Gioia Tauro, fine dell’incubo per “Il Forno di Francesco Pio”: la Corte d’Appello dispone il dissequestro dopo quattro anni

Autore Giorgia Rieto | mar, 08 lug 2025 18:34 | Gioia-Tauro Operazione-Jeolia

Il panificio era finito sotto sequestro nel luglio 2021 nell'ambito dell'operazione “Jeolia”

Dopo quattro lunghi anni di sequestro giudiziario, si chiude con una vittoria legale la vicenda che aveva travolto lo storico panificio “Il Forno di Francesco Pio” di Gioia Tauro. La Corte d'Appello di Reggio Calabria – sezione misure di prevenzione – ha disposto il dissequestro dell'attività e la restituzione dell'intero patrimonio aziendale alla titolare Maria D'Agostino, riconoscendone la totale estraneità ai fatti contestati.

Il provvedimento, comunicato oggi ma deciso in seguito all'udienza del 20 maggio scorso, accoglie l'appello presentato dagli avvocati Rosario Milicia e Davide Vigna, coadiuvati dal commercialista Francesco De Raco per gli aspetti tecnico-contabili. Annullata dunque la confisca disposta in primo grado nell'aprile 2023 dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria.

Il panificio era finito sotto sequestro nel luglio 2021 nell'ambito dell'operazione “Jeolia”, una maxi inchiesta contro le presunte infiltrazioni della criminalità organizzata in diverse attività commerciali del territorio. Dopo un primo sequestro penale, la struttura era stata colpita anche da un provvedimento di sequestro di prevenzione antimafia, che aveva bloccato ogni possibilità di lavoro e messo in ginocchio l'azienda di famiglia.

Già lo scorso gennaio il Tribunale di Palmi, in composizione collegiale, aveva escluso qualsiasi legame tra l'attività e ambienti criminali, disponendo il dissequestro in sede penale. Ora la decisione della Corte d'appello chiudendo definitivamente la vicenda anche sul fronte delle misure di prevenzione, cancellando ogni sospetto residuo e restituendo alla proprietaria la piena titolarità dell'impresa.

“È finito un incubo che durava da quattro anni” ha commentato visibilmente commossa Maria D'Agostino. "Non è stata solo una battaglia legale, ma una lotta per difendere il mio nome e quello della mia famiglia. In un attimo mi hanno tolto tutto: il lavoro, i risparmi di una vita, ma soprattutto la dignità davanti alla mia comunità."

D'Agostino ha voluto ringraziare i legali ed i consulenti che hanno sostenuto la sua causa con determinazione. "Il dolore più grande è stato vedere messa in dubbio la mia onestà proprio nel posto dove vivo e lavoro da sempre con passione ed orgoglio. Ma non mi sono mai arresa perché sapevo di essere nel giusto. Ora voglio solo voltare pagina e riaprire le porte con la stessa gioia di sempre."

La vicenda del “Forno di Francesco Pio” evidenzia la delicatezza delle misure di prevenzione antimafia e la necessità di garantire adeguate tutele giuridiche per evitare che cittadini onesti restino vittime collaterali di indagini più ampie. Dimostra anche come il sistema giudiziario, pur con i suoi tempi, sia in grado di correggere errori e restituire dignità a chi ingiustamente coinvolto.

L'operazione Jeolia, pur restando un tassello importante nella lotta alla criminalità organizzata sul territorio calabrese, vede così ridimensionarsi alcuni dei suoi effetti iniziali, restituendo a Maria D'Agostino e alla sua famiglia la possibilità di riprendere in mano il proprio futuro dopo anni di sofferenza e sacrificio.

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