Il regista promette di scrivere una sceneggiatura per la città ma per adesso pensa a Roma
Qualche veloce autografo, una foto con giovani fan che lo aspettano fuori dal Museo archeologico già dalle prime ore del pomeriggio e, subito, dentro ad ammirare i due capolavori dell’arte greca, i Bronzi di Riace.
Carlo Verdone non si atteggia affatto, anzi quando qualcuno dell’organizzazione lo tira per evitare il contatto con gli ammiratori, è lui a dire “lascia stare, aspetta, che sarà mai”.
Perché le vere star sono coloro che sono riuscite a creare nel tempo una connessione vera, autentica con gli spettatori. Un’empatia che Carlo ha dimostrato di avere ieri sera, anche con i giornalisti, prima di entrare al MarRC dove ha ricevuto il premio speciale alla carriera.
L’evento “A Reggio con papà” che ha sancito il gemellaggio tra i direttori Gianlorenzo Franzì del Lamezia International Film Fest (LIFF) e Michele Geria (Reggio FilmFest), è stato volutamente promosso per raccontare il talento, promuovere la cultura ed esaltare la potenza del dialogo.
Un dialogo pienamente condiviso dal Direttore del Museo Fabrizio Sudano che ha aperto al pubblico Piazza Paolo Orsi per l’atteso incontro.
Emozionato di “vedere i due capolavori, anche se li avevo visti tanti anni fa, però il museo aveva una fisionomia che andava un po' ripensata e, infatti, adesso il museo è tutt'altra cosa”, Carlo non nasconde una “certa soggezione nel vederli, perché sono due Bronzi splendidi. Torno a Reggio dopo qualche anno e dedicare una sezione a mio padre, mi fa davvero piacere”.
Proprio a papà Mario, illustre critico cinematografico e saggista, l’Associazione Anassilaos ha voluto intitolare la sua nuovissima sezione cinema.
“Devo molto a mio padre – postilla l’attore romano con gli occhi un po’ lucidi – e anche grazie a lui, che ho cercato di fare sempre il mio lavoro con molta onestà, in maniera sincera: alcuni film sono venuti molto bene, altri potevano venire meglio. Tutto sommato sono contento di quello che ho fatto: sono 47 anni che lavoro e poi, aver intrapreso un'autostrada nuova che è quella della serie televisiva (La vita da Carlo), molto diversa dal cinema, mi ha scombussolato, ma sono soddisfatto. E’ stato faticoso però, i risultati mi hanno riempito di gioia, infatti a novembre uscirà la quarta e ultima stagione”.
Verdone fa un racconto a tutto tondo e tra una battuta e l’altra, sprona Reggio Calabria a fare come Roma, “a creare un grande evento, visto che possiede due gioielli magnifici, fare qualcosa che valorizzi questo grande patrimonio”.
Nonostante la maturità, Carlo diventa un ragazzino quando parla del padre e la voce si rafforza quando ricorda gli ultimi istanti passati insieme: “Due giorni prima di morire, mio padre era ancora abbastanza lucido e ci disse: sono un viaggiatore che aspetta un treno che è in ritardo. A me dispiace lasciarvi, lasciare tutte le persone care, quelle che ancora sono rimaste, perché io sono vecchio. Però, non me ne frega andarmene via, questi tempi non mi appartengono: io ho vissuto la parte migliore dell'Italia”.
Prima di andar via, non può che lasciare un messaggio ai calabresi: “Spero tanto di poter venire nella vostra meravigliosa terra e girare qualcosa, ma devo inventare una storia seria, dove c’entri la Calabria. Non posso fare delle cartoline. Ci deve essere veramente un motivo. Ce la metto tutta per inserirla, ma per ora c'è Roma”.