Più di due anni vissuti separati, da prigionieri. Poi finalmente la luce
Era l’alba del 7 ottobre 2023 quando, durante il sanguinoso attacco al kibbutz di Kfar Aza, i due fratelli Ziv e Gali furono trascinati via dalle loro case. Ventisei anni, una vita tranquilla, fatta di famiglia, lavoro e progetti condivisi. Fino a quel momento. Da allora, di loro si persero quasi del tutto le tracce: tenuti prigionieri a Gaza, ma separati, senza potersi vedere o comunicare, per oltre due anni.
La loro storia è diventata una delle più toccanti del lungo e tormentato conflitto che ha insanguinato il Medio Oriente negli ultimi anni. Le famiglie hanno lottato senza sosta: appelli, interviste, sit-in, raccolte firme. Ma per mesi, nessuna notizia certa. Nessuna conferma che fossero ancora vivi.
Poi, il 13 ottobre 2025, la svolta. Durante un’operazione coordinata per la liberazione di 20 ostaggi israeliani, Ziv e Gali sono stati finalmente rilasciati.
La scena del loro incontro, due fratelli che si stringono in un abbraccio forte, incredulo, quasi infantile, ha fatto il giro del mondo. Un momento intimo, ma anche universale. Quel tipo di emozione che va oltre ogni confine, ogni appartenenza.
La foto diffusa dall'esercito israeliano è diventata virale in poche ore. Un simbolo potente, in grado di parlare a chiunque: due esseri umani che si ritrovano, dopo essere sopravvissuti all’inferno.
"L’abbraccio fra due fratelli che si ritrovano. La pace è amore, è luce. E soprattutto è speranza - ha scritto la giornalista e conduttrice Rita Dalla Chiesa, commentando la notizia sui social. Un pensiero semplice ma profondo, che racchiude il senso di tutto ciò che è accaduto.
Ziv e Gali sono attualmente ricoverati all’ospedale Sheba di Ramat Gan, dove ricevono cure e supporto psicologico. I medici parlano di buone condizioni fisiche, ma tutti sanno che la parte più difficile sarà affrontare le ferite invisibili.
"Sono vivi, e sono insieme. Questo basta per iniziare da capo - ha detto il fratello maggiore, Liran Berman, parlando con i media. La famiglia ha chiesto rispetto e riservatezza, ma ha voluto ringraziare pubblicamente tutti coloro che non hanno mai smesso di lottare per riportarli a casa.
In un tempo in cui le immagini di guerra e distruzione riempiono quotidianamente i notiziari, quell’abbraccio fra due fratelli è una pausa di umanità, un messaggio chiaro: anche dopo il buio più profondo, si può tornare a sperare.
Non cancellerà il dolore. Non basterà a guarire tutto. Ma è un inizio. Un seme. Una possibilità.
E in fondo, forse, è proprio da qui che passa la pace.