A oltre quarant’anni dalla sua realizzazione la diga è costata più di 400 miliardi di lire ai contribuenti
Un appello accorato, rivolto alle massime istituzioni regionali e nazionali, ma anche un atto di denuncia forte e articolato. Il Coordinamento delle Associazioni “Progetto Città della Piana”, attraverso il suo presidente Armando Foci, ha diffuso un durissimo documento in cui accusa apertamente politica, enti e burocrazia di “inconcludenza cronica e incapacità pianificatoria”, puntando il dito sull’eterna incompiuta della Diga sul Metramo, tra Galatro e San Pietro di Caridà.
A oltre quarant’anni dalla sua realizzazione – si legge nel comunicato – la diga è costata più di 400 miliardi di lire ai contribuenti, è stata collaudata da oltre 13 anni, ma non è mai entrata in funzione. Un’opera potenzialmente strategica per tutto il comprensorio, che continua a sprecare ogni anno milioni di metri cubi d’acqua, scaricati nel torrente e infine in mare.
«Una regione ricca d’acqua lasciata a morire di sete»
«Assistiamo, ogni anno, al paradosso di una Calabria colpita da emergenze idriche croniche, pur essendo una regione straordinariamente ricca di acqua. Ma questa risorsa – si denuncia – viene sistematicamente sprecata, non gestita, non valorizzata per l’agricoltura, il consumo umano, la produzione energetica o la prevenzione degli incendi».
Il Coordinamento ricorda come il disciolto Consorzio di Bonifica Tirreno Reggino avesse da tempo predisposto progetti e piani strategici per rendere operativa la diga, destinandone le acque a usi molteplici: irriguo, potabile, idroelettrico, antincendio, turistico. Progetti mai concretizzati e oggi, pare, scomparsi dal radar istituzionale.
Le richieste al governo regionale e nazionale
Nella lunga lettera, indirizzata tra gli altri al Presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, al Commissario per la Siccità Nicola Dell’Acqua, al Commissario Sorical Cataldo Calabretta, ai sindaci della Piana, ai vertici della Protezione Civile, ai ministeri competenti e agli organi di informazione nazionale, si pongono precise domande:
* Che fine hanno fatto i progetti per la fornitura di 3 milioni di metri cubi d’acqua per la “Città della Piana” e i territori limitrofi?
* Che ne è dell’opera da 21 milioni di mc per l’irrigazione di oltre 20.000 ettari agricoli?
* Dove sono finiti i piani per un impianto idroelettrico da 50 GWh/anno?
* Che esito ha avuto il finanziamento da 26,5 milioni di euro promesso per completare la galleria di derivazione verso l’altopiano della Ghilina?
* Perché non si valuta la produzione di idrogeno verde per il porto di Gioia Tauro?
Verso la protesta: “Se non ci ascoltate, mobiliteremo il territorio”
Il tono della lettera si fa ultimativo nel finale: «Basta roboanti promesse, convegni scenografici e sopralluoghi elettorali. Se dalle istituzioni non arriveranno risposte chiare, concrete e operative, siamo pronti a mobilitare la popolazione in una clamorosa protesta unitaria dei due versanti, Tirrenico e Jonico».
La denuncia – sottoscritta dal Coordinamento “Progetto Città della Piana” – si inserisce in un quadro regionale già segnato da tensioni crescenti per la gestione dell’acqua pubblica. Sullo sfondo, l’eterna questione meridionale, che si ripresenta nella sua veste più concreta: quella delle infrastrutture esistenti e mai attivate, mentre interi territori muoiono di sete o si spopolano per mancanza di lavoro.