpo sociale, ed in proposito è perfino riduttivo evocare la metafora del timone di una nave da crociera affidato ad un montanaro che non avesse mai varcato i limiti territoriali del proprio habitat; la seconda, invece, chiama pesantemente in causa le responsabilità del corpo elettorale, se il neo assessore Burrone è stato rieletto a Palazzo San Giorgio quale consigliere comunale dopo l’esecrabile exploit di cui si rese protagonista dieci anni fa.
E, dunque, niente di nuovo sotto le macerie di Reggio, come se non fossero sufficienti la miracolosa desistenza dell’affaire Miramare ed il prodigio dei Morti votanti, senza far torto agli scenografici codici etici adottati sotto i fari accecanti di una legalità che addirittura ha fatto breccia nel Ducato di Sambatello.