Calabria, incarichi fantasma e ipotesi di peculato: nuove perquisizioni alla Cittadella regionale

Autore Giorgia Rieto | mar, 08 lug 2025 00:49

Nello stesso ufficio del sub commissario avrebbero ottenuto incarichi di consulenza anche altre due figure

Incarichi ben retribuiti, ma senza che i professionisti svolgessero le mansioni previste. È uno dei filoni su cui si sta concentrando la Procura della Repubblica di Catanzaro, che nei giorni scorsi ha delegato la Guardia di finanza a eseguire una serie di perquisizioni anche alla Cittadella regionale, sede della giunta della Regione Calabria.

Secondo quanto trapela dagli ambienti investigativi, l’ipotesi di reato contestata in questo segmento dell’inchiesta è quella di peculato. Al centro delle attenzioni della magistratura ci sarebbe il sub commissario alla depurazione Antonino Daffinà – già indagato per corruzione impropria e turbativa d’asta – e la segretaria particolare del governatore Roberto Occhiuto, Veronica Rigoni, che risulta indagata proprio per peculato. Quest’ultima avrebbe ottenuto un incarico all’interno della struttura guidata da Daffinà, ma, secondo l’accusa, senza svolgere le attività previste.

Nello stesso ufficio del sub commissario avrebbero ottenuto incarichi di consulenza anche altre due figure: il giornalista Antonio Fortuna e il docente di Diritto processuale civile all’Università della Calabria, Giulio Nicola Nardo. Anche in questo caso, gli investigatori stanno ricostruendo modalità e contenuti delle consulenze, per verificare se si tratti di attività effettivamente svolte o di incarichi solo formali.

L’inchiesta non si ferma qui. In un altro filone, sempre coordinato dalla Procura di Catanzaro, Daffinà è indagato per corruzione in concorso insieme ad Alfonsino Grillo, commissario straordinario del Parco regionale delle Serre. A Grillo è stato notificato un decreto di perquisizione e sequestro, mentre a Daffinà la Guardia di finanza ha sequestrato un cellulare e un computer.

Il lavoro degli inquirenti, che si annuncia lungo e complesso, mira a chiarire i contorni di un presunto sistema di incarichi fiduciari che – secondo l’ipotesi accusatoria – sarebbero serviti a elargire compensi pubblici senza un effettivo ritorno di attività e risultati per la Regione.

Al momento, va ricordato che le accuse sono ipotesi di reato e che tutti gli indagati beneficiano della presunzione di innocenza fino a eventuale condanna definitiva.





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