Operazione “Car Cash”, Musolino: "Arghillà simbolo di un disagio sociale che la repressione da sola non può risolvere"

Autore Grazia Candido | mar, 20 gen 2026 14:32 | Musolino Arghillà Operazione Repressione

Dopo la quarta operazione in due anni, il procuratore aggiunto accende i riflettori sul quartiere 


"La sicurezza dei cittadini è un diritto fondamentale". È da questo principio che prende le mosse l’intervento del magistrato Stefano Musolino, a margine della conferenza stampa tenutasi questa mattina presso il Comando provinciale dei Carabinieri, in occasione della presentazione dell’operazione “Car Cash”, l’ennesimo colpo inferto a un sistema criminale radicato nel quartiere di Arghillà.

Musolino ha voluto innanzitutto richiamare l’attenzione sulle persone che vivono nel quartiere: "Dico costrette perché conosco molte di queste persone e so che vorrebbero vivere in un posto più sicuro, ma non hanno la possibilità di trovare soluzioni abitative diverse".

Una condizione che alimenta una quotidiana percezione di insicurezza, in netto contrasto con il diritto alla tutela che lo Stato è chiamato a garantire.

"Quella di oggi è la quarta operazione di vasta scala ad Arghillà in due anni, segno – ha sottolineato il magistrato – dell’attenzione costante della Procura della Repubblica di Reggio Calabria verso un territorio marcato da profonde fragilità. Lo facciamo con gli strumenti che abbiamo, che sono quelli della repressione, ma è evidente che da soli non possono essere sufficienti a risolvere problemi che affondano le radici nel disagio sociale, dentro il quale poi si innestano queste forme di criminalità".

Nel mirino dell’indagine non solo chi ruba le auto, ma anche chi alimenta il circuito illecito: "Se le macchine vengono rubate è perché c’è qualcuno che poi va a comprarne i pezzi di ricambio a prezzi convenienti, distruggendo la concorrenza del mercato legale".

Un sistema che prospera grazie a una domanda consapevole, che sfrutta l’illegalità diffusa.

Arghillà, secondo Musolino, è il paradigma di un quartiere abbandonato: "Tutto quello che funziona è garantito dal volontariato. Anche durante il Covid la qualità sanitaria è stata assicurata grazie a medici e associazioni che operano gratuitamente".

Per il resto, lo scenario è fatto di "cumuli di immondizia, cimiteri di auto e poco altro".

Emblematico l’episodio citato dal magistrato: una troupe di una testata nazionale, giunta ad Arghillà per realizzare un servizio sui furti d’auto, si è vista rubare la vettura pochi minuti dopo averla parcheggiata.

"Per fortuna – ha aggiunto – abbiamo potuto monitorare l’evento attraverso i video e ricostruire responsabilità e dinamica. Ma questo dà la misura della gravità del problema".

Musolino ha poi ribadito come non possa essere solo l’inasprimento delle pene la soluzione: "Non credo che arrestare più persone o dare più pene sia di per sé risolutivo. Questa è la quarta operazione, ne faremo altre, ma se non si interviene su altri fronti resteremo sempre allo stesso punto".

I numeri e il confronto diretto con i cittadini lo confermano: "Un focus repressivo ripetuto ogni mese serve più a fare statistica che a cambiare davvero le cose".

Arghillà non è un caso isolato.

"La situazione fa il paio con Rione Marconi e Ciccarello: sono tre territori che rappresentano veri e propri motori di insicurezza sociale e criminalità". Aree sulle quali la Procura ha concentrato i propri sforzi, pur consapevole dei limiti degli strumenti a disposizione.

"Noi abbiamo questi mezzi, altri non li abbiamo – ha concluso Musolino –. Altre istituzioni dispongono di strumenti diversi. La speranza è che vengano messi in campo, perché solo così questi territori possono davvero cambiare".


Aggiornamenti e notizie