I cittadini e gli operatori della zona iniziano a chiedersi se non si sarebbe potuto prevedere un riuso creativo o conservativo delle stesse
Una scena che lascia l’amaro in bocca quella che si presenta in questi giorni nella zona del Tempietto sul lungomare Falcomatà. Le storiche lastre in cemento che per decenni hanno fatto da seduta alle panchine dell’affaccio più suggestivo della città, sono state rimosse e abbandonate tra i detriti dei lavori in corso, ammassate come rifiuti inerti, senza alcun rispetto per il loro valore storico e identitario.
In mezzo a cumuli di materiali di risulta, pezzi di marciapiede e vecchie balaustre, giacciono quelle lastre che hanno ospitato generazioni di reggini: testimoni silenziose di passeggiate, tramonti, chiacchiere e amori sul lungomare che Gabriele D’Annunzio definì “il chilometro più bello d’Italia”.
Uno sfregio alla memoria urbanaNon si tratta solo di panchine dismesse, ma di frammenti della memoria collettiva della città, trattati come scarti edilizi. Nessuna indicazione sulla loro futura destinazione, nessuna forma di tutela o riutilizzo previsto, almeno per ora.
I cittadini e gli operatori della zona iniziano a chiedersi se non si sarebbe potuto prevedere un riuso creativo o conservativo di questi elementi, magari restaurandoli o collocandoli in spazi pubblici meno centrali, ma pur sempre accessibili, così da salvaguardare almeno in parte il loro valore simbolico.