Duci Amuri Meu, la potente dichiarazione d’amore di Cecilia Larosa

Autore Grazia Candido | mer, 26 nov 2025 16:16 | Brano Duci-Amuri-Meu Tripodi Cecilia-Larosa

Un viaggio tra mito, radici e voce femminile nel nuovo brano della cantautrice calabrese

È approdato in radio e su tutte le piattaforme digitali "Duci amuri meu" (Unalira Ed. Musicali / EICO Music Publishing), il nuovo brano della cantautrice calabrese Cecilia Larosa. Non una semplice canzone, ma un rito sonoro che intreccia mito, memoria e una femminilità creativa capace di abitare allo stesso tempo passato e presente. Il progetto nasce dall’incontro artistico tra Cecilia Larosa e la poetessa Ilda Tripodi, che firmano insieme il testo. Le musiche portano la firma della stessa Larosa e di Piero Cassano, storico autore e produttore, che cura anche la direzione artistica del brano. Da questa collaborazione prende forma un universo condiviso: due donne che nella Calabria hanno riconosciuto la propria lingua interiore, la stessa che guida un dialogo intimo e profondissimo.

"Duci amuri meu" affonda le radici in uno dei miti fondanti della cultura greca, quello di Orfeo ed Euridice, e ne offre una lettura inedita. A parlare non è più l’eroe, ma Euridice, finalmente soggetto e non più ombra. Una presenza viva, che ama, che teme, che desidera e supplica mentre segue l’uomo che le cammina davanti nel buio. La lingua alterna italiano e calabrese, creando una trama lirica antichissima e sorprendentemente contemporanea. La Calabria diventa un luogo dell’anima, una terra che continua a vivere nel sangue di chi l’ha lasciata ma non l’ha mai davvero abbandonata.

"Guardami. Adesso sono qui. Mi fici surda ô mundu pemmu arrivu a ttia…”

Sono parole che risuonano come un incantesimo, sospese sulla melodia intensa firmata da Larosa e Cassano: una ballata che accarezza e ferisce, che consola mentre brucia.

"Nata a Locri e cresciuta a Vibo Valentia, porto dentro di me quella storia, quella cultura" - racconta Larosa.

Ed è proprio dalla scoperta profonda delle proprie radici che nasce il brano. La cantautrice ritrova nella sua terra il legame ancestrale con il culto di Persefone, dea del ritorno e della rinascita: simbolo del continuo movimento tra perdita e ritrovamento, tra luce e oscurità.

È un eco che vibra nella voce potente di Cecilia: il richiamo del mito, la dolcezza della lingua materna, la forza delle donne che attraversano il tempo.

La collaborazione con Ilda Tripodi, giornalista e poetessa, aggiunge un ulteriore livello di finezza: la parola come cura, come memoria, come gesto d’amore verso la Calabria.

"Duci amuri meu" è una preghiera nel vento, un canto che parla a chi ama, a chi ha perso, a chi continua a credere che il ritorno sia possibile. È un invito a guardare ciò che si ama nella sua essenza più pura, senza timore, senza voltarsi indietro.

“Nta stu ventu chi mi ‘mbrogghia. Ti chiamu ancora…”

In definitiva, questa canzone è un atto di resistenza del sentimento: un sussurro che attraversa il buio e ricorda che l’amore, quando è vero, non smette mai di cantare.

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