Veronese: "L’arresto di Maduro è una liberazione: chi lo difende tradisce i diritti umani"

Autore Redazione Web | gio, 08 gen 2026 08:50 | Veronese Arresto Maduro Diritti-Umani

Il docente reggino difende l’operazione contro il leader venezuelano

"L’arresto di Nicolás Maduro non è un abuso di potere, non è un colpo di mano, non è una “violazione della sovranità” come qualcuno vorrebbe raccontare. È, al contrario, la liberazione di un popolo da un tiranno".

Così il professore Simone Veronese scrive in una nota stampa inviata alla nostra redazione. 

"Maduro non è un leader politico come gli altri: è l’uomo che ha trasformato il Venezuela in una prigione a cielo aperto, un Paese ricchissimo di risorse energetiche ridotto alla fame, alla repressione e alla fuga di massa. Oltre sette milioni di venezuelani sono stati costretti ad abbandonare la propria terra perché vivere lì era diventato insostenibile - aggiunge il docente -. Parliamo di un regime che ha mandato l’esercito contro i manifestanti, che ha represso proteste popolari con carri armati e armi da guerra, che ha incarcerato oppositori politici, fatto sparire dissidenti, negato giustizia alle famiglie delle vittime. Un sistema in cui il lavoro era privo di tutele, la sicurezza inesistente, i salari ridotti alla miseria, i diritti sociali, pensionistici e scolastici cancellati. Un Paese senza uguaglianza, senza Stato di diritto, senza libertà. Questo è Maduro. Questa è la sua eredità. Ecco perché il suo arresto rappresenta una svolta storica. Non un atto di forza, ma un atto di giustizia. L’ipocrisia di chi oggi chiede la sua liberazione".

Per il professore "fa sinceramente impressione assistere, soprattutto in Italia, alle manifestazioni e agli appelli per la liberazione di Maduro. Ancora più grave quando queste posizioni arrivano da settori della sinistra e persino da un grande sindacato come la CGIL, che dovrebbe stare dalla parte dei lavoratori, non dei loro carnefici".

"Vorrei porre una domanda semplice: se in Italia, durante una manifestazione sindacale, lo Stato avesse mandato i carri armati contro i manifestanti, uccidendoli e imprigionandoli, la CGIL avrebbe difeso il governo o i lavoratori? In Venezuela è successo esattamente questo. Eppure oggi c’è chi difende il responsabile. Questa non è solidarietà internazionale. È cecità ideologica, quando va bene. O paura, quando va male. Perché molti temono che Maduro parli - prosegue la nota -. C’è un elemento che pochi hanno il coraggio di dire apertamente: Maduro è stato catturato vivo, sano e cosciente. E questo spaventa. Spaventa perché potrebbe parlare davanti ai giudici di New York. Potrebbe raccontare chi ha finanziato, chi ha ricevuto finanziamenti, quali reti politiche internazionali sono state sostenute con i proventi del petrolio e del narcotraffico. Potrebbe chiarire i rapporti con gruppi terroristici, tra cui Hamas, e con settori politici europei che oggi gridano allo scandalo. Forse è per questo che in tanti ne chiedono la liberazione con tanta urgenza. Non per difendere il popolo venezuelano, ma per difendere se stessi. Gli Stati Uniti e il dovere di intervenire. Gli interventi americani possono essere criticati, analizzati, discussi. Ma una cosa è certa: non difendono dittature, non reprimono popoli che chiedono libertà".

"La storia del Novecento ha insegnato agli Stati Uniti una lezione durissima: non intervenire contro i tiranni ha un costo umano enorme. Nella Seconda Guerra Mondiale, l’America è stata accusata di essere intervenuta troppo tardi. Oggi viene criticata perché interviene - conclude Veronese -. L’arresto di Maduro è anche il mantenimento di un impegno politico assunto e rispettato da Donald Trump, che aveva promesso di riportare la democrazia in Venezuela. Un impegno che gli elettori americani avevano sostenuto e che oggi è diventato realtà. Chi oggi chiede la liberazione di Maduro non difende la pace, difende un tiranno. Non difende i diritti, difende un sistema di repressione. Non difende i lavoratori, difende chi li ha ridotti alla miseria. La verità farà il suo corso. E quando emergerà fino in fondo, capiremo se certe prese di posizione erano semplici errori politici o il frutto di paure ben più profonde. Una cosa, però, è già chiara: il popolo venezuelano oggi respira. E questo, da solo, basta a giustificare tutto".


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