Papa Francesco, la prima volta in Iraq e la riforma della Curia

Autore Antonio Spina | lun, 21 apr 2025 12:15 | Papafrancesco Vaticano

Ci lascia un Pontefice che è stato primo in tante cose, ma non per raggiungere traguardi o guadagnare primati, bensì ad avviare "processi".

È stato primo in tante cose Papa Francesco. Primo Papa gesuita, primo Papa originario dell’America Latina, primo a scegliere il nome di Francesco senza un numerale, primo ad essere eletto con il predecessore ancora in vita, primo a risiedere fuori dal Palazzo Apostolico, primo a visitare terre mai toccate da un Pontefice – dall’Iraq alla Corsica -, primo a firmare una Dichiarazione di Fratellanza con una delle maggiori autorità islamiche. Primo Papa anche a dotarsi di un Consiglio di cardinali per governare la Chiesa, ad assegnare ruoli di responsabilità a donne e laici in Curia, ad avviare un Sinodo che ha coinvolto in prima battuta il popolo di Dio, ad abolire il segreto pontificio per i casi di abusi sessuali e depennare dal Catechismo la pena di morte. 

Primo Papa in Iraq

Quarantasette i pellegrinaggi internazionali del Pontefice argentino, realizzati in base a eventi, inviti di autorità, missioni da compiere oppure a qualche «movimento» interiore, come egli stesso rivelò nel volo di ritorno dall’Iraq. Sì, proprio l’Iraq: tre giorni nel marzo 2021 tra Baghad, Ur, Erbil, Mosul e Qaraqosh, terre e villaggi con ancora evidenti cicatrici di matrice terroristica, con il sangue sui muri e le tende degli sfollati lungo le strade, nel mezzo della pandemia di Covid e di preoccupazioni generali per la sicurezza. Un viaggio sconsigliato da molti per la salute e il rischio attentati; un viaggio voluto a tutti i costi. Il viaggio «più bello», ha sempre confidato Francesco stesso, primo Papa a calpestare la terra di Abramo, là dove Giovanni Paolo II non riuscì ad andare, e ad avere un colloquio con il leader sciita Al-Sistani.

La riforma della Curia

Processi, quindi. Quelli di riforma sono stati una costante del papato di Francesco che non ha voluto disattendere le raccomandazioni dei cardinali nelle congregazioni pre-Conclave che chiedevano al futuro nuovo Papa la ristrutturazione della Curia romana e in particolare delle finanze vaticane, per anni al centro di scandali. E da subito il Papa ha costituito un Consiglio di cardinali, il C9 (divenuto negli anni C6 e C8 con l’avvicendarsi dei vari membri), un piccolo “senato” per coadiuvarlo nel governo della Chiesa universale e lavorare alla riforma della Curia. Accorpamenti di Dicasteri e altre modifiche di titoli e organigrammi sono stati il segnale del work in progress; step finale è stata la Costituzione apostolica Praedicate evangelium: attesa per anni, è stata promulgata nel 2022, senza preavvisi e preamboli, introducendo significative novità. Tra queste, l’istituzione del nuovo Dicastero per l’Evangelizzazione, presieduto direttamente dal Pontefice e il coinvolgimento dei laici «in ruoli di governo e di responsabilità». In questa ondata di cambiamento vanno inquadrate le nomine del primo prefetto laico, Paolo Ruffini, al Dicastero per la Comunicazione, della prima «prefetta» al Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata, suor Simona Brambilla, e della prima governatrice della Città del Vaticano, suor Raffaella Petrini.

Fonte Vatican News

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