33 anni dalla Strage di Via D’Amelio: l’Italia ricorda Paolo Borsellino e la sua scorta

Autore Giorgia Rieto | sab, 19 lug 2025 13:42 | Paolo-Borsellino Ndrangheta

Oggi, a distanza di 33 anni, Paolo Borsellino è simbolo di coraggio, integrità e resistenza alla cultura dell'omertà e della paura 

19 luglio 1992 – 19 luglio 2025. A 33 anni dalla Strage di Via D’Amelio, l’Italia si ferma ancora una volta per ricordare il sacrificio di Paolo Borsellino e dei cinque agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Un attentato mafioso, violento e vigliacco, che avvenne appena 57 giorni dopo la strage di Capaci, e che segnò uno dei momenti più drammatici della storia repubblicana. Alle 16:58 del 19 luglio 1992, un'autobomba imbottita di esplosivo devastò Via D'Amelio a Palermo, nel momento in cui il magistrato stava andando a trovare la madre. L’esplosione fu così potente da distruggere parte del quartiere e lasciare un cratere nella coscienza civile del Paese.

Oggi, a distanza di 33 anni, Paolo Borsellino è simbolo di coraggio, integrità e resistenza alla cultura dell’omertà e della paura. In tutta Italia, si susseguono momenti commemorativi, letture pubbliche, fiaccolate, iniziative nelle scuole e nelle istituzioni. A Palermo, come ogni anno, migliaia di cittadini, studenti e rappresentanti dello Stato si sono ritrovati in Via D’Amelio per un momento di raccoglimento davanti all’ulivo della memoria, piantato dove un tempo sorgeva il portone di casa della madre del magistrato.

La memoria di Borsellino non è legata soltanto al dolore, ma anche alla forza delle sue parole, alla coerenza delle sue scelte, alla limpidezza della sua vita. Insieme a Giovanni Falcone, ha rappresentato il volto più nobile dello Stato, quello che non si piega, che combatte con la legge e con l’esempio.

«Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola», diceva Borsellino. Oggi, quelle parole risuonano ancora con forza nelle aule scolastiche, nei tribunali, nei cuori di tanti giovani che scelgono di impegnarsi per un’Italia più giusta e libera dalla mafia.

Le indagini su quella strage – segnate da depistaggi e verità parziali – sono ancora oggi oggetto di attenzione. Ma la verità storica è già scritta: Paolo Borsellino fu ucciso perché aveva scelto di non tacere, di andare fino in fondo, anche dopo la morte dell’amico e collega Giovanni Falcone.

Ricordare Via D’Amelio significa non dimenticare chi ha lottato per tutti noi, significa pretendere giustizia, ogni giorno, in ogni gesto.

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