Saline, allarme per la possibile chiusura della caserma dei Carabinieri

Autore Giorgia Rieto | ven, 11 lug 2025 15:55 | Saline

USIC: “Errore strategico che indebolisce lo Stato”

La possibile chiusura della stazione dei Carabinieri di Saline di Montebello Ionico diventa un caso nazionale. A lanciare l'allarme è Francesco Di Nuzzo, segretario nazionale dell'Unione Sindacale Italiana Carabinieri (USIC), che definisce l'ipotesi «un errore strategico» con ricadute pesantissime per la sicurezza dell'intera fascia ionica reggina e del Mezzogiorno.

«La paventata chiusura della stazione di Saline – denuncia Di Nuzzo – è un campanello d'allarme gravissimo. Parliamo di una delle aree più delicate della provincia di Reggio Calabria, a ridosso di zona a forte presenza criminale, con una rete sociale fragile e un territorio che ha bisogno più che mai di istituzioni visibili, affidabili e costanti».

L'USIC contesta la logica della “razionalizzazione” di strutture considerate troppo piccole o scarsamente presidiate. «Chiudere un presidio territoriale non è mai una semplice operazione di bilancio – prosegue Di Nuzzo – ma significa allungare i tempi di intervento in caso di emergenza, privare i cittadini di un riferimento di prossimità, indebolire la fiducia nello Stato e lasciare spazio alla criminalità diffusa».

Il sindacato denuncia da tempo la critica degli organici nel Sud Italia: «Molte stazioni – spiega – sopravvivono formalmente ma lavorano con meno di cinque unità effettive, rendendo difficile garantire servizi essenziali e turnazioni».

Secondo Di Nuzzo, chiudere un presidio come quello di Saline non libererebbe risorse da reinvestire altrove, ma «creerebbe un vuoto di legalità che rischia di essere subito riempito da poteri informali e criminalità organizzata».

L'appello dell'USIC è rivolto al Comando Generale dell'Arma, al Ministero dell'Interno e ai parlamentari del Sud: «Serve un intervento immediato per scongiurare la chiusura della stazione di Saline e un piano straordinario per rafforzare l'Arma nel Mezzogiorno. Lo Stato non può arretrare proprio dove servire di più – conclude Di Nuzzo – ma deve garantire organici stabili, mezzi adeguati e stazioni pienamente operative nei territori più esposti».


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