L’Accademia di Belle Arti trasformata in un laboratorio di creatività condivisa
È stato un incontro travolgente, capace di spostare confini e ribaltare prospettive, quello che questa mattina ha animato l’Aula Magna dell’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria. Nel cuore del progetto “Condominio Mediterraneo”, il coreografo e artista Michele Di Stefano ha guidato gli studenti in un’esperienza di intensa immersione nel corpo, nella relazione e nella creazione collettiva. Non una semplice lezione, ma un vero laboratorio di trasformazione che ha rimesso in moto energie, visioni e modalità di stare nello spazio.
Il piano di lavoro “Condominio Mediterraneo”, negli ultimi mesi ha messo in dialogo linguaggi, pratiche e visioni attraverso l’incontro con quattro artisti provenienti da differenti ambiti della ricerca contemporanea. Protagonista di questa nuova tappa è stato proprio il performer Di Stefano, figura di riferimento della scena internazionale e grazie a lui, gli studenti dell'Accademia reggina sono stati travolti in un’intensa esperienza sul corpo, sul movimento e sulla relazione.
“Un progetto che abbiamo accettato di compiere in un tempo molto breve, con una richiesta di intensità e di spesa energetica alta, perché io lavoro con il corpo - afferma Di Stefano -. Ho proposto, sin dal primo incontro, agli studenti di abbandonare ogni idea precostituita di rappresentazione e di lasciare che il corpo diventasse veicolo diretto di pensieri, trasformazioni e processi creativi. Il lavoro – spiega – non ha avuto come obiettivo un modello estetico da raggiungere, ma una costruzione in tempo reale, resa possibile solo dalla disponibilità e dalla relazione fra i corpi. In questo percorso ogni corpo è adeguato, purché disposto a condividere lo spazio: un esercizio di coabitazione, un allenamento alla collettività, in contrapposizione a un mondo che spesso spinge verso la centratura sul sé".
L’artista sottolinea come nel gruppo si sia creato “un accordo quasi telepatico”, frutto della chiarezza dei passi e dell’impegno degli studenti, capaci di mettere in gioco sé stessi entrando in un progetto che non li poneva al centro come individui ma come parte di un organismo collettivo.
Profondamente colpito dal clima dell’Accademia, Di Stefano descrive l’istituzione come “un luogo fantastico”, in cui interno ed esterno dialogano senza soluzione di continuità. L’AbaRC, nelle sue parole, diventa un contesto generativo, “una sorta di scuola di Atene”, dove idee e processi si estendono oltre le aule e permeano l’aria, trasformandosi in atmosfera condivisa.
Entusiasta anche il vice direttore dell’AbaRc Mimma Galluso, che ha elogiato il lavoro svolto nelle giornate di workshop e la performance finale documentata dal gruppo audiovisivo coordinato dalla professoressa Rosita Commisso.
"L'happening è la prova concreta di quanto questi ragazzi siano capaci di accogliere sfide complesse - sottolinea la professoressa Galluso -. Hanno risposto con maturità, dedizione e una sorprendente capacità di ascolto reciproco. Questo è esattamente lo spirito che vogliamo coltivare in Accademia: un luogo dove la sperimentazione diventa strumento di crescita, dove ogni studente può trovare il proprio spazio per esprimersi e trasformarsi".
Il professor Marcello Francolini, curatore di "Condominio Mediterraneo", ricorda come questo quarto workshop rappresenti la chiusura di un cerchio: dopo un artista visuale, uno che lavora sul video e un altro impegnato sui temi dell’arte politica e sociale, la presenza di un coreografo completa il viaggio nei linguaggi della contemporaneità.
"La danza, qui, diventa esperienza, strumento di complessità e occasione di confronto per studenti che non praticano il movimento come disciplina primaria. Si sono dovuti mettere in gioco – sottolinea Francolini – affrontando un processo partecipativo che contrasta le dinamiche individualistiche del presente e restituisce, invece, un ambiente collettivo fertile, basato sulla creatività condivisa. Con questo incontro si conclude la prima fase del progetto, che proseguirà con il lavoro di montaggio e allestimento della mostra finale".
Spetta alla professoressa Rosita Commisso evidenziare infine il ruolo fondamentale della Scuola di Cinematografia dell’Accademia, impegnata fin dall’inizio nel documentare i quattro artisti e i loro interventi.
"Gli studenti dei tre anni del corso hanno affrontato la sfida di registrare una performance dal vivo, esperienza molto diversa dal linguaggio cinematografico tradizionale - aggiunge la Commisso-. Il confronto costante con il gruppo dei performer ha portato a una crescita tecnica e personale: restare dietro la camera, osservare e al tempo stesso capire il movimento, ha permesso ai giovani filmmaker di sviluppare nuove competenze e una maggiore sensibilità nei confronti dell’azione scenica".
"Condominio Mediterraneo" si conferma dunque un progetto capace di creare ponti tra discipline, generazioni e modalità differenti di abitare lo spazio artistico. Un laboratorio di comunità e di possibilità, che continua a trasformare l’Accademia in un luogo vivo, dialogico, in continuo movimento.