Causa intentata da società dopo il fallimento della casa di cura Papa Giovanni XXIII
Il Tribunale di Cosenza ha rigettato integralmente la domanda di risarcimento danni per oltre 121 milioni di euro avanzata da Comabbio Securatisation S.r.l. nei confronti dell'Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano in relazione al fallimento della casa di cura dell'Istituto Papa Giovanni XXIII di Serra D'Aiello (Cosenza).
Lo rende noto la stessa Arcidiocesi. La società, cessionaria dei crediti della curatela
fallimentare, è scritto in una nota, aveva chiesto il risarcimento dei danni
patrimoniali addebitando all'Arcidiocesi una presunta responsabilità per omesso
controllo sull'attività dell'allora mons. Alfredo Luberto, amministratore della
Fondazione, successivamente condannato penalmente per bancarotta fraudolenta e
altri reati.
Il Tribunale, prosegue la nota, ha chiarito che "la
vigilanza dell'Arcidiocesi era limitata agli aspetti spirituali e pastorali
dell'attività della Fondazione, non alla gestione imprenditoriale", per la
quale l'ente ecclesiastico "alcuna competenza avrebbe potuto avere".
La sentenza ha inoltre escluso l'applicabilità dell'art. 2049 del codice civile,
evidenziando come Luberto abbia agito "per finalità meramente personali,
voluttuarie ed egoistiche, alle quali l'Arcivescovo Mons.
Giuseppe Agostino era del tutto estraneo".
Il giudice ha riconosciuto l'autonomia giuridica della
Fondazione quale "autonomo centro di imputazione di rapporti
giuridici" e ha sottolineato l'assenza di qualsiasi collusione tra
l'Arcidiocesi e l'amministratore, configurandosi piuttosto "uno stato di
sudditanza o eccessiva fiducia" dell'Arcivescovo nei confronti di Luberto.
"La decisione - conclude la nota dell'Arcidiocesi -
conferma la specificità del ruolo degli enti ecclesiastici e la necessità di
una valutazione rigorosa dei presupposti della responsabilità civile,
escludendo indebite estensioni che potrebbero compromettere l'autonomia e la
missione pastorale di tali enti.
La sentenza del Tribunale di Cosenza ha riconosciuto la
correttezza dell'operato dell'Arcidiocesi Cosenza Bisignano e l'estraneità alle
condotte illecite poste in essere dall'ex amministratore della
Fondazione".