Dopo la telefonata con il ministro Tajani e l’appello di Mattarella, gli attivisti ribadiscono il rifiuto di consegnare gli aiuti tramite il Patriarcato latino
La Global Sumud Flotilla, la flotta civile internazionale con aiuti per Gaza, prosegue la navigazione nonostante minacce e attacchi. A bordo ci sono circa 50 attivisti italiani, tra cui la portavoce Maria Elena Delia.
Il 27 settembre Delia ha avuto una telefonata di mezz’ora con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha ascoltato le ragioni della delegazione e informato la premier Giorgia Meloni.
Nei giorni scorsi, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva invitato gli attivisti a consegnare gli aiuti attraverso il Patriarcato latino di Gerusalemme per salvaguardare la sicurezza. La delegazione italiana ha ribadito un fermo no: “Accettare significherebbe evitare di navigare, mentre il nostro obiettivo è denunciare il blocco navale e portare aiuti direttamente a Gaza”, spiega Delia.
Gli attivisti sottolineano che la missione non riguarda solo la consegna di aiuti, ma anche la protesta contro l’assedio israeliano dal 2007 e l’assenza di interventi delle istituzioni. Tajani conferma: “Non ci sarà scorta militare, ma tutto ciò che possiamo fare per proteggere i cittadini italiani lo faremo”. Frontex chiarisce che non può scortare la flotta.