Quando il silenzio diventa complice: il senso del 27 gennaio

Autore Giorgia Rieto | mar, 27 gen 2026 12:11 | Giornata-Della-Memoria 27-Gennaio

Il 27 gennaio non serve a guardare indietro con distanza, ma a guardare avanti con consapevolezza

Il 27 gennaio non è una data qualunque. È il giorno in cui, nel 1945, vennero aperti i cancelli di Auschwitz, mostrando al mondo l’orrore dei campi di sterminio nazisti e la brutalità della Shoah. Da allora, questa data è diventata il simbolo di una memoria collettiva che non appartiene solo al popolo ebraico, ma all’intera umanità.

La Giornata della Memoria non è soltanto un momento di commemorazione delle vittime dell’Olocausto, ma un richiamo profondo alla responsabilità storica e civile. Ricorda i sei milioni di ebrei sterminati, ma anche i deportati politici, i rom e i sinti, le persone con disabilità, gli oppositori del regime, gli omosessuali, tutti coloro che furono perseguitati, deportati e uccisi in nome di un’ideologia fondata sull’odio e sulla negazione dei diritti fondamentali.

La Shoah non iniziò nei campi di sterminio. Iniziò molto prima, con le leggi razziali, con la propaganda, con l’indifferenza, con l’accettazione graduale della discriminazione come qualcosa di “normale”. È questo uno degli insegnamenti più drammatici che la memoria ci consegna: l’orrore non nasce all’improvviso, ma cresce nel silenzio e nella rinuncia alla coscienza critica.

Nel Giorno della Memoria, l’Italia e l’Europa sono chiamate a interrogarsi non solo sul passato, ma anche sul presente. In un tempo segnato da conflitti, rigurgiti di antisemitismo, razzismo e violenza, ricordare significa vigilare. Significa riconoscere i segnali dell’intolleranza prima che diventino sistema, difendere la dignità umana, rifiutare ogni forma di odio e negazione.

La memoria non è un esercizio rituale, né un atto dovuto una volta l’anno. È un impegno quotidiano che passa dall’educazione, dalla cultura, dalla responsabilità delle istituzioni e dei cittadini. È il dovere di raccontare, studiare, trasmettere alle nuove generazioni ciò che è stato, affinché non accada mai più.

Il 27 gennaio non serve a guardare indietro con distanza, ma a guardare avanti con consapevolezza.
Perché senza memoria non c’è futuro.
E perché ricordare, oggi più che mai, è un atto di civiltà.


Aggiornamenti e notizie