Pentimele e il rischio di un attracco devastante: un progetto che Reggio Calabria non può permettersi

Autore Grazia Candido | mar, 13 gen 2026 14:44 | Pentimele Attracco Progetto Turismo

Il possibile progetto metterebbe in pericolo la qualità della vita in città

L’ipotesi di realizzare un nuovo attracco a Pentimele può apparire, agli occhi delle compagnie di navigazione interessate, una soluzione efficiente e vantaggiosa dal punto di vista economico. Tuttavia, ciò che per i privati rappresenterebbe un risparmio significativo, per la città di Reggio Calabria rischia di trasformarsi in un colpo di una durezza epocale, con conseguenze gravi e durature sul tessuto urbano, ambientale e sociale.

La storia dell’ingegneria dei trasporti insegna, senza possibilità di smentita, che la convivenza tra traffico pesante e viabilità urbana genera effetti devastanti. Impatti ambientali, deterioramento accelerato delle infrastrutture, aumento degli incidenti e paralisi della mobilità locale sono conseguenze ormai ampiamente documentate. Reggio Calabria, da questo punto di vista, parte già da una condizione di estrema fragilità.

La viabilità di accesso nord alla città è da anni prossima al collasso. Il tronco di penetrazione urbana tra Campo Calabro e Santa Caterina – ex tratto finale dell’Autostrada A3è una infrastruttura vetusta, sottoposta a carichi di traffico sempre più elevati, con un numero di incidenti in costante aumento e strutture cementizie visibilmente degradate. In questo contesto, l’immissione quotidiana di migliaia di mezzi pesanti diretti verso un ipotetico attracco a Pentimele rappresenterebbe un fattore di stress insostenibile.

L’effetto immediato sarebbe un drastico aumento dei tempi di percorrenza sull’accesso nord della città. Chilometri di traffico intenso veicolare potrebbero stazionare per ore sul viadotto della SS740, la cosiddetta sopraelevata, infrastruttura che già oggi sopporta carichi enormi e che, peraltro, necessita di importanti interventi di adeguamento tecnico già programmati da ANAS. Il rischio è quello di sottoporre il viadotto a uno stress strutturale moltiplicato, con evidenti criticità in termini di sicurezza.

A valle, la SS18 finirebbe per svolgere il ruolo di imbuto finale di un sistema viario già al limite. I volumi di traffico che la strada nazionale registra da anni sono impressionanti e non possono essere ulteriormente incrementati; al contrario, dovrebbero essere progressivamente ridotti. Pensare di convogliare su questo asse migliaia di TIR al giorno equivale a ignorare deliberatamente ogni principio di pianificazione sostenibile.

Ma il danno non sarebbe solo trasportistico. La trasformazione di Pentimele in un nodo logistico per il traffico pesante ucciderebbe in un solo colpo la vocazione marittima e turistico-ricreativa dell’area. La zona è destinata, secondo le attuali visioni di sviluppo urbano, ad accogliere impianti sportivi moderni, strutture congressuali e spazi di aggregazione, in continuità con il waterfront cittadino e con il futuro Museo del Mare. Una congestione cronica di mezzi pesanti è del tutto incompatibile con questa prospettiva, così come con la presenza delle fiorenti strutture balneari già operative.

Gravissime sarebbero anche le ricadute sul Palasport di Pentimele, fulcro di eventi sportivi e culturali cittadini. In occasione di partite e concerti, il traffico legato agli eventi si sommerebbe a quello incessante dei mezzi diretti in Sicilia, generando una paralisi totale dell’area e problemi di ordine pubblico e sicurezza.

Pentimele dovrebbe essere pensata come il polmone verde della città, uno spazio dedicato allo sport, al tempo libero, alla cultura e al turismo, non come una discontinuità del waterfront né come una zona snaturata dalla presenza di traffico industriale. Le ipotesi di forestazione annunciate non possono essere considerate una risposta credibile: si tratterebbe di palliativi minimi e del tutto disfunzionali rispetto alla portata degli impatti negativi previsti.

In definitiva, il progetto di un nuovo attracco a Pentimele appare micidiale per Reggio Calabria. Aumenterebbe l’inquinamento atmosferico e acustico, il traffico e il numero di incidenti stradali gravi, abbassando drasticamente la qualità della vita dei cittadini. Fare da ancora di salvezza a potenti società di navigazione non può e non deve essere l’orizzonte a cui ambire. Reggio Calabria non deve ereditare e amplificare i problemi storici di Villa San Giovanni, ma costruire una visione di sviluppo sostenibile, coerente con la propria identità e con il proprio futuro.

(Servizio televisivo di Francesco Romeo)


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