Nessuna risposta concreta da Comune e uffici competenti per l'istituto di Pellaro
Aule a 13 gradi, bambini costretti a seguire le lezioni con giacche, plaid e coperte portate da casa. È questa la situazione, definita “grave e inaccettabile”, denunciata da un gruppo di genitori della scuola "Cassiodoro–Don Bosco" di Pellaro, dove da giorni, con l’arrivo del freddo, in ben 12 aule il riscaldamento non funziona.
Una condizione che rende difficile, se non impossibile, svolgere regolarmente le attività didattiche e che incide direttamente sul benessere e sulla salute degli alunni. Nonostante ciò, secondo quanto riferiscono i genitori, nessun intervento risolutivo sarebbe stato messo in campo.
"Nella mattinata di oggi una quindicina di genitori si è riunita davanti all’istituto nel tentativo di ottenere risposte concrete. Sono stati contattati Comune, ufficio tecnico e vigili del fuoco, ma - denunciano – nessuno si è assunto la responsabilità di intervenire, nonostante l’edificio sia di competenza comunale".
Dalla protesta è emerso che il problema sarebbe già noto alle istituzioni. Mentre i genitori cercavano spiegazioni, infatti, gli uffici comunali informavano la Dirigenza scolastica della loro presenza.
"Nell’incontro con la Preside, inizialmente segnato da tensione, la proposta avanzata è stata quella di spostare le lezioni al pomeriggio, ruotando le classi: una soluzione tampone che penalizza famiglie e alunni senza risolvere il problema strutturale - puntualizzano i genitori -. Ma l’episodio più sconcertante si sarebbe verificato subito dopo. All’uscita dall’ufficio di presidenza, alcuni di noi abbiamo assistito a una scena surreale: un collaboratore scolastico e un genitore intenti a intervenire manualmente su un tombino, manopole e leve dell’impianto di riscaldamento. A seguito delle richieste di chiarimento, sarebbe emerso che il malfunzionamento potrebbe dipendere da manopole della caldaia mai riaperte dopo lavori effettuati dal Comune circa tre anni fa, impedendo la corretta distribuzione del calore in un’ala dell’edificio".
Se questa ricostruzione fosse confermata, si tratterebbe di un fatto estremamente grave: un disservizio protratto per anni, mai risolto, forse causato da una semplice dimenticanza e pagato sulla pelle dei bambini.
"La cosa più sconfortante – affermano – è la sensazione che in questa città, senza appalti, interessi o nomi “giusti”, le cose non si facciano. Intanto i bambini restano al freddo e i genitori vengono lasciati soli, costretti a improvvisarsi tecnici, mediatori e investigatori".
L’obiettivo della segnalazione, spiegano, non è creare polemiche, ma chiedere un'assunzione di responsabilità e, soprattutto, soluzioni immediate.
"Una scuola non può funzionare così – concludono –. Il diritto allo studio non può dipendere da silenzi, scaricabarile o dimenticanze".
I genitori confidano ora che la vicenda venga portata alla luce e non resti l’ennesima storia destinata a finire nel nulla.