Giancarlo La Monica (UGL Telecomunicazioni) lancia l’allarme su esuberi, appalti Enel e clausola sociale a rischio
"Il settore delle telecomunicazioni sta attraversando una fase di profonda trasformazione, resa ancora più complessa dall’accelerazione dei processi di digitalizzazione e dall’impatto crescente dell’intelligenza artificiale. Un cambiamento che non può e non deve tradursi in perdita di posti di lavoro o in un arretramento delle tutele: la vera sfida è governare l’innovazione mettendo al centro le persone e l’occupazione".
Giancarlo
La Monica, Coordinatore Provinciale UGL Telecomunicazioni.
"In questo contesto si colloca lo sciopero che ha recentemente coinvolto tutto
il mondo Enel, un segnale forte e inequivocabile di un disagio ormai
strutturale. All’interno del perimetro Enel si registrano esuberi stimati tra
il 30% e il 40%, numeri allarmanti che mettono a rischio centinaia di
lavoratrici e lavoratori. A oggi, l’azienda non ha ancora
fornito risposte
chiare e concrete su come intenda affrontare questa situazione,
alimentando un
clima diffuso di incertezza e preoccupazione - continua-. Desta inoltre
forte preoccupazione la situazione delle lavoratrici e dei
lavoratori impiegati nelle System House che operano sugli appalti Enel, molti
dei quali rientrano nella clausola sociale prevista nel passaggio all’ATI
3G–Deloitte. Per queste persone il futuro appare oggi particolarmente incerto:
mancano garanzie chiare sulla continuità occupazionale, sulle sedi di lavoro e
sul reale rispetto degli impegni assunti nei cambi di appalto. Una condizione
che rischia di scaricare sui lavoratori il peso delle scelte industriali e
organizzative".
Il coordinatore provinciale aggiunge anche che "un ulteriore elemento di criticità riguarda proprio la tenuta della clausola
sociale, che rischia di essere progressivamente svuotata del suo significato.
Nelle ultime gare d’appalto, infatti, non è stato previsto il principio di
territorialità: le aziende aggiudicatarie non garantiscono l’apertura di sedi
nelle città in cui i lavoratori operano attualmente, prospettando invece lo
spostamento delle attività fuori regione o in altre città. Una scelta che
comporta gravi conseguenze organizzative, economiche e familiari per i
lavoratori coinvolti".
"Questo modello non è accettabile. La clausola sociale deve essere uno strumento
reale di tutela e non un mero adempimento formale. Deve garantire continuità
occupazionale, rispetto dei territori e dignità del lavoro, soprattutto nei
passaggi di appalto che coinvolgono grandi gruppi come Enel e le relative
filiere. In assenza di questi presupposti, si rischia di compromettere
definitivamente un meccanismo fondamentale di protezione dei lavoratori" - conclude -. Le priorità sono chiare: difendere l’occupazione, contrastare gli esuberi,
garantire il pieno rispetto della clausola sociale – inclusi i lavoratori delle
System House – e governare i processi di trasformazione del lavoro. L’obiettivo
deve essere quello di affrontare il cambiamento senza lasciare indietro
nessuno, valorizzando competenze, professionalità e futuro delle persone. Solo attraverso un confronto serio, responsabile e partecipato sarà possibile
costruire un settore delle telecomunicazioni moderno, innovativo e allo stesso
tempo equo e sostenibile".