La mamma di un adolescente autistico chiede maggiore responsabilità nell’uso dei fondi destinati ai progetti
Vittoria è la madre di due ragazzi. Il secondo, oggi adolescente, è autistico. La sua storia è simile a quella di migliaia di famiglie italiane che convivono quotidianamente con una realtà complessa, fatta di terapie costose, servizi insufficienti e un impegno costante che coinvolge tutta la famiglia. Ma la sua voce si distingue per un appello diretto: “L’autismo non può essere trasformato in una macchina da soldi”.
Il figlio di Vittoria frequenta la scuola, pratica sport compatibilmente con le sue capacità e spesso esce con il fratello maggiore, figura chiave del suo equilibrio.
“Vive in un mondo tutto suo, nel quale noi entriamo ogni giorno con delicatezza - racconta la mamma -. Abbiamo imparato a rispettare i suoi tempi, i suoi spazi, il suo modo unico di comunicare”.
Una quotidianità che, per quanto piena d’amore, mette in evidenza problemi noti ma ancora irrisolti: carenza di servizi, terapie esose e scarsa continuità nei percorsi di inclusione.
Vittoria non nega l’importanza delle iniziative solidali, né la generosità di chi si impegna per sostenere le famiglie con figli autistici. Ma solleva una critica precisa: la scarsa trasparenza nell’uso dei fondi raccolti.
“Negli ultimi anni, assistiamo a un susseguirsi di campagne di raccolta fondi legate all’autismo - spiega -. Sono iniziative che nascono spesso da buone intenzioni, ma in molti casi i soldi non vengono utilizzati per progetti concreti. E questo non è accettabile”.
La denuncia riguarda soprattutto i casi in cui le cifre accumulate finiscono per disperdersi in spese organizzative, iniziative non verificate o costi non direttamente collegati al supporto dei ragazzi. Un fenomeno che rischia di danneggiare la credibilità delle associazioni serie e di alimentare sfiducia.
Il messaggio di Vittoria è chiaro: non è il denaro in sé il problema, ma come viene gestito. Per lei come anche per tanti genitori che vivono ogni giorno l'autismo, le priorità sono altre: potenziamento dei servizi territoriali, terapie accessibili senza liste d'attesa infinite, percorsi scolastici realmente inclusivi, progetti di autonomia e socialità, sostegno psicologico alle famiglie.
“L’autismo richiede amore, attenzione, cura. Richiede professionisti formati e servizi adeguati. Non ha bisogno di pietismo né di spettacolarizzazione” - afferma.
Pur riconoscendo il valore della solidarietà, Vittoria chiede un cambio di approccio: “Chi si presta a raccolte fondi dovrebbe farlo con responsabilità e trasparenza, coinvolgendo le famiglie e verificando l’effettivo impatto dei progetti. Il gesto è nobile, ma non basta. Servono risultati reali”.
Il suo è un grido che arriva da dentro la realtà dell’autismo e che invita a guardarla senza filtri né facili scorciatoie.
In un Paese dove la domanda di servizi per l’autismo cresce ogni anno, la testimonianza di Vittoria è un monito: dietro ogni diagnosi c’è una persona, una famiglia, un percorso fatto di ostacoli e conquiste.
“Vorrei che mio figlio fosse visto per quello che è: un ragazzo, non un pretesto per chiedere fondi - conclude la mamma -. L’autismo non è un mezzo per fare cassa. È una parte della nostra vita. Merita rispetto, ascolto e impegno concreto”.