Pentidattilo tra mito e leggende: la strage degli Alberti

Autore Giorgia Rieto | dom, 30 nov 2025 15:00 | Pentidattilo Storia Cultura Misteri

Una storia tramandata da padre in figlio che ha creato diverse leggende nel corso dei secoli

Sono tante le storie e leggende che nel corso della storia sono state tramandate legate al borgo reggino avvolto da un fascino incredibile. Stiamo parlando di Pentidattilo, paesello incastonato all'interno di una...montagna.

Posto a 250 metri dal livello del mare, Pentidattilo sorge sul Monte Calvario dalla caratteristica forma che ricorda l'impronta di una mano. Dai documenti storici è facile intuire che il borgo esistesse giá nel IX secolo, sito in un punto strategico in quanto dall'altezza della rupe era possibile osservare gran parte del mare. Probabilmente Pentidattilo fungeva proprio da torretta di guardia della zona Reggio-Bova. Nel 1783 il borgo fu devastato da un terremoto che causò un flusso migratorio verso Melito di Porto Salvo e nel 1811 il comune fu trasferito proprio a Melito dove Pentidatilo ne diventó una frazione. Negli anni sessanta il Paese fu completamente abbandonato fino ai primi anni 80 quando fu riscoperto da alcune associazioni.

La strage degli Alberti

Nella seconda metà del XVII secolo Pentidattilo fu teatro di una crudele strage, passata alla storia come la Strage degli Alberti. Protagoniste la famiglia degli Abenavoli e quella degli Alberti. Fra le due parti vi era stata per diverso tempo un'accesa faida che nel 1680 si placò poiché il barone Bernardino Abenavoli programmò il matrimonio proprio con Antonietta Alberti.

Nel 1685, il padre della giovane Antonietta, Domenico, morì ed al suo posto succedette il figlio Lorenzo che pochi mesi dopo sposò la figlia di Don Pedro Cortez, consigliere del Vicerè di Napoli. Nei giorni delle nozze giunse in Calabria dalla Campania un lungo corteo che vide la presenza anche del figlio di don Pedro, Don Petrillo che, rimasto a Pentidattilo a causa di una malattia che colpì la madre, ebbe occasione di avvicinarsi alla giovane Antonietta, innamorandosene e chiedendo a Lorenzo il benestare per poterla sposare.

La notizia del fidanzamento mandò su tutte le furie Bernardino Abenavoli che decise così di vendicarsi di tutta la famiglia Alberti. La notte del 16 aprie 1686 Bernardino, grazie al tradimento del servo degli Alberti, si introdusse all'interno del castello di Pentidattilo e uccise Lorenzo con 14 pugnalate. In seguito, spalleggiato dai suoi uomini, uccise anche il piccolo Simone Alberti di 9 anni. Vennero invece risparmiati Caterina Cortez, Antonietta Alberti, la sorella Teodora, il fratello Luca, la madre Donna Giovanna e Don Petrillo, quest'ultimo venne preso in ostaggio come garanzia.

Bernardino trascinò cosí nel suo castello di Montebello Jonico l'ostaggio e l'amata Antonietta che sposò il 16 aprile del 1986. La notizia giunse al Governatore di Reggio che fece sbarcare l'esercito in Calabria con il conseguente attacco al castello degli Abenavoli. Il barone riuscì a fuggire, affidando la moglie in un convento e scappando inizialmente a Malta e in seguito a Vienna dove entrò nell'esercito. Antonietta Alberti finí i suoi giorni in un convento di Reggio Calabria. Unico superstite della strage fu Luca Alberti, deceduto nel 1734 colpito da tubercolosi. 

Secondo la leggenda, le cinque dita della montagna rappresenterebbero proprio le anime della famiglia trucidata dall'ira dell'Abenavoli. Secondo alcuni racconti tramandati nel corso della storia, l'impronta della mano di Lorenzo sarebbe visibile ancora oggi in una precisa ora della giornata, quando le cinque dita si tingono di rosso sangue colpite dal sole. 

I racconti non si fermano qui. Che sia suggestione, fantasia o semplici ritocchi storici, il borgo attira i più curiosi che nel corso del loro soggiorno hanno raccontato diversi episodi vicini al paranormale.

Diversi anni fa una coppia si addentro tra le mura di una casetta abbandonata dove trovò un comodino con una vecchia e unica foto antica al suo interno. Il fidanzato decise di prendere il vecchio scatto ma quando arrivò all'ingresso del paese, un forte vento freddo, in piena estate, strappò dalla mano del ragazzo lo scatto che finí in un burrone.

Poi ancora, l'avvistamento di tre luci bianche sotto le tre finestre della Chiesa poi trasformate in tre croci nere ed il rumore di alcuni zoccoli di cavalli avvertiti nello stesso momento da diverse persone site in diversi posti all'interno del borgo. 

L'avvistamento di una figura incappucciata immobile sotto un lampione poi svanita nel nulla e mai giustificata in alcun modo e la caccia al tesoro nascosto al'interno della rupe che nel corso dei secoli ha portato a Pentidattilo i più curiosi avventurieri 

Storie intrecciate a leggende che rendono lo straordinario borgo di Pentidattilo un posto unico e magico.

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