Il procuratore generale della Corte di Cassazione, Piero Gaeta, ha evidenziato il valore simbolico del progetto
È stata presentata oggi alla Camera dei deputati una proposta di legge bipartisan volta a proteggere minori e giovani fino ai 25 anni, figli di famiglie legate alla criminalità organizzata, e anche quei genitori – in molti casi madri – che desiderano allontanarsi dal contesto mafioso.
La normativa trae origine dal protocollo “Liberi di scegliere”, avviato nel 2012 dal presidente del Tribunale per i Minorenni di Catania, Roberto Di Bella, allora operativo a Reggio Calabria. Il progetto si propone di offrire ai minori una reale alternativa di vita, garantendo percorsi di allontanamento sicuri accompagnati da sostegno educativo, psicologico e sociale.
«Questa legge disegna la terza via della lotta alla mafia – ha sottolineato la presidente della Commissione Antimafia, Chiara Colosimo – e mira a offrire ai giovani la libertà di scegliere chi essere, dove andare e come crescere».
La senatrice Pd Vincenza Rando, prima firmataria della proposta al Senato, ha evidenziato come il percorso, iniziato come protocollo, necessitasse di uno strumento giuridico forte. Secondo i dati raccolti a Reggio Calabria e Catania, oltre 200 minori sono stati coinvolti nel progetto, mentre 34 donne, sette delle quali hanno scelto di diventare collaboratrici o testimoni di giustizia, hanno beneficiato di percorsi di protezione.
Anche don Luigi Ciotti, presidente di Libera, ha sottolineato l’urgenza del provvedimento: «È necessario che tutte le forze politiche uniscano le forze senza perdere tempo. C’è in gioco la vita delle persone e di tanti ragazzi».
Il procuratore generale della Corte di Cassazione, Piero Gaeta, ha evidenziato il valore simbolico del progetto: «L’allontanamento del minore dalla famiglia mafiosa rappresenta un fallimento per la criminalità e una sconfitta culturale dell’idea di invincibilità della mafia».
Il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, ha sottolineato l’importanza dell’intervento preventivo dello Stato: «Quando lo Stato riesce a entrare nella vita di questi ragazzi prima della mafia, non compie solo un atto di giustizia, ma restituisce loro la possibilità di scegliere».
Infine, il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha ricordato le difficoltà ma anche la necessità del percorso: «Il sentiero è stretto ma è doveroso».
L’auspicio degli operatori coinvolti è che l’iter legislativo possa concludersi entro il 2026, offrendo finalmente un quadro giuridico stabile e strutturato per sostenere chi sceglie di allontanarsi dal crimine organizzato e costruire una vita libera.