Mosorrofa, due anni dopo il rogo: nessuna bonifica, lo studio epidemiologico è fermo

Autore Giorgia Rieto | gio, 24 lug 2025 08:15 | Mosorrofa Reggio-Calabria

In quel rogo furono coinvolte abitazioni, vegetazione e tre discariche abusive a cielo aperto



A due anni esatti dal devastante incendio che, il 23 luglio 2023, ha avvolto l'abitato di Mosorrofa – frazione collinare di Reggio Calabria – la situazione rimane invariata: nessuna bonifica effettuata, nessuna misura strutturale adottata, studio epidemiologico fermo. E la paura, quella sì, è rimasta tutta.

In quel rogo furono coinvolte abitazioni, vegetazione e tre discariche abusive a cielo aperto, mai bonificate, da tempo segnalate dai residenti e spesso soggette a incendi dolosi. Le colonne di fumo tossico rimasero sospese sulla zona per giorni. I cittadini, allarmati, si rivolsero allora alla Prof.ssa Anna Maria Stanganelli, Garante Regionale per la Salute, chiedendo un intervento concreto. Da lì prese avvio, con la disponibilità gratuita del Dott. Giovanni Tripepi, epidemiologo e ricercatore del CNR, uno studio epidemiologico per valutare l'incidenza di patologie legate all'esposizione agli inquinanti tra la popolazione di Mosorrofa e altri quartieri reggini.

Lo studio fermo: ostacoli burocratici e cambio di direzioni:

Nonostante l'elaborazione di un protocollo di studio in collaborazione con un esperto pisano e la presentazione dello stesso al Grande Ospedale Metropolitano (GOM), a oggi nessun dato sui ricoveri è stato fornito. Il motivo? Problematiche legate alla privacy.

Il cambio di direzione al GOM – con il passaggio dal Dr. Scaffidi alla nuova direttrice Dott.ssa Tiziana Frittelli – ha rallentato le procedure, ma il fattore determinante è stato il cambio all'Privacy, rimasto privo di un referente per dopo la fine del mandato del Dr. Gullì nell'estate del 2024. Solo di recente l'ufficio è stato riorganizzato, e il rischio, adesso, è dover ricominciare l'iter da capo.

Tripepi: “Il danno c'è stato, ma lo vedremo tra 15 anni”

Il Dott. Tripepi, pur non potendo accedere ai dati dei singoli quartieri, ha chiarito che la città di Reggio Calabria rientra nella media nazionale per le neoplasie comuni. Tuttavia, ha ribadito un concetto essenziale: "Tutti i roghi sono dannosi per la salute. La combustione dei rifiuti è altamente pericolosa. La vera domanda non è se ci sarà un danno, ma quando si manifesterà sulle persone esposte".

Secondo l'epidemiologo, il tempo di latenza degli effetti sulla salute è stimato in 15 anni. Se ciò dovesse essere confermato, l'inazione delle istituzioni locali potrebbe trasformarsi in responsabilità oggettiva.

Il Comune assente: nessuna bonifica, nessuna manutenzione

Nel frattempo, il Comune di Reggio Calabria continua a ignorare le richieste di bonifica, nonostante le numerose sollecitazioni dei cittadini ei sopralluoghi di rappresentanti istituzionali. Nessun intervento concreto è stato portato a termine.

Pasquale Andidero, da sempre portavoce delle istanze dei residenti, ricorda con amarezza che una delle ragioni per cui i Vigili del Fuoco non riuscirono a operare efficacemente quel 23 luglio fu l'assenza di acqua negli idranti. Situazione che non è cambiata: l'idrante in piazza San Demetrio non è stato revisionato, mentre quello in via San Giovanni – rimosso a seguito di un incidente – non è mai stato ripristinato, nonostante le numerose segnalazioni.

Una Terra dei Fuochi in miniatura?

Andidero lancia un monitor: "La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha già condannato lo Stato per i ritardi nella Terra dei Fuochi. A Mosorrofa, i rischi sono gli stessi. Le istituzioni non potranno dire di non sapere."

In una zona già fragile e dimenticata, il rischio è che, tra quindici anni, quando i dati sanitari parleranno con durezza, sia troppo tardi per trovare i colpevoli e, soprattutto, per salvare chi si poteva salvare.






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