Reggio Calabria volta pagina: finisce il ghetto dell’Ex Polveriera dopo 70 anni

Autore Giorgia Rieto | gio, 17 lug 2025 08:31 | Ex-Polveriera Reggio-Calabria Ghetto

L’ultima famiglia ha lasciato l’area proprio il 16 luglio: la sua sistemazione non è ancora definitiva e necessita di perfezionamenti

Il 16 luglio 2025 resterà una data storica per la città di Reggio Calabria. Dopo quasi 70 anni si chiude definitivamente il ghetto dell’“Ex Polveriera”, segnando la fine di una lunga fase di emarginazione per decine di famiglie rom reggine. Un evento che va ben oltre la semplice questione abitativa: rappresenta il superamento concreto della ghettizzazione nelle baraccopoli senza il passaggio ad un’altra forma di esclusione.

L’uscita dall’Ex Polveriera – attraverso l’equa dislocazione abitativa delle 32 famiglie rom che vi risiedevano sette anni fa – è il frutto di un progetto coraggioso e complesso avviato nel 2018 dall’Amministrazione Falcomatà: “Ex Polveriera: dall’emergenza abitativa alla legalità percepibile”. Un’iniziativa resa possibile da un protocollo interistituzionale che ha visto collaborare Comune di Reggio Calabria, Prefettura, Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati e Tribunale, oltre a un gruppo di lavoro coeso e determinato.

Una storia lunga decenni

Per comprendere la portata storica di questo passaggio, è necessario tornare indietro nel tempo, agli anni Cinquanta del secolo scorso. I rom calabresi, da sempre integrati nel tessuto rurale della regione attraverso servizi legati all’agricoltura, si trovarono emarginati con l’avanzare dell’urbanizzazione. Espulsi dal perimetro cittadino, furono costretti a costruire baracche lungo i letti dei torrenti Scaccioti e Sant’Agata.

Il primo insediamento dell’Ex Polveriera nacque proprio per volontà di Don Lillo Altomonte, fondatore del Santuario di Modena, che – preoccupato per le condizioni di estremo degrado e per il pericolo delle piene – aiutò le famiglie a trasferirsi su un terreno demaniale, portandole per la prima volta entro i confini urbani. Fu un gesto umano e coraggioso, ma che aprì la strada a una ghettizzazione durata decenni.

Nel frattempo, gli altri insediamenti furono superati negli anni Settanta: nel 1971 con il trasferimento delle famiglie nella fatiscente Caserma 208, e nel 1976 con il passaggio all’ex Lazzaretto. Entrambe queste realtà, pur essendo all’interno del tessuto urbano, hanno perpetuato una nuova forma di ghettizzazione, quella nei quartieri di edilizia popolare.

Una svolta diversa

Il caso dell’Ex Polveriera, invece, ha seguito un percorso diverso. Dopo anni di battaglie, progettazione e mediazione sociale, si è giunti ad un modello che non ha replicato vecchi errori. Le famiglie sono state ricollocate in modo diffuso e con criteri di equità, evitando di creare nuovi ghetti urbani.

L’ultima famiglia ha lasciato l’area proprio il 16 luglio: la sua sistemazione non è ancora definitiva e necessita di perfezionamenti, ma già oggi rappresenta un passaggio simbolico e concreto verso una società più inclusiva.

Un precedente per il futuro

La chiusura dell’Ex Polveriera non è solo la fine di una baraccopoli, ma un atto politico e sociale che offre un modello replicabile: quello dell’inclusione reale, non calata dall’alto, ma costruita nel tempo con ascolto, partecipazione e legalità. Non riguarda solo i rom, ma parla a tutte le fasce sociali emarginate.

È un insegnamento forte per le politiche urbane, un invito ad abbandonare la logica dell’emergenza per abbracciare quella della progettualità e della dignità abitativa. Reggio Calabria, in questo, può oggi affermare con orgoglio di aver scritto una pagina nuova.


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