Le precisazioni del sindaco, giunta e gruppo consiliare “Città in Movimento”
“Per nulla ci sorprendono i rilievi mossi dalla Corte dei Conti al deliberato CIPESS che, peraltro, non conosciamo nel suo esatto contenuto: del resto i nostri ricorsi al Tar sono stati mossi tutti dalla stessa premessa, ossia la carente motivazione degli atti decisionali, le innumerevoli criticità ambientali mai adeguatamente affrontate, il mancato approfondimento delle alternative progettuali rispetto alla soluzione prospettata, la violazione di legge comunitaria sull’obbligatorietà del parere della commissione europea avendo ottenuto il progetto definitivo del ponte la valutazione negativa sulla cosiddetta Vinca”.
Così il sindaco, la
giunta, il gruppo consiliare “Città in Movimento”.
“Non siamo chiaramente nelle condizioni di dire nulla sul disallineamento del
quadro economico così come prospettato dalla Corte dei conti. Piuttosto molto
possiamo dire circa le stime di traffico che la stessa Corte ritiene essere non
adeguate: abbiamo sempre sostenuto che a fronte di una diminuzione di traffico
da e per la Sicilia degli ultimi vent’anni di quasi il 50%, le stime di
traffico prospettate per il progetto ponte risultano eccessive – continuano -. Avevamo notato come in alcuna fase
istruttoria fosse stato richiesto l’avviso del nucleo di valutazione NARS e,
soprattutto, stigmatizziamo come manchi il parere dell’autorità di regolazione
dei trasporti (ART), l’unica autorità indipendente che potrà, sulla base di
stime di traffico effettive e ponderate, rendere una valutazione che riporti i
termini della questione per come dovranno essere considerati.
Così come questa amministrazione non è sorpresa dall’affermazione della Corte
secondo cui manca la “ponderazione delle risultanze delle attività“ sia in
fatto che in diritto: le attività, infatti, fino ad oggi sono tutte state
dell’attore protagonista di questo progetto ossia la stretto di Messina che,
non a caso, in più interventi la maggioranza consiliare ha definito
provocatoriamente ‘controparte’ perché è portatrice di un interesse differente
da quello della Città”.
Per i politici “è chiaro che le stesse perplessità che la Corte dei conti manifesta sul cosiddetto report IROPI sono quelle poste alla base del nostro ricorso per motivi aggiunti depositato al Tar Lazio: primo fra tutti la violazione della direttiva comunitaria 92/43 che al paragrafo 4.3 prevede come obbligatorio il parere reso dalla commissione europea. L’abbiamo detto a gran voce e scritto nel ricorso al Tar che il report IROPI nel momento in cui introduce come motivi di rilevante interesse pubblico la salute pubblica e la natura strategica e militare del ponte, finisce per smentire la vocazione trasportistica della stessa opera così come narrata negli ultimi cinquant’anni dai governi italiani”.
“Non possiamo, inoltre, che ribadire quanto affermato anche nei motivi aggiunti del ricorso al Tar: il progetto definitivo approvato non tiene conto delle alternative che erano presenti e indicate nella relazione depositata al Mit al ministro Giovannini. Manca la valutazione della cosiddetta alternativa zero così come manca la valutazione delle soluzioni progettuali differenti già proposte. E se il deliberato CIPESS altro non è che la ricognizione “di attività intestate ai diversi attori“ protagonisti della vicenda, quelle attività sono - come lo stesso progetto definitivo - vecchie di vent’anni, a causa di un’accelerazione impressa al solo fine di attestare una forza politica nazionale in grado di superare se stessa, nel confronto con quanto fatto dallo stesso cdx nel 2004 e nel 2011. Appare difficile che, nei 20 giorni entro cui dovranno essere rese le integrazioni richieste dalla Corte dei conti, si possano superare le carenze evidenziate. La Corte dei conti effettua un controllo non sul progetto (e questo è ovvio!) ma che la politica e gli ’attori protagonisti’ tutti non possono fare altro che rispettare: attendere l’esito di ogni valutazione nel massimo rispetto della magistratura contabile, così come vuole uno stato di diritto, fuori dal clima propagandistico che ha accompagnato fin qui la questione ponte” - concludono.