Un altro pezzo di storia cittadina è stato cancellato in silenzio, tra le ruspe e l'indifferenza. A lanciare l'allarme è il professore Demetrio Zema, già presidente del Leo Club Reggio Calabria negli anni Novanta, che ha assistito con sgomento alla distruzione di una delle due piccole fontane artistiche situate sul tronco sud del Lungomare Falcomatà, nei pressi della sede centrale delle Poste Italiane.
Le due fontane, realizzate intorno alla metà del secolo scorso, rappresentavano un simbolo della Reggio “Bella e Gentile”, un punto di sosta e contemplazione per generazioni di cittadini. Dopo anni di abbandono, erano state recuperate e riqualificate tra il 1999 e il 2000 proprio dal Leo Club, che ne curò anche la sistemazione degli spazi circostanti utilizzando pietra reggina e ciottoli di fiumara. La riconsegna alla città avvenne con una piccola cerimonia ufficiale, alla presenza delle autorità comunali.
«Erano lì, a ricordarci il senso del bello e del rispetto per la memoria urbana», scrive Zema in un appello accorato, testimoniando la distruzione della fontana oggi oggetto dei lavori di riqualificazione del Lungomare, in corso da oltre un anno. «Le vedevo spesso sporche, maltrattate, a volte coperte di rifiuti. Ma resistevano, caparbie, lì dove i nostri nonni le avevano pensato e realizzato. Fino a oggi, quando sono state abbattute senza remora, in modo inglorioso e immeritato.»
L'altra fontana gemella, ancora in piedi poco più a nord, di fronte al Liceo delle Scienze Umane “Tommaso Gullì”, rischiando ora di fare la stessa fine.
Il professore Zema lancia un appello alla cittadinanza e alle istituzioni: “Custodire i monumenti significa onorare il passato, consolidare il presente e fondare il futuro”. Una riflessione che suona come un monitor per una città che troppo spesso dimentica il valore dei suoi luoghi simbolici e della memoria collettiva.