I giornalisti e operatori dell’informazione chiedono al collegio giudicante di rivedere la propria posizione
Quarantasette giornalisti e operatori dell’informazione di Crotone hanno diffuso un documento con cui esprimono “profonda preoccupazione” per l’ordinanza del Tribunale di Crotone che vieta le riprese televisive in aula durante le udienze del processo sui mancati soccorsi per il naufragio di Steccato di Cutro. A riportarlo ANSA.
Il provvedimento consente ai giornalisti esclusivamente l’accesso a immagini e audio realizzati dal personale tecnico del Tribunale, previa specifica richiesta e autorizzazione, motivando la scelta con la necessità di “garantire il sereno e regolare svolgimento dell’istruttoria dibattimentale”.
Una decisione che, secondo i firmatari del documento, solleva interrogativi rilevanti. “Ci chiediamo per quale motivo la presenza di telecamere accese dovrebbe minare il sereno e regolare svolgimento del processo”. Un processo che, sottolineano, ha un rilievo non solo nazionale ma anche internazionale, e che proprio per questo richiederebbe un’informazione puntuale, corretta, imparziale e trasparente.
I giornalisti contestano l’adeguatezza delle modalità stabilite dal collegio giudicante, ritenute insufficienti a garantire un’informazione di qualità. Il diritto di cronaca, spiegano, non si esaurisce nella mera diffusione di atti o immagini ufficiali, ma comprende anche il racconto diretto e documentato di quanto accade in aula, indispensabile per restituire all’opinione pubblica una rappresentazione completa e indipendente dei fatti.
Nel documento viene inoltre evidenziato come l’utilizzo esclusivo del materiale fornito dal Tribunale comporterebbe un appiattimento del racconto giornalistico, impedendo la personalizzazione dei servizi, il racconto dei volti e delle storie, e penalizzando la qualità tecnica dell’informazione.
Ulteriori criticità riguardano le modalità di accesso al materiale: non sarebbe chiaro se la richiesta debba essere effettuata per ogni singola udienza o una sola volta, se debba essere presentata individualmente o collettivamente, né in quali tempi e con quali modalità il materiale verrebbe messo a disposizione. Un aspetto particolarmente delicato, considerato che le udienze potrebbero essere lunghe e articolate, con tempistiche incompatibili con le esigenze di telegiornali e trasmissioni di approfondimento.
Alla luce di queste considerazioni, i giornalisti e operatori dell’informazione chiedono al collegio giudicante di rivedere la propria posizione, consentendo ai professionisti dell’informazione di svolgere il proprio lavoro nel rispetto delle regole, con strumenti adeguati e in condizioni di parità rispetto ad altri procedimenti di analogo rilievo pubblico.
Una presa di posizione netta che riaccende il dibattito sul rapporto tra giustizia, informazione e diritto dei cittadini a essere informati su uno dei processi più delicati e simbolici degli ultimi anni.