Lamberti Castronuovo: "Scendo in campo per restituire normalità alla mia città. Reggio può e deve rialzarsi"

Autore Grazia Candido | gio, 22 gen 2026 08:07 | Lamberti-Castronuovo Amministrative Polo-Civico Futuro

Ultima nelle classifiche sulla qualità della vita, soffocata da servizi inefficienti, la città è stremata dopo 12 anni di centrosinistra


Reggio Calabria arriva alle prossime amministrative stremata: ultima nelle classifiche nazionali sulla qualità della vita, soffocata da servizi inefficienti, insicurezza diffusa e una crescente sfiducia dei cittadini verso la politica. Dodici anni di amministrazione di centrosinistra hanno lasciato una città più fragile, più povera e più disillusa.

In questo scenario prende forma la proposta civica del dottor Eduardo Lamberti Castronuovo, medico, imprenditore culturale e accademico, che decide di scendere in campo non per ambizione personale ma, come sottolinea più volte, per “restituire dignità e normalità a Reggio Calabria”. Un progetto che nasce fuori dai partiti tradizionali e che punta sul coinvolgimento diretto dei cittadini, sulla competenza e su una rottura netta con le logiche che hanno paralizzato Palazzo San Giorgio.

Dottor Lamberti, cosa l’ha spinta a scendere in campo con un Polo civico per Reggio Calabria?

«Per come sono fatto e per la storia della mia vita, potrei starmene tranquillamente e serenamente a casa mia. Ho creato un istituto, una televisione, ho incarichi universitari, il Conservatorio, non mi manca nulla da fare e di certo non mi annoio. Ma Reggio così com’è oggi, non è la mia città. È diventata un agglomerato di case e di cose negative. Quando ero ragazzo andavo al Lido, che era uno dei posti più belli dove trascorrere le giornate. Frequentavo i teatri, a volte facevo persino la comparsa per non pagare il biglietto. Oggi, tutto questo non c’è più. Il mio desiderio è vedere Reggio tornare una città normale. Quest’idea mi è nata anni fa, osservando l’andazzo della situazione. Attorno a questa visione ho trovato tantissime persone che hanno deciso di seguirmi».

Lei è molto critico verso l’amministrazione uscente e verso il centrosinistra.

«Ho analizzato la situazione politica con molta attenzione. La sinistra presenterà il suo candidato, chiunque esso sia, ma non potrà fare altro che continuare la scia negativa lasciata da dodici anni di sindacatura Falcomatà. Reggio è arrivata all’ultimo posto nelle classifiche nazionali, non lo dico io, lo dicono i dati. Non posso immaginare un cambio di rotta improvviso. Se il PD avesse davvero voluto intervenire, avrebbe dovuto mandare a casa Falcomatà molto prima. Non lo ha fatto, si è limitato a criticarlo. Questo dice tutto».

Il suo progetto parla molto di partecipazione. In che modo i cittadini potranno avere voce?

«I cittadini non sono un contorno, sono parte integrante dell’amministrazione. Esistono le circoscrizioni, i comitati di quartiere, i circoli. Un assessore non può mai dire “non ci sono” a un cittadino. Quel “ditegli che non ci sono” non deve esistere. L’amministrazione non è fatta solo da sindaco, giunta e consiglio, ma anche dai dipendenti comunali e dai dirigenti. I dirigenti devono dirigere, non possono turlupinare la politica. Le leggi vanno rispettate, ma il sindaco deve saperle interpretare e dare indirizzi chiari. Il popolo deve collaborare, a partire da una cosa fondamentale: andare a votare. Chi non vota si lamenta poi inutilmente. Il voto è l’unico vero strumento di democrazia».

Lei insiste molto sul valutare le persone per ciò che hanno fatto.

«La politica non è un mestiere. È per chi ha già dimostrato di saper fare. Non si può diventare generale senza aver mai fatto il caporale. Falcomatà è arrivato a fare il sindaco senza aver mai amministrato nulla. Io dico ai cittadini: non valutate se sono simpatico o antipatico, giovane o vecchio. Valutatemi per quello che ho fatto per la città. Credo di aver fatto abbastanza per chiedere oggi fiducia».

Un tema molto sentito è quello della sicurezza e della legalità. Come intende affrontarlo?

«Abbiamo i mezzi e non li sappiamo usare. La Polizia Municipale è drammaticamente sottodimensionata. Servono almeno 200 agenti in più, non quattro o cinque assunzioni simboliche. Abbiamo la Scuola Allievi Carabinieri: va utilizzata come deterrente sul territorio, facendo girare gli allievi nei quartieri. Serve più illuminazione, più controllo, più presenza. Per la legalità bisogna partire dalle case popolari, dai beni confiscati alla mafia lasciati nell’abbandono. La legalità si costruisce dentro Palazzo San Giorgio, responsabilizzando i dirigenti e richiamandoli al loro dovere».

Qual è la prima grande sfida per Reggio Calabria dopo le elezioni?

«Tornare a essere una città normale. Coinvolgere i cittadini davvero. Il turismo può diventare una risorsa enorme se ben organizzato, ma oggi non lo è. Bisogna anche sapersi imporre con le istituzioni che bloccano lo sviluppo, come la Sovrintendenza. Il sindaco deve sapersi far valere. Deve sedersi a un tavolo con prefetto, questore, forze dell’ordine e pretendere che tutti facciano il proprio dovere. Reggio non può essere una città di passaggio».

E il ruolo dei media?

«Fondamentale. La stampa non può essere solo un lacrimatorio che racconta una Reggio mafiosa e perdente. Reggio può e deve farcela».

Il centrodestra è ancora senza un candidato forte. È anche da qui che nasce il suo progetto civico?

«Sì. La destra non ha ancora espresso un nome chiaro. Cannizzaro e Princi hanno ruoli importanti e non avrebbe senso per loro fare un passo indietro. Da qui, l’idea di unire i movimenti civici che condividono una visione simile. Se ci riusciremo bene, altrimenti andremo avanti lo stesso. Non ho bisogno della fascia tricolore, l’ho già indossata. Adesso, si tratta di sanare una città».

Reggio ha ancora qualcosa di cui andare orgogliosa?

«Oggi no, se non per ciò che la natura e la storia ci hanno dato: il clima, lo Stretto, la montagna, la cultura millenaria. Ma tutto questo non basta se abbiamo rifiuti per strada e cittadini senz’acqua. Non ho la bacchetta magica, ma abbiamo i mezzi per studiare e risolvere i problemi. Le università, per esempio: perché non affidare la gestione del verde alla facoltà di Agraria, o quella dell’acqua a Ingegneria? Catanzaro lo fa, Reggio no. Il sapere è lì. Basta volerlo usare».


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