Dopo giorni di paura, il racconto commosso del 23enne e la preghiera per l’amico ancora ricoverato
È ancora scosso, ma finalmente è tornato a casa, Riccardo Modafferi, il giovane rimasto ferito nel drammatico incidente avvenuto la sera del 22 ottobre in via Sbarre Inferiori, quando un’auto dopo aver travolto un motociclo, si è schiantata contro la vetrata di un bar, travolgendo alcuni ragazzi che si trovavano sul marciapiede.
Dopo alcuni giorni di ricovero al Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria, Riccardo è stato dimesso e ha voluto raccontare quei terribili momenti che gli hanno cambiato la vita.
“Non posso dimenticare la botta, il dolore, la paura. Sono sconvolto, ho pensato di morire – racconta con voce ancora tremante –. Eravamo usciti dallo stadio dopo aver visto la partita della Reggina, ci siamo fermati al bar per scambiare quattro chiacchiere e commentare l’incontro, ma tutto è cambiato in pochi secondi. Mi sono visto l’auto addosso, sono stato colpito in pieno. Mi sono rialzato d’istinto, ma ho sentito subito dolori in tutto il corpo”.
Riccardo ricorda con commozione anche le ore successive, segnate dall’angoscia della sua famiglia.
“La cosa più terribile – aggiunge – è che mia sorella Elena, che è incinta all’ottavo mese, ha scoperto dell’incidente da un video pubblicato sui giornali dove non sono stati oscurati i volti. Si è sentita male, ha pensato al peggio. Non avrei mai voluto farle vivere un momento così”.
Oggi, il pensiero del giovane 23enne è rivolto al suo amico Nino, ancora ricoverato e sottoposto a un delicato intervento chirurgico.
“Prego ogni giorno per lui – dice Riccardo –. Spero possa riprendersi presto. Non smetto di pensare a come sarebbe potuta finire”.
Dietro il suo sguardo provato, anche il peso di un dolore più profondo: la recente perdita della madre Maria Grazia e della nonna Felicia, due figure centrali nella sua vita.
“Sono state la mia guida, la mia luce. Due donne straordinarie, coraggiose, mi hanno insegnato tutto – racconta Riccardo -. Forse da lassù, mi hanno protetto quella sera. Mi piace pensare che siano state loro a salvarmi”.
Riccardo ora si prepara a un periodo di riposo e riabilitazione, consapevole che la ferita più difficile da guarire sarà quella emotiva. Ma, come dice lui stesso, “essere ancora qui è già un miracolo”.