Il dolore non è uno spettacolo: il dovere etico del giornalismo di fronte alla fragilità

Autore Grazia Candido | ven, 17 ott 2025 19:11 | Dolore Rispetto Silenzio Suicido Giornalismo

Prima di tutto la dignità. Noi raccontiamo senza ferire

In un’epoca in cui la corsa al “click” sembra contare più della verità, assistiamo sempre più spesso a una deriva pericolosa: la spettacolarizzazione del dolore umano. La cronaca, invece di farsi strumento di comprensione e rispetto, diventa palcoscenico per il disagio, la paura, la fragilità.

È successo ancora. Una ragazza di appena ventidue anni, affacciata sul vuoto dal quarto piano di uno stabile nel cuore del centro storico della città, in un momento di disperazione profonda. Un grido doloroso, un gesto estremo che avrebbe meritato solo silenzio, rispetto e un abbraccio della comunità. E invece, per alcuni giornali, è diventato il titolo del giorno, una fotografia da condividere, un video da pubblicare per ottenere qualche migliaio di “like”.

In questa rincorsa cieca alla visibilità, si è perso di vista il cuore del giornalismo: l'umanità. Perché dietro quella finestra non c’è una notizia da monetizzare, ma una persona che soffre, una famiglia che trema, un dramma che chiede tutela, non clamore.

C’è però chi ha scelto di andare controcorrente. ReggioTV, pur avendo la notizia, ha deciso di non pubblicarla, di non mostrare il volto della ragazza, di non trasformare la tensione di quei momenti in spettacolo. Una scelta di coscienza, di rispetto, di giornalismo vero. Perché informare non significa distruggere.

Non significa ridicolizzare, esporre, alimentare il voyeurismo della rete. Significa scegliere con responsabilità cosa raccontare e come raccontarlo.

Significa sapere che la penna o meglio la tastiera, è uno strumento potente: può costruire consapevolezza, ma può anche ferire in modo irreparabile.

Il giornalismo che serve oggi, non è quello che si nutre del dolore altrui per qualche “mangiata di like”, ma quello che illumina, che accompagna, che educa al rispetto della vita e della dignità.

Perché la vera notizia non è quella che fa rumore, ma quella che fa pensare.

E chi sa tacere di fronte al dolore, spesso racconta molto di più di chi urla.

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