Lungomari distrutti, vite salvate: la vera storia del ciclone Harry in Calabria

Autore Giorgia Rieto | ven, 23 gen 2026 17:21 | Maltempo-Al-Sud Maltempo Notizie

L'indifferenza rischia di fare ancora più danni. E questa, sì, dovrebbe essere una notizia da prima pagina.

Il ciclone Harry ha colpito duramente l'Italia meridionale, lasciando dietro di sé una scia di devastazione che ha interessato Calabria, Sicilia e Sardegna. Ma se alcune immagini sono riuscite a ritagliarsi pochi secondi nei notiziari nazionali, il racconto reale di quanto accaduto al Sud è rimasto, ancora una volta, ai margini dell'informazione.

In Calabria il bilancio dei danni è pesantissimo. Nel Catanzarese, a Melito di Porto Salvo, Locri, Bovalino e lungo tutto il versante ionico, le mareggiate hanno letteralmente sventrato i lungomari, distrutto stabilimenti balneari, eroso tratti di costa, messo in ginocchio attività economiche e famiglie. Onde violente, vento e pioggia battente hanno trasformato luoghi simbolo in scenari di emergenza.

Eppure, se tragedie non si sono consumate, il merito è di un lavoro silenzioso ma fondamentale: l'allerta meteo lanciata preventivamente, l'attivazione tempestiva dei Comuni, la task force messa in campo tra Protezione Civile, forze dell'ordine e volontari. Una macchina organizzativa che ha funzionato e che ha evitato il peggio, tutelando vite umane prima ancora che beni materiali.

Di tutto questo, però, nei grandi telegiornali nazionali si è parlato poco o nulla. Nelle ore immediatamente successive al disastro, le notizie erano frammentarie, affidate a qualche video amatoriale raccolto dal web, senza un vero racconto, senza un'analisi, senza la giusta attenzione. Anche la Sicilia, duramente colpita, è scivolata rapidamente in secondo piano. Perché il maltempo al Sud, ormai, “non fa rumore”.

Fa riflettere constatare come l'informazione nazionale sembri spesso divisa in notizie di Serie A e notizie di Serie B. Al Nord l'emergenza diventa apertura di tg, al Sud resta una breve, quando va bene. E mentre interi borghi vengono devastati, stabilimenti cancellati, lavoratori lasciati senza futuro, l'attenzione mediatica si concentra su polemiche sterili, su battibecchi politici che fanno più audience di una comunità ferita.

Ed è qui che la riflessione si fa ancora più amara. Se siamo noi per primi a dividerci, a farci la guerra anche nelle sedi istituzionali, come possiamo pretendere che qualcuno, fuori dalla nostra terra, senta il dovere di raccontare ciò che accade davvero? Com'è possibile che un video di due politici che litigano in aula, cresciuti a pochi chilometri di distanza, faccia più rumore di un lungomare distrutto, di imprese azzerate, di famiglie che hanno perso il lavoro?

Il giornalismo dovrebbe essere racconto, responsabilità, voce di chi non ce l'ha. Non dovrebbe esistere una geografia dell'interesse, né una scala di importanza basata sulla latitudine. E invece, ancora una volta, il Sud resta sullo sfondo, abituato a essere devastato nel silenzio.

Per questo il plauso va fatto a chi lavora lontano dai riflettori: alla Protezione Civile, alle autorità locali, ai volontari, a tutte le donne e gli uomini della task force che hanno agito con prontezza e competenza, permettendo che questa emergenza non si trasformasse in una strage.

Perché se è vero che il maltempo può distruggere tutto, è altrettanto vero che l'indifferenza rischia di fare ancora più danni. E questa, sì, dovrebbe essere una notizia da prima pagina.

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