Depistaggio sull’omicidio Mattarella, arresti domiciliari per l’ex prefetto Filippo Piritore

Autore Giorgia Rieto | ven, 24 ott 2025 14:12 | Omicidio-Mattarella Piritore

Indagato per la sparizione del guanto dei killer. I pm: “Le indagini inquinate da pezzi delle istituzioni”

La Direzione Investigativa Antimafia ha notificato la misura degli arresti domiciliari a Filippo Piritore, ex funzionario della Squadra Mobile di Palermo ed ex prefetto.

L'uomo è indagato per depistaggio nelle indagini sull'omicidio dell'ex presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella , assassinato il 6 gennaio 1980.

Secondo quanto riportato dall'Agenzia ANSA, l'ex funzionario avrebbe reso dichiarazioni “ del tutto privato di riscontro ” sul guanto in pelle marrone, ritrovato a bordo della Fiat 127 usata dai killer e poi sparito nel nulla. Un reperto considerato dagli inquirenti decisivo per risalire agli autori del delitto .

I magistrati della Dda di Palermo sostengono che Piritore “pone in essere un'attività che faceva disperdere ogni traccia del guanto ”, sottraendolo al regolare repertamento “al fine di impedire l'identificazione dei responsabili del delitto”.

Nel racconto di Piritore, reso ai pm nel settembre 2024, l'ex funzionario avrebbe consegnato il guanto all'agente della Polizia Scientifica Di Natale, incaricato di portarlo al sostituto procuratore Piero Grasso , titolare delle indagini. Tuttavia, sia Grasso che Di Natale hanno smentito categoricamente la versione dell'ex prefetto: nessuno dei due avrebbe mai visto o ricevuto il repertorio.

Ancora più controverso il riferimento a un presunto agente della Scientifica di nome Lauricella, cui Piritore avrebbe successivamente consegnato il guanto per gli accertamenti: secondo la procura, alla Scientifica non risultava alcun Lauricella in servizio in quel periodo.

Il caso del guanto – evidenzia l'ANSA – coinvolge anche il nome di Bruno Contrada, all'epoca numero due del Sisde , già condannato per concorso esterno in associazione mafiosa.

Le indagini sull'omicidio Mattarella furono pesantemente inquinate da appartenenti alle istituzioni – scrivono i pm – che, al fine di impedire l'identificazione degli autori del delitto, sottrassero dal compendio probatorio un reperto fondamentale, facendone disperdere definitivamente le tracce.”

Per la Procura di Palermo, l'azione di Piritore avrebbe dunque determinato una “stasi investigativa” che ha contribuito a uno dei depistaggi più gravi della storia giudiziaria italiana.


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